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Top Ten, i 10 migliori film usciti in sala del 2013

Operazione complicata stilare una classifica con il meglio del cinema del 2013. Ripescare e selezionare dalla memoria i film usciti in sala nell’anno solare, aggiungere quelli visti lo scorso anno ma usciti quest’anno, togliere quelli visti quest’anno ma che usciranno solo l’anno prossimo (o mai). Insomma un gran casino. E allora urge stilare una doppia Top Ten. La prima riferita alle uscite in sala dall’1 gennaio al 31 dicembre, la seconda ai film visti in anteprima nei vari Festival in giro per la penisola (la trovate qui).

10. “MISS VIOLENCE” di Alexandros Avranas

Il film shock di Venezia 2013. Amato e odiato in egual misura. C’è chi lo considera inutilmente provocatorio e chi pensa che sia un ritratto senza sconti della Grecia odierna e delle deformazioni oscure causate dalla perdurante crisi economica. Io sono tra questi ultimi. Opera priva di pietà. Come il capitalismo.

9. “BLUE JASMINE” di Woody Allen

Dopo l’imbarazzante passo falso “romano”, torna a colpire uno dei più grandi artisti che la Settima Arte ci ha donato. Mister Allen scrive un personaggio femminile multiforme e sfaccettato, e Cate Blanchett vi s’immerge con piena aderenza fisica ed emotiva. Bentornato Woody.

8. “LE STREGHE DI SALEM” di Rob Zombie

Zombie tenta di rifare “Shining” ibridandolo con una molteplicità di suggestioni visive e sonore. La moglie Sheri Moon si rivela una perfetta musa decadente. Ambizioni altissime non pienamente riuscite, ma cinema horror di questa qualità (e di queste aspirazioni) oggi non se ne fa quasi più.

7. “MOEBIUS” di Kim Ki-Duk

Ancora un film fortemente divisivo. Il regista sudcoreano mette alla prova il suo pubblico, lo tortura fino al parossismo. Kim ragiona sul concetto di piacere, sul complesso di Edipo, sul classico dittico eros/thanatos. E lo fa con un film praticamente muto, sadico ma con sprazzi d’ironia. Psiche e corporeità unite e indissolubili. Un altro tassello del suo percorso d’autore.

6. “LA VITA DI ADÈLE” di Abdellatif Kechiche

Palma d’Oro a Cannes 2013. Fiumi d’inchiostro versati in ogni dove sul film, sul rapporto tra le attrici e il regista, sulle lunghe scene di sesso lesbico. In realtà una cosa più di tutte rimane scolpita nella memoria: il misto d’innocenza e sensualità della protagonista Adèle Exarchopoulos. Rimarrà imprigionata a vita in questo ruolo probabilmente. Ne sarà comunque valsa la pena.

5. “SOLO DIO PERDONA” di Nicolas Winding Refn

Avrebbe potuto fare un altro “Drive”, il film che gli ha dato il premio per la miglior regia a Cannes e la notorietà internazionale. E invece no. C’è ancora Ryan Gosling, qui puro archetipo e non personaggio. Senso di colpa, bisogno d’espiazione, relitti e delitti umani (im)perdonabili. Da vedere in coppia con “Flight” di Robert Zemeckis, rimasto ai piedi della Top Ten.

4. “THE MASTER” di Paul Thomas Anderson

Sembra ci sia il bisogno, periodicamente, di assegnare il titolo di “nuovo Kubrick”. Anderson è quello che più ci si avvicina (altro che Christopher Nolan). Due interpreti giganteschi, una setta religiosa metafora del mondo e dei rapporti di potere. Un film che vorresti non finisse mai. E invece, a un certo punto, il cerchio si chiude. Semplicemente indimenticabile.

3. “VENERE IN PELLICCIA” di Roman Polanski

Polanski chiude in un teatro la moglie Emmanuelle Seigner e il suo dopp(elganger)io/sosia Mathieu Amalric. Si recita un testo di Leopold Von Sacher-Masoch. Si assiste, in realtà, ad una lunga seduta psicoanalitica. Rapporto uomo/donna, attore/regista, schiavo/padrona, marito/moglie. Drammaturgia quasi perfetta. Il miglior Polanski degli ultimi anni.

2.”DJANGO UNCHAINED” di Quentin Tarantino

Ancora una volta a Tarantino riesce il miracolo di unire grandi incassi al botteghino e grande qualità filmica. Omaggi ai B-movies e al cinema d’autore, Griffith e Corbucci, I Nibelunghi e Trinità, Sergio Leone e Don Siegel. Il tutto frullato nel solito calderone pop, questa volta mai gratuito e sempre funzionale alla narrazione. Non abbiamo mai visto al cinema una rappresentazione dello schiavismo così dura e schietta. Quentin continua a far giustizia con il suo cinema. Uno schizzo di sangue “bianco” inonda per la prima volta i campi di cotone. Chapeau.

1. “LA GABBIA DORATA” di Diego Quemada-Diez

La sorpresa dell’anno arriva dal Messico e dal Giffoni Film Festival. Dove ha meritatamente trionfato. Tre ragazzini guatemaltechi partono dal loro Paese alla volta degli USA. Sarà un’odissea terribile, raccontata in quel territorio di confine che sta tra la finzione e il documentario. Due scene rimarranno scolpite per sempre nella memoria: la terrificante sparizione di uno dei tre protagonisti e lo straziante finale sotto la neve.

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