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Top Ten: I 10 migliori dischi del 2013

Fra abbuffate festive, avanzi di panettone/pandoro e zucchero a velo che si infila nei posti più impensabili – un po’ come i coriandoli a Carnevale – eccoci qui, rotolanti e felici.
Manca qualcosa? I carboidrati ce li ha regalati Babbo Natale, per la classifica dei migliori dischi dell’anno, ci pensa Loudvision.

A voi, i miei 10 best of di quest’anno, che si chiude, con l’immancabile magone per aver visto (troppi) pochi concerti e per aver ascoltato (troppi) pochi dischi, rispetto a quanto mi ero ripromessa.
Ma sapete una cosa? Forse è meglio così.
Meglio non saturarsi del tutto, mantenere spazio libero per la curiosità, i desideri e i sogni.
Meglio rimanere con questo piacevole formicolio di desiderio fra le mani e fra i pensieri.
E il mio augurio è che queste “formiche musicali” ci accompagnino, non solo per il 2014, ma forever and ever.
Best Wishes.

10) I Cani – Glamour 
Ho deciso di far partire questa classifica con un disco (e un gruppo) controverso, amato ed odiato in egual misura. Molte polemiche e hipsterie attorno al nuovo lavoro de I Cani, che personalmente mi ha fatto ricredere (sì, pure a me non piacevano e non me ne vergogno). La ricetta del successo? I synth che ti catturano, i testi che ti invitano a riflettere e a riconsiderare che effettivamente “non c’è niente di twee fra di noi“.
Uno spaccato realistico sulla società, oggi.

9) Four Tet – Beautiful Rewind
Non era atteso, di più. Con “Beautiful Rewind” Mr. Kieran Hebden, aka Four Tet, non tradisce le aspettative di nessuno, proponendo atmosfere e sfumature variegate, per un disco che si pone al di sopra, non solo di qualsivoglia forma di etichettatura, ma del tempo stesso. Suonerà sempre bene.
Questa è dote di pochi.
Chapeau.

8) Goldfrapp – Tales Of Us
Alison Goldfrapp ha una dote unica, che mi ha sempre stregata, riuscire a innovarsi, sempre, lavoro dopo lavoro.
Dal trip-hop, passando per il glam rock e l’electro, non si è fatta mancare nulla, nel corso di questi anni.
Per il 2013 ha assunto una veste intimista e cantautoriale, raccontando le “nostre” storie.
Qual è la vostra? Io ho raccolto la mia fra le pieghe di “Clay” e “Annabel”.

7) Julie’s Haircut – Ashram Equinox
Un ritorno graditissimo.
A distanza di quattro anni, la band reggiana sforna uno dei lavori più particolari ed intensi dell’anno: atmosfere 70’s, psichedelia come se piovesse. Risuonano i passi de Le orme, i profumi e le atmosfere dei Tangerine Dream.
Intensi e da sentire (soprattutto live).

6) These New Puritans – Fields Of Reeds
All’apparenza algido ed ermetico, “Fields Of Reeds” è un morbido, irresistibile cuore fondente: solo scalfendone la scorza, si può apprezzare e godere a pieno.
Vi dirò la verità, ho fatto fatica ad assimilarlo, proprio perché non lo trovavo immediato, ma fatto da tante piccole asperità ed escoriazioni. Il mio orecchio scivolava via o si arrancava ai rimandi più o meno azzeccati (i Mercury Rev, su tutti).
Perché lo tengo? Perché imparando ad ascoltarlo, anzi, a “sentirlo”, l’ho amato.
Cambiando genere, tengo lo stesso discorso anche per Shaking The Habitual dei Knife, altro lavoro bellissimo, pieno di asperità che si gode proprio per complessità, per la superficie d’ascolto “da scalare”.

5) Money – The Shadow Of Heaven
Disco “botta di culo” (passatemi il termine).
Per simpatia, nome, premesse, vattelapesca, ho scelto la scorsa estate, “The Shadow Of Heaven”, fra i dischi da recensire.
Mi è bastato soltanto premere “play”.
Giuro che non ho fatto nient’altro.
È come se qualcosa si fosse aperto dentro di me, come se si fossero spalancati gli argini della mia memoria e delle mie percezioni.
Non smetterò mai di cantare la bellezza di questo esordio – sì, è un disco d’esordio – e di salutarlo come una delle cose bellebellebellebellebelle di questo 2013 che si spegne fra poche ore.
Chi mi ama, mi segua.

4) Massimo Volume – Aspettando I Barbari              
Totale, definitivo, da brividi. Tre aggettivi che mi sono usciti spontanei per un disco tutt’altro che semplice, dai sapori complessi e densissimi, come sangue raggrumato o melassa cristallizzata, scegliete voi.
Ti entra in circolo.
Ti fa bruciare le vene e il basso ventre.
Emidio Clementi narra storie spezzate, abbandono e senso di fine stagnante e paludoso.
Non ci rimane che attendere e ascoltare, lasciandoci condensare addosso i grumi dell’attesa.

3) Low – The Invisible Way
Inauguro il terzo posto e chiudo il 2013 con le lacrime agli occhi e la pelle d’oca (le stesse che ho – ora – mentre scrivo).
“The Invisible Way” è stato un disco che mi ha “salvata”, come possono fare le cose belle, quanto tutto ci appare perduto.
Molti di voi, forse, storceranno il naso.
Sicuramente ci sono stati dischi migliori, quest’anno, anche nella stessa carriera dei Low, ma io vi dico, sentiteli dal vivo.
Sentitevi questo disco dal vivo
.
E poi ne riparliamo.
Quando li ho visti io, il 6 novembre scorso, ho avuto scariche di brividi, occhi lucidi e cuore leggero da inizio a fine concerto.

2) Baustelle – Fantasma
Non è un mistero per nessuno che io sia una credente, fervente, effervescente baustelliana, ma “Fantasma” ha avuto il pregio raro, di avvicinare a sé gente che ha sempre schifato i Baustelle, liquidandoli come gruppo da fighetti/indie ecc…
E di questi tempi, non è poco sapere “trascinare”.
Non parlo dei tormentoni o dei grùv da dénsflor.
Qui ci troviamo davanti ad un disco complesso, “grosso” e sinfonico.
Ma che appare così leggero, sempre perfetto per rivestire pelle e pensieri.
Io qui mi ci perdo.
E mi ritrovo.
Mi auguro vi capiti, presto, lo stesso. Non per forza con questo disco, ma con “quel” disco.

1) Arcade Fire – Reflektor / Daft Punk – Random Access Memories
Immaginiamo di cristallizzare il 2013 in una capsula del tempo: come renderlo musicalmente e ricordarcelo a distanza di anni?
Lo Yin e lo Yang.
Il Bianco e il Nero (non sono rimandi juventini, eh)
Eccoci, le due facce della stessa (danzereccia) medaglia: “Reflektor” degli Arcade Fire e “RAM” dei Daft Punk.
Il motivo, manco sto a dirlo, è la democrazia.
Sì, questi sono dischi democratici, di tutti, per la res pubblica: dall’avvocato in giacca e cravatta, alla casalinga al super, dall’adolescente incazzato, al vecio che vuole essere hype, tutti, tutti, T U T T I, abbiamo ascoltato, ballato, ci siamo divertiti o rotti le balle su questi due dischi.
Cosa ne dite, gli concediamo il podio?

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