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Top Ten: i migliori album del 2019

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Quando mancano poco più di ventiquattro ore al capodanno, tra un invito da declinare, una festa da sabotare, e una scusa da inventare per evitare la classica combo micidiale cenone + disco dove si sa, si mangia e soprattutto si balla sempre di merda, ecco che al lettore di LoudVision compare come un miracolo l’articolo più atteso dell’anno, secondo per importanza solo al discorso del Presidente Sergio Mattarella a reti unificate: la classifica degli album più belli del 2019.

Come da tradizione proporremo una lista di dieci, bellissimi, album, rigorosamente cinque italiani e cinque stranieri, senza voler stilare una classifica vera e propria considerati generi, intenti ed atmosfere totalmente differenti. Non ci saranno Billie Eilish e Tha Supreme perché, dato l’impatto incredibile non tanto sul mercato musicale ma sull’arte in toto, meritano decisamente un approfondimento a parte.

Nada: È un momento difficile, tesoro (Woodworm, data di uscita: 18 gennaio 2019)

Il diciassettesimo disco in studio di Nada Malanima, il primo con l’etichetta Woodworm nota per avere nel suo roster artisti di rilievo come Motta, i Ministri, Edda e The Zen Circus, è una meravigliosa discesa nell’abisso più oscuro della cantante toscana. Trainato dalla rabbiosissima “Dove sono i tuoi occhi“, tra filastrocche dark e cantilene ossessive e laceranti come quelle di “O madre“, “ È un momento difficile, tesoro” si appresta a diventare uno degli album più riusciti della nativa di Gabbro, vera e propria madre della musica indipendente italiana.

Dimartino, Afrodite (42 Records/Piccica, data di uscita: 25 gennaio 2019)

Lo spartiacque della carriera di Dimartino. “Afrodite” è stato il disco giusto al momento giusto: amato dal pubblico e apprezzatissimo dalla critica. Dalla dimensione più intima e raccolta del precedente “Un paese ci vuole“, il cantautore siciliano sposta lo sfondo delle sue storie nel caos della Palermo multiculturale, supportato da una produzione pop d’autore curata da Matteo Cantaluppi impreziosita da passaggi di qualità come lo splendido sax nella coda di “Cuore intero“, capitolo fortunato che insieme a “Ci diamo un bacio” e a “Liberarci dal male” hanno contribuito alla riuscita del progetto discografico

Massimo Pericolo, Scialla Semper (Pluggers, data di uscita: 12 aprile 2019)

Massimo Pericolo, insieme all’originalissima Madame, è stato indubbiamente la rivelazione hip hop del 2019.”Scialla Semper” è un concentrato di rabbia, malessere e voglia di rivalsa. l’urlo “Voglio solo una vita decente” scandito nel finale della traccia inaugurale “7 miliardi” è uno dei passaggi musicali più forti di tutta l’annata insieme a “Sabbie d’oro” e alla title track, brani detonanti che fanno emergere a pieno l’urgenza espressiva dell’artista.

Levante, Magmamemoria (Warner Music Italia, data di uscita: 4 ottobre)

Esiste la perfezione nella musica pop. Il quarto capitolo della carriera di Levante, “Magmamemoria“, ne è la dimostrazione vivente. Scrittura personale, immediata ma mai, e si sottolinea mai, banale; ritornelli orecchiabili, giusto bilanciamento tra i brani. Tredici tracce, tredici potenziali hit tra temi politici, (“Andrà tutto bene”) sociali (“Bravi tutti voi”) e legati alla sfera personale (“Antonio“, “Se non ti vedo non esisti“). Così si fa.

Marracash, Persona (Universal Music Italia, data di uscita: 30 ottobre 2019)

Sono stati anni incredibili per la scena rap italiana, mutuata nell’accezione più trap e incline alla pubblicazione di singoli piuttosto che a dei LP veri e propri. Con “Persona” Marracash è riuscito in un intento non indifferente: riportare al centro il concetto di disco, cambiando nuovamente le carte in tavola come aveva fatto già con “Status” nel 2015. Tra sample, beat di qualità e featuring di primo livello (di particolare fattura “Il sangue” con Massimo Pericolo e “L’ego“, brano già culto interpretato con Tha Supreme e Sfera Ebbasta), il rapper della Barona fa accomodare il pubblico in una seduta psicanalitica, non risparmiando momenti di grande aggressività (“I nervi“) ad altri più leggeri e geniali (“Greta Thunberg“).

Solange, When i get home (Columbia, data di uscita: 1 marzo 2019)

Un disco non immediato quello di Solange, ma di straordinaria forza e bellezza. In quarantacinque minuti di musica la sorella indie di Beyoncè ci porta in un lungo viaggio direzione Houston, Texas. Un percorso non lineare, composto da cambi di ritmo, groove e melodie improvvisi, interludi e ripetizioni ossessive di parole (spesso i titoli delle canzoni), funzionali per far entrare l’ascoltatore in una sorta di trance emotiva e trasformare l’ascolto in una vera e propria esperienza. Imperdibile.

The comet is coming, Trust in the Lifeforce of the Deep Mystery  (Impulse, data di uscita: 30 marzo)

Nel floridissimo panorama jazz made in UK i The comet is coming, trio formato da Shabaka Hutchings, Dan Leavers, Max Hallett, più di altri hanno catalizzato l’attenzione del pubblico di tutto il mondo, esibendosi anche nel main stage del Glastonbury Festival. La chiave del successo sta tutta nell’originalità del progetto, dove il jazz viene miscelato all’elettronica, alla psichedelia, al punk e al post industrial. “Trust in the Lifeforce of the Deep Mystery” è il disco più bello, quello della consacrazione, da ascoltare e custodire gelosamente.

Lana Del Rey, Norman Fucking Rockwell (Polydor/Interscope, data di uscita: 30 agosto 2019)

Una Lana Del Rey in totale stato di grazia ci ha donato una vera e propria perla del nostro tempo. “Norman Fucking Rockwell” è il giusto compromesso tra la Lana magnetica di “Born to die” e quella più acustico malinconica di “Lust for life.  “Cinnamon Girl” e “California” valgono da sole il prezzo del biglietto. Serve aggiungere altro?

FKA Twigs, Magdalene (Young Turks, data di uscita: 8 novembre)

Lo sappiamo da secoli: dal dolore nascono le canzoni migliori. Lo sa benissimo FKA Twigs che, con “Magdalene“, ha affrontato tutti suoi demoni dopo la separazione in pubblica piazza con Robert Pattinson e la rimozione di ben sei fibromi all’utero. Nell’album, solo all’apparenza più pop rispetto al precedente “LP1”, si alternano passaggi melodici e ariosi a tempeste elettroniche invadenti e ipnotiche, come se la musica seguisse pedissequamente i ricordi della cantante britannica. Tra tutti gli episodi impossibile non menzionare “Sad days, probabilmente la canzone più bella del 2019.

JMSN, Live at Atwater Village (White Room Records, data di uscita: 29 novembre 2019)

Semplicemente, l’album dal vivo più bello del 2019. Un sunto in 10 tracce dell’incredibile carriera dello statunitense, partito prepotentemente nel mondo più legato all’alternative elettronico e sfociato in universo puramente soul tra erotismo, feticismo, perdita di controllo e ruvidità. Stupendo.

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