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Top Ten, i 10 migliori film NON usciti in sala del 2013

Titoli presto sui nostri schermi o in attesa (quanto lunga?) di distribuzione. Visioni festivaliere, da Venezia a Torino passando per Roma: dovrete aspettare per vedere questi film sul grande schermo. O magari potete già recuperarli sulla rete.

Non sarò certo io a dirvi come e dove (ma sono sicuro che non avete bisogno del mio aiuto).

Eccoli qua, i dieci migliori film non usciti in sala nel 21o3.

10. “TOM À LA FERME” di Xavier Dolan

Si può scrivere, dirigere e interpretare una delle migliori commedie dell’anno a soli 24 anni? Sì, se ci si chiama Xavier Dolan e si viene dal Canada, non dalla nostra sclerotizzata penisola. Si passa dal registro brillante a quello drammatico con uno schiocco di dita, e più volte. Uno sguardo limpido, senza pregiudizi, sempre benevolo nei confronti dei suoi personaggi senza mai essere assolutorio. Qualche ingenuità nella partenza e nella chiusura del racconto ma, vista l’età dell’autore, ci mancherebbe altro…

9. “LA JALOUSIE” di Philippe Garrel

Il film di Garrel è ambientato ai giorni nostri ma in realtà, per il regista francese, gli anni Sessanta non sono mai terminati. Una storia d’amore semplice e al contempo perfetta, con una Anna Mouglalis vera vincitrice morale della Coppa Volpi all’ultimo festival di Venezia. Se siete cultori della Nouvelle Vague, romanticamente esistenzialisti e snob il giusto, questo è il vostro film.

8. “WOLF CREEK 2” di Greg McLean

Un sequel horror tra i migliori film dell’anno? Nulla di strano. Il film di Greg McLean è una sequela senza pause di trovate cinematografiche una migliore dell’altra. Con un villain iconico ed indistruttibile che si candida a diventare il vero erede delle icone slasher degli anni Ottanta. E una tortura/quiz insieme divertente e spietata che non dimenticherete più.

7. “WITCHING AND BITCHING” di Álex de la Iglesia

Probabilmente riuscirete a gustarvelo in sala il prossimo anno. Ma, a scanso d’equivoci, io ve lo segnalo anche adesso. Un altro capitolo della scatenata filmografia del regista spagnolo, un fuoco di fila di situazioni ed invenzioni visive. Ma questa volta c’è anche dell’altro. De La Iglesia ci parla della crisi economica. E in un film maschilista (ma solo all’apparenza) innesta critiche da “guerra dei sessi” che nemmeno la Hollywood classica.

6. “ONLY LOVERS LEFT ALIVE” di Jim Jarmusch

Questo forse in Italia non riuscirete a vederlo. Ed è un vero delitto. Ennesimo aggiornamento del mito del vampiro, che ricolloca i succhiasangue come esseri fascinosi, decadenti e depositari della cultura del mondo. Un mondo semideserto, morente, ma che (forse) rinascerà. Il ritorno del grande guru del cinema indie americano Jim Jarmusch.

5. “FEAR OF FALLING” di Jonathan Demme

Essere grandi cineasti vuol dire anche girare piccoli film sperimentali sulla soglia dei settant’anni con l’entusiasmo di un esordiente. Jonathan Demme, dopo i monumentali successi della prima metà degli anni Novanta, attualizza Ibsen insieme ad un gruppo di attori amici e stilisticamente torna sulle tracce del precedente “Rachel sta per sposarsi”. Cinema da camera, di livello assoluto.

4. “STRAY DOGS” di Tsai Ming-liang

Il regista ha dichiarato che questo sarà il suo ultimo film. Lascerà un vuoto immenso. Uomini, donne e bambini ridotti come cani randagi all’interno e ai margini di una città indifferente. Inutile localizzare il discorso, potremmo essere ovunque. Sguardi e silenzi che toccano il cuore. Tsai Ming-liang afferma di non comprendere più il mondo nel quale viviamo, di non poterlo più raccontare. Onestà intellettuale invidiabile. Un film per pochi, ma quei pochi lo ameranno alla follia.

3. “IDA” di Pawel Pawlikowski

Immerso in un magnifico bianco e nero, ottanta minuti di cinema puro e cristallino come acqua sorgiva. Ida sta per diventare suora, sta per rinunciare alla sua vita per immolarla ad una divinità. Ma prima vuole scoprire cosa sta lasciando, cosa la vita può offrire e negare. Un film perfetto, nella sua forma visiva, nei tempi della narrazione e nelle interpretazioni. Straconsigliato.

2. “DIE ANDERE HEIMAT” di Edgar Reitz

Il quarto capitolo dell’opera/monstre di Reitz ritorna ai tempi cinematografici (siamo sulle quattro ore di durata) e si disancora dal resto della saga. Potete guardarlo anche senza aver visto le decine di ore precedenti. Anzi, DOVETE guardarlo. Cinema della stessa complessità e ampiezza di un romanzo nel comparto narrativo e di eccellenza assoluta a livello visivo. Difficile trovare di più.

1.”HARD TO BE A GOD” di Aleksej J. German

Finalmente anche questa generazione di cinefili ha un capolavoro contemporaneo da innalzare come un vessillo. Opera di portata filosofica e complessità gigantesca, film della vita di un regista che non è sopravvissuto alla sua opera. Si viene catapultati in un mondo simbolico, fuori dal tempo e dallo spazio, dove la bellezza è stata dimenticata, dove la comunità umana vive attraverso emozioni primarie, bestiali. Film non per tutti. Ma, mai come questa volta, vederlo e consigliarlo mi fa/vi farà sentir parte di una minoranza privilegiata.

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