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Top Ten — I 10 migliori film del 2015

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Eccoci qua: a poche ore dalla fine del 2015, vi proponiamo la nostra top ten cinematografica composta dai film che nel corso dell’anno hanno ottenuto le valutazioni più alte dai nostri collaboratori.

I titoli che trovate in classifica sono quasi tutti usciti in Italia dal 1 gennaio al 31 dicembre 2015. Quasi, perché abbiamo scelto di inserire alcuni film visti ai festival nei mesi scorsi e che arriveranno nelle sale entro le prime settimane del 2016: ci sembra più utile consigliarli e parlarne ora piuttosto che aspettare il prossimo Capodanno.

I film da cinque stelle (il massimo previsto dalle nostre recensioni), così come quelli da quattro stelle e mezzo, erano relativamente pochi e siamo riusciti a includerli tutti. La varietà di generi rappresentati sul podio dei primi magnifici tre, poi, ci rende particolarmente contenti. Più difficile scegliere tra i numerosi titoli che hanno meritato le quattro stelle: ancora una volta abbiamo cercato di considerare il criterio di diversità, stilistica ma anche geografica, oltre al gradimento complessivo della redazione.

Infine, con rammarico, abbiamo escluso “El Club” del cileno Pablo Larraín, presentato a Berlino (dove ha vinto l’Orso d’Argento), Toronto e Roma: sarebbe dovuto uscire a novembre con Bolero Film ma ne abbiamo perso le tracce. Ve lo consigliamo comunque, se e quando riuscirà ad arrivare nelle nostre sale. Restano fuori dalla top ten anche i film del 2014 distribuiti da noi in ritardo, come “Vizio di forma” di Paul Thomas Anderson e “Calvario” di John Michael McDonagh.

E arriviamo alla classifica definitiva con i miglior film del 2015 scelti da LoudVision (i link sui titoli rimandano alle recensioni complete):

10. TAXI TEHERAN di Jafar Panahi (Iran)

Orso d’Oro al Festival di Berlino, “Taxi Teheran” è il film che Panahi ha girato aggirando i divieti del regime iraniano. «Fuor di retorica, le censure lo spingono in territori creativi fantastici, dove una telecamera mal posizionata può dar vita a un campo che si allarga fino a svelare un dettaglio rivelatore, mentre la natura frammentaria dell’andirivieni di clienti (il set del film è l’abitacolo del taxi, ndr) trasforma il film in un puzzle via via sempre più ricco sull’Iran di oggi e l’umanità di sempre».

9. IL FIGLIO DI SAUL di László Nemes (Ungheria)

L’opera prima dell’ungherese Nemes ha vinto il Grand Prix al Festival di Cannes. C’è, forse, qualche debolezza a livello di scrittura (oltre che una certa povertà dei mezzi a disposizione), ma «quando le capacità da metteur en scène sono così evidenti, quando l’immagine, il quadro compositivo, il sonoro, le qualità precipue, insomma, dell’arte cinematografica hanno una tale potenza, il piano narrativo può tranquillamente passare in secondo piano». Qui da noi arriva il 21 gennaio 2016.

8. IL RACCONTO DEI RACCONTI – TALE OF TALES di Matteo Garrone (Italia, Francia, Regno Unito)

L’esperimento fantasy di Matteo Garrone non ha avuto grande fortuna al botteghino né riscontro in termini di premi e riconoscimenti. Vogliamo citarlo, unico film di regista italiano presente in questa top ten insieme all’italo-americano Minervini (ci sarebbe però piaciuto accogliere anche “Mia madre” di Nanni Moretti), non solo perché si tratta di un ottimo film, ma perché non dev’essere stato facile, per Garrone (ce ne parlava lui stesso), conservare il suo personalissimo stile di regia applicandolo a una produzione del genere. Una «straordinaria padronanza degli spazi e una macchina da presa capace di mettere a nudo gli aspetti inquietanti, grotteschi e misteriosi del reale. Il risultato, su un film di questo tipo, genera una visione sorprendentemente nuova, spiazzante, bellissima».

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IL RACCONTO DEI RACCONTI – TALE OF TALES

7. CAROL di Todd Haynes (USA, Regno Unito)

Il nuovo film di Todd Haynes, ispirato al romanzo “The Price of Salt” di Patricia Highsmith, è stato visto in anteprima a Cannes (premio per Rooney Mara come migliore attrice) e più tardi alla Festa del Cinema di Roma, dove abbiamo incontrato il regista.  «La messinscena sontuosa di Haynes non illustra ma ricrea un mondo e un’atmosfera, affida alla forza delle immagini, della fotografia, al CINEMA insomma, il compito di riempire i vuoti, di esplicitare i non detti»: correte al cinema dal 5 gennaio 2016.

6. LOUISIANA (THE OTHER SIDE) di Roberto Minervini (Italia, Francia)

«L’abilità di Minervini di prendere il cuore pulsante e profondo di una nazione e mostrarcelo in tutta la sua crudezza e veridicità (apparente, questo il dilemma e in fondo anche la magia del suo cinema) ha davvero del soprannaturale»: il regista di origine marchigiana vive e lavora da anni negli Stati Uniti (ricordiamo la pluripremiata trilogia dedicata al Texas “The Passage”, “Low Tide” e ”Stop the Pounding Heart”) lavorando in modo radicale sulla confine sottile tra fiction e documentario. “Lousiana” era nella sezione Un Certain Regard del Festival di Cannes.

5. INSIDE OUT di Pete Docter (USA)

Il lungometraggio animato della Pixar è uno dei film di cui più si è parlato quest’anno. Del resto gli spunti di riflessione che nascono da questa vivacissima rappresentazione dei meccanismi mentali umani sembrano non finire mai. Dopo l’anteprima a Cannes, ad esempio, ci domandavamo: «non è che forse l’organizzazione in stile mega catena di montaggio sta a rappresentare l’irrinunciabilità, nell’immaginario americano, all’organizzazione di stampo fordista che ha edificato la nazione economicamente e culturalmente (vi dice qualcosa “Tempi moderni”?)». Da rivedere e rivedere.

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INSIDE OUT

4. IL PONTE DELLE SPIE di Steven Spielberg (USA)

«Può un film che racconta la Guerra Fredda risultare politicamente urgente e moralmente rilevante per gli spettatori di oggi, senza rinunciare a una spettacolare bellezza cinematografica?». Sì, con “Il Ponte delle Spie” Spielberg conferma il livello di perfezione formale già toccato con “Lincoln” ed estrae dalla materia storica una riflessione ancora più problematica e dolorosa sul mondo di oggi. È in sala da un paio di settimane, cercatelo se possibile in lingua originale.

3. FRANCOFONIA di Aleksandr Sokurov (Francia, Germania, Paesi Bassi)

«Una magnifica meditazione sul significato dell’arte, della storia, dell’immaginazione, dell’arte nella storia e della storia nell’arte. Al centro di tutto, l’uomo». Il nuovo film di Aleksandr Sokurov è uscito nei cinema italiani poco prima di Natale, cercando di farsi spazio in una programmazione molto fitta (tra “Star Wars e l’imminente Checco Zalone). Assolutamente da recuperare.

2. MAD MAX: FURY ROAD di George Miller (Australia, USA)

«“Mad Max: Fury Road” è forse il miglior film d’azione di questo decennio e anche come opera distopica davvero in pochissimi possono posizionarsi al suo fianco». Serve altro? «Con un paio di cesoie Miller rompe gli stereotipi del cinema hollywoodiano e ci fa vedere come dovrebbe essere una storia in cui donne e uomini, narrativamente, lottano fianco a fianco». Su “Fury Road” vi riproponiamo anche il nostro approfondimento che ragiona sul film come tassello della saga epica concepita da George Miller.

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MAD MAX: FURY ROAD

1. ANOMALISA di Charlie Kaufman e Duke Johnson (USA)

«Charlie Kaufman si dimostra ancora una volta formidabile nell’adattare le strutture narrative tradizionali per raccontare storie che di convenzionale non hanno nulla»: “Anomalisa” usa l’animazione in stop motion per mettere in scena, in modo immediato ma anche stratificato, la condizione psicologica del protagonista, «incapace di vedere la ricca complessità del mondo». Il risultato è un dramma profondamente umano, toccante, ironico e sorprendente. Dopo il Gran Premio della Giuria vinto alla 72esima Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, il film (nell’immagine in alto) arriverà nelle sale italiane il 25 febbraio 2016.

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