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Top Ten: i migliori album del 2020

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Il 2020, fortunatamente, è finito; è stato un anno difficilissimo, sfregiato da un virus, il Covid-19, che ha fortemente sconvolto la nostra esistenza. Un dato però, nello sconforto più totale, deve farci riflettere: la musica non ci ha mai abbandonato. E anche se con ragionevoli rinvii e cambi repentini di distribuzione, in questi dodici mesi abbiamo avuto la possibilità di ascoltare nuove produzioni di elevatissima caratura, in alcuni casi dei veri e propri capolavori.

Come da tradizione, senza prenderci la briga di stilare una classifica ma affidandoci al genuino ordine cronologico, abbiamo selezionato dieci album, rigorosamente cinque italiani e cinque internazionali, che più degli altri hanno lasciato, in qualche modo, il segno.  In attesa di rivederci, finalmente liberi, nel 2021.

Frah Quintale, Banzai (lato blu) (Undamento, data di uscita: 26 giugno 2020)

Il Soul italiano è un genere in larghissima espansione: basti guardare il cast del prossimo Festival Di Sanremo 2021, dove ci saranno Ghemon (Big) oltre che Davide Shorty e Folcast (Nuove proposte) per credere. Con la prima parte del nuovo progetto discografico, “Bonsai (Lato blu)“, Frah Quintale ha alzato vistosamente l’asticella qualitativa, confezionado un album freschissimo che schiaccia l’occhio alla lezione di mostri sacri come Anderson.Paak o The Weeknd reinterpretandoli a suo modo. La vera chicca? Senza dubbio, la tempesta sonori nell’outro, “Faccia della notte“.

Emma Nolde, Toccaterra (Woodworm/Polydor/Universal, data di uscita: 3 settembre 2020)

La vera rivelazione del 2020. Un’artista semplicemente straordinaria per un disco d’esordio che ha fatto letteralmente impazzire critica, addetti ai lavori e pubblico. Emma Nolde, ventenne toscana, è senza ombra di dubbio la cantautrice più promettente dell’ultima decade. Il suo lavoro, “Toccaterra“, si distingue dalla massa non solo per l’impatto autoriale, strettamente personale dunque terapeutico, delle canzoni, ma anche per una ricerca ossessiva del suono, impreziosito da un uso dei cori originale ed efficace. Un percorso dove timidezza e insicurezza si incrociano con la determinazione e la riflessione, creando un crash meraviglioso. La traccia migliore? Tutte.

Samuele Bersani, Cinema Samuele (Sony Music Italy, data di uscita: 2 ottobre 2020)

Dopo l’estate pazza, quella della “pausa” dal Covid-19 contrassegnata dalle follie da spiaggia accompagnate dai soliti tormentoni sempre più ripetitivi e addirittura marchettari, Samuele Bersani è riemrso come una magia i primissimi giorni di settembre con un meravigliso singolo, “Harakiri“, contenuto nel bellissimo “Cinema Samuele“, un album impreziosito da una scrittura fortemente evocativa, per l’appunto cinematografica. Dieci pezzi per dieci diversi film, rigorosamente d’autore: “Pixel” e “Con te” sono da Palma D’Oro.

Post Nebbia, Canale Paesaggi (Dischi Sotterranei/La Tempesta, data di uscita: 23 ottobre 2020)

Lunga vita alla provincia. E soprattutto lunga vita ai Post Nebbia, una delle novità più accattivanti di questo strano 2020.Canale paesaggi“, il loro secondo disco in studio, è un trip psichedelico dal concept accattivante. La band padovana infatti, tra suoni sintetici, chitarre e riverbero, racconta il proprio punto di vista sulla televisione, o meglio, sulla fine del media televisivo: uno storytelling in salsa acida tra i Tame Impala e gli MGMT. Spaziale.

Sfera Ebbasta, Famoso (Universal Music Italia, data di uscita: 20 novembre 2020)

Il disco mainstream italiano per eccellenza dell’anno, “Famoso” è stato ideato per una motivazione chiara e concisa: collocare Sfera Ebbasta stabilmente nel panorama internazionale. La partecipazione di Future, J Balvin, Diplo, Steve Aoki, Offset, nomi fino a qualche tempo fa neanche lontanamente avvicinabili, ne sono la prova. I numeri, come sempre, gli danno ragione. La Trap Star di Ciny ha infatti conquistato il disco d’oro in meno di ventiquattro ore, ottenendo la certificazione di platino in appena dieci giorni. Le ipnotizzanti linee melodiche, elementari ma attrattive, unite dall’ottima direzione artistica di Charle Charles hanno fatto centro anche questa volta. D’altronde, se riesci ad avere un successo così grande con continuità, a prescindere dai gusti di ognuno, un motivo ci dovrà pur essere.

070 Shake, Modus Vivendi (Good Music/Def Jam, data di uscita: 17 gennaio 2020)

Le aspettative erano altissime dopo il piccolo gioiellino “Glitter“. Ma Daniela Balbuena, alias 070 Shake, è riuscita non solo a soddisfarle a pieno, ma anche a puntare la sua personale bandierina più in alto del previsto: perché “Modus Vivendi“, il suo primo album di largo respiro, incanala lo stile emo-trap verso uno spazio a metà tra il futuristico e il sintetico, puntando alla sperimentazione, a brandelli di suono tensivo e al suo meraviglioso, disperato, timbro vocale, avvicinandosi all‘aura più oscura della spiritualità.

Tame Impala, The Slow Rush (Universal Music Australia, data di uscita: 14 febbraio 2020)

I compromessi nella musica non sono quasi mai ben accetti. Ma esistono delle felicissime eccezioni. Per il quarto album dei Tame Impala infatti Kevin Parker è riuscito ad amalgamare il suono prettamente psichedelico very 70’s di “Innerspeaker” e “Lonerism” con le sonorità più spiccatamente elettroniche di “Currents“. Il risultato è una vera e propria goduria. Lo scorrere, inesorabile, del tempo verso un futuro sempre più incerto è la tematica che aleggia in tutto l’album, toccando in alcuni punti dei picchi che non possono lasciare indifferenti . Basti pensare alla martellante “Borderline“, all’introspezione di “Posthumous Forgiveness” e di “Lost in yesterday“. Un album moderno nel suo essere vintage.

The Weeknd, After Hours (XO/Republic, data di uscita: 20 marzo 2020)

Quel diavolo di Abel Tesfaye non ne sbaglia una. Al contrario dei Tame Impala citati poc’anzi, a questo giro quello di The Weeknd non è un compromesso, ma tutt’altro. “After hours” è infatti la summa di tutti i suoi lavori precedenti. All’interno ci troviamo infatti le peculiarità distintive del canadese: dalla malinconia di “Trilogy” e “Kissland” agli episodi più accessibili sciorinati in “Beauty behind the madness” e “Starboy“. Accompagnato da un visual da urlo, l’artista conduce l’ascoltatore all’interno della sua più intima oscurità fatta di attacchi di panico, autolesionismo e notti sporche di sangue e droga. “Blinding lights“, probabilmente la canzone pop dell’anno che si poggia su della atmosfere anni 80 sapientemente riviste, insieme alla deliziosa “In your eyes” (avete sentito che figata il remix con Kenny G?), si prendono il giusto spazio tra passaggi più disperati e avvolgenti come “Escape from L.A” e “Nothing comparse“. Superlativo.

Run The Jewels, RTJ4 (Jewel Runners/RBC/BMG, data di uscita: 3 giugno 2020)

Il disco giusto al momento giusto. Rilasciato appena dieci giorni dopo il brutale assassinio di George Floyd, il capitolo numero quattro dei Run The Jewels fotografa, nel migliore dei modi, l’attuale situazione socio politica negli States, dilaniata non solo dai problemi legati al razzismo ma anche da un tessuto economico-sanitario in profonda crisi. Non per nulla la rabbia, il dolore, l’urgenza espressiva fanno da padrone in un lavoro difficile da descrivere in poche parole, formato da un suono corposissimo, aggressivo, ma allo stesso tempo calibrato e raffinato. Non c’è altro da dire se non grazie, perché “RTJ4” è già nella storia.

Zara Mc Farlane, Songs of an Unknown Tongue (Brownswood Records, data di uscita: 17 luglio 2020)

La parola “Capolavoro” è decisamente abusata. Ma, signori miei, questo album di Zara Mc Farlane, una delle rappresentanti più originali del New Jazz made in UK, è davvero un capolavoro: un progetto discografico complesso all’ascolto, diversissimo dai due precedenti, ma allo stesso tempo scorrevole e godibile. Il riferimento alla cultura giamaicana, leitmotive nelle pagine musicali della nostra, in “Songs of an Unknown tongue” si allarga sempre di più. La musicista infatti per l’occasione seleziona dei pattern ritmici strettamente legati alle sue radici trasmigrandoli in una dimensione quasi avanguardista, dove convivono elettronica, dub, oscillazioni vocali da capogiro e frammenti melodici da far venire la pella d’oca; al suo interno è presente inoltre anche la canzone dell’anno: “Saltwater“. Ascoltare per credere.

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