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Top Ten — I dieci migliori film d’animazione del 2015

Il mondo dell’animazione è vivo e vibrante oggi come cent’anni fa.

Purtroppo la distribuzione cinematografica non rispecchia la fibrillazione di questo ramo dell’industria del cinema che più di tutti gli altri ha bisogno di ricompense economiche per i suoi investimenti in termini di tempo, risorse e energie.

Qui su LoudVision cerchiamo di monitorarlo costantemente. Ecco il meglio dell’animazione vista nel corso del 2015, che sia arrivata o meno nei nostri cinema (e se non lo è, dobbiamo richiederla a gran voce!).

 

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Menzione d’onore:

MALALA di Davis Guggenheim (“He Named Me Malala”, USA 2015), con animazioni di Jason Carpenter

Cito questo documentario sulla giovanissima premio Nobel afgana Malala Yousafzai, che oltre a essere importante, illuminante, straziante, include anche alcuni segmenti animati a opera di Jason Carpenter che contribuiscono alla carica emotiva del film (specialmente quando raccontano della guerriera afgana Malala, da cui la nostra Malala prende il nome) e sono fra le più belle immagini animate che abbiamo potuto vedere nei nostri cinema quest’anno; un lavoro che ha ottenuto anche due nomination agli Annie Award (i premi dell’associazione degli animatori hollywoodiani). Per avere un saggio del lavoro di Jason Carpenter, potete guardare il suo precedente cortometraggio “The Renter” sul suo sito ufficiale.

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  1. IL BAMBINO CHE SCOPRÌ IL MONDO di Alê Abreu (“O menino e o mundo” / ”Boy and the World”, Brasile, 2013)

Arrivato in Italia molto tardi e in sordina (ma grazie alla Cineteca di Bologna che almeno ha provato a distribuirlo, lo scorso ottobre), il film ha avuto il tempo di girarsi tutti una quantità di festival in tutto il mondo, vincendo il più importante (il Festival del cinema d’animazione di Annecy) e presentandosi insieme a altri colossi americani e giapponesi nella corsa agli Oscar di quest’anno. Un film praticamente muto e di pura contemplazione di immagini stilizzate e musica etnica. Un po’ troppo moralista nel suo didascalismo (nasce come documentario) per poter essere emotivamente coinvolgente. Creativamente è un gioiello, però.

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  1. INSIDE OUT di Pete Docter e Ronnie Del Carmen (USA, 2015)

Lo so, forse è un po’ troppo in basso in classifica. D’altronde è un film che se pure si è imposto nell’immaginario e ha scatenato riflessioni importanti sulla mente umana, ha anche deluso sotto vari aspetti che un fanatico dei film Pixar come me ha dovuto considerare: sia il design che lo svolgimento del film hanno subito un trattamento semplificante che li priva di dettagli e sottigliezze, a compensare la complessità del tema che volevano trattare (ma più che compensarla, hanno finito per annichilirla). D’altro canto il film ha il pregio di dare corpo alle due polarità della vita, Gioia e Tristezza, costringendoci a una pesante rivalutazione di tutta la nostra personale storia emotiva. Se solo si fossero attenuti pienamente a questa missione…

Shaun The Sheep Movie First Look Still

Shaun the Sheep the Movie

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  1. SHAUN, VITA DA PECORA – IL FILM di Mark Burton e Richard Starzak (“Shaun the Sheep Movie”, UK, 2015)

La pecora nera più arguta e simpatica della TV arriva finalmente al cinema. Anzi, tecnicamente ci torna, visto che fa la sua prima apparizione in un cortometraggio della serie di Wallace & Gromit, vincitore di un premio Oscar nel 1996, “Una tosatura perfetta” (“A Close Shave”). Il film fa quasi totalmente affidamento sull’umorismo da cinema muto, e nonostante consti di una sequela di gag e rispecchi, in misura ampliata, gli episodi della serie TV, le idee che porta in scena sono esilaranti e visivamente sbalorditive. L’animazione in stop-motion è la solita, perfetta, di sempre. È Aardman. What else?

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  1. ROCKS IN MY POCKETS di Signe Baumane (Lettonia, 2014)

Uno dei pochi film d’animazione per adulti di quest’anno, proposto agli Oscar l’anno scorso e presentato poi al Biografilm Festival di Bologna. È stato trasmesso in Italia da Sky Arte questa estate con la voce narrante di Angela Baraldi, che in originale è invece della stessa regista. Il film è infatti un documentario autobiografico e autoterapeutico sulla depressione della regista e la malattia mentale che si tramanda nelle donne della sua famiglia da varie generazioni. Ma la parte di narrazione autobiografica, un po’ noiosa da seguire, cede il passo al delirio immaginifico della parte finale del film che finalmente scuote e commuove. Non lasciatevi scoraggiare.

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  1. OVER THE GARDEN WALL – AVVENTURE NELLA FORESTA DEI MISTERI di Patrick McHale (“Over the Garden Wall”, USA, 2014)

Permettetemi di prendere in considerazione un prodotto televisivo. “Over the Garden Wall” è una miniserie in dieci episodi della durata complessiva di un paio d’ore che a me piace considerare semplicemente un film a episodi. Creato da Patrick McHale e basato sul suo cortometraggio pilota (poi rimasto inedito) “Tome of the Unkwown”, è la storia di due fratelli perduti nel bosco. Un’evocazione delle fiabe dei fratelli Grimm, infestata però dall’assurdo postmoderno dell’animazione americana televisiva e arricchita da una dozzina di splendide canzoni originali che lo caratterizzano anche come musical. Cupo, ironico e malinconico. In originale ha le voci di Elijah Wood e Melanie Lynskey, che nella versione italiana trasmessa a aprile da Cartoon Network sono di Sio e Cristina D’Avena.

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  1. THE BOY AND THE BEAST di Mamoru Hosoda (“Bakemono no ko”, Giappone, 2015)

La rivelazione dell’animazione giapponese Mamoru Hosoda ha sfornato quest’anno un nuovo capolavoro, non mostrando i minimi accenni di cedimento dopo la sequela di instant classic che l’hanno portato alla ribalta (“La ragazza che saltava nel tempo”, “Summer Wars”, “Wolf Children”). Ancora inedito in Italia, anche questo film vuole essere una fiaba d’azione, e prende le mosse dalle leggende della tradizione giapponese. È il primo film di Hosoda che si rivolge principalmente a un pubblico di ragazzi, pigiando l’acceleratore sulla giocosità della storia prima di culminare, sul finale, in uno spettacolo di effetti speciali e emozioni ataviche.

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THE GOOD DINOSAUR - Pictured: Arlo. ©2015 Disney•Pixar. All Rights Reserved.

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  1. IL VIAGGIO DI ARLO di Peter Sohn (“The Good Dinosaur”, USA, 2015)

Eh sì, fra i due Pixar dell’anno ho preferito, nel complesso, il secondo, da molti ingiustamente bollato come “minore”, e più ci rifletto più trovo ragioni di celebrarlo (più di quanto abbia fatto nella mia recensione qui su Loudvision). Dietro una storia di sicuro appeal fra i bambini, si nasconde la storia di una guerra psicologica anche più drammatica della esplicita allegoria di “Inside Out”. Cito il videoblogger Jonathan Carlin: “Arlo è grosso, ma il mondo è più grosso”, e Arlo ne è spaventato a livelli patologici tali che sarà addirittura un bambino a aiutarlo a affrontare il trauma. Il tutto è raccontato in immagini dalle scenografie più realistiche e la fotografia più strabiliante mai viste in un film d’animazione. Non lasciatelo floppare!

Suggerisco anche l’acquisto dell’artbook del film, “The Art of The Good Dinosaur”, e persino quello del bellissimo cortometraggio con cui è uscito al cinema “The Art of Sanjay’s Super Team”.

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  1. QUANDO C’ERA MARNIE di Hiromasa Yonebayashi (“Omoide no Mânî”, Giappone, 2014)

Hayao Miyazaki e Isao Takahata stanno andando in pensione, e le sorti del loro Studio Ghibli sono ormai nelle mani di Goro Miyazaki e Hiromasa Yonebayashi, che finora hanno diretto film più che dignitosi ma di respiro decisamente più contenuto rispetto a quelli dei padri-mentori. “Quando c’era Marnie”, di Yonebayashi, comincia a fare un passo oltre la moderazione e sobrietà di questa nuova generazione di film Ghibli, raccontando la storia di una ragazzina ansiosa fino a star male, che trova sollievo in campagna facendo amicizia con il misterioso “fantasma” di Marnie, una ragazza vissuta più di cinquant’anni prima, e imparando a relazionarsi, da introversa, con persone estroverse che sanno capirla. Un film quieto che narra di tempeste dell’anima. Indimenticabile.

E adesso due miracoli:

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  1. IL PICCOLO PRINCIPE di Mark Osborne (“Le petit prince” / “The Little Prince”, Francia, 2015)

Mi cito dalla mia recensione dalla Festa del Cinema di Roma:

“Una grandissima produzione che sembrava solo un’operazione commerciale e si è rivelata un’opera d’arte ispirata, rispettosa, generosa. A pieno titolo tra i migliori film d’animazione degli ultimi anni, forse di sempre, nonostante (anzi, a dispetto) della povertà di risorse rispetto a studi d’animazione più consolidati e ossessionati dal mercato”.

Il miracolo sta nel rispettare il popolarissimo e intoccabile romanzo originale di Saint-Exupéry e allo stesso tempo nell’inventare una storia completamente nuova che dia esattamente le stesse emozioni del libro, il tutto condito dalla visionarietà e maestria nell’animazione degli inserti in stop-motion e carta ritagliata. Nell’albo pubblicato da Mondadori in occasione del film trovate un tripudio di immagini tratte da quelle scene in stop motion a illustrare il testo integrale di Saint-Exupéry, e se lo comprate contribuisce anche a finanziare i progetti umanitari de “La fabbrica del sorriso”. Un regalo di Natale insuperabile, in preparazione all’uscita del film nelle sale italiane a Capodanno 2016.

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  1. ANOMALISA di Charlie Kaufman e Duke Johnson (USA, 2015)

Se dicessi che “Anomalisa” è fra i migliori film della storia del cinema, o il miglior film d’animazione di sempre, o il miglior film dell’anno, o il miglior film d’animazione dell’anno, le mie sarebbero affermazioni una più esagerata dell’altra, nell’ordine in cui le ho enunciate, ma non mi pentirei di averle enunciate. Infatti le enuncio.

“Anomalisa” è un film dalla forma più provocatoria che si potesse concepire e dal contenuto più umano e diretto che si potesse comunicare; una storia esistenziale e romantica allo stesso tempo, raccontata in dialoghi realistici da pupazzi inverosimili e in un contesto surreale. Un esperienza sensoriale nata a teatro da un’esperimento di ispirazione radiofonica del compositore Carter Burwell (potete acquistare l’mp3 donando 6$ al sito BeingCharlieKaufman.com, oppure ascoltarlo gratis su YouTube), che ha attraversato le menti folli dei fratelli Coen e di Charlie Kaufman, per approdare ai tavoli dei laboratori di stop-motion di Duke Johnson, stratificando esigenze stilistiche per dieci anni di lavoro, tramite cui finalmente sublima nella metafisica dei nostri pensieri. Vincitore del Gran premio della giuria alla 72a Mostra di Venezia, arriverà finalmente nei cinema italiani dal 26 febbraio 2016, e un paio di giorni dopo ci auguriamo vincerà almeno tre Oscar (miglior canzone, miglior film d’animazione, miglior sceneggiatura non originale).

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