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Top Ten: i migliori album del decennio, italiani e stranieri

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Cos’è successo negli ultimi dieci anni in musica? 
In Italia l’indie è nato nei locali, è poi cresciuto nei palazzetti e, infine, morto al Circo Massimo (alcuni dicono), mentre la trap è diventata il nuovo linguaggio delle generazioni più giovani. Nel resto del mondo l’hip hop in tutte le sue declinazioni è cresciuto a dismisura, Kendrick Lamar, Drake, Nicki Minaj, Tyler, The creator e molti altri hanno registrato numeri record ad ogni singola rima baciata; nel frattempo l’indie rock è uscito dalla sua adolescenza e molti gruppi, come gli Arctic Monkey e Arcade Fire sono cresciuti entrando nella fase adulta; il fenomeno boy band si è riacceso vivendo una seconda vita dopo gli ‘90 con nomi tipo One Direction e tutta l’ondata asiatica del K-pop o J-pop; Ed Sheeran con la sua “Shape of You” è diventato l’artista più ascoltato al mondo (oltre 2 miliardi e 300milioni di ascolti), superando altri colossi del decennio come Lady Gaga, Adele, Katy Perry e compagnia bella; i Grateful Dead si sono riuniti così come le Destiny’s Child; sono nati i Greta Van Fleet mentre ci hanno lasciato per sempre David Bowie, Leonard Cohen, Lou Reed, Captain Beefheart, Ray Manzarek, Lemmy Kilmister, Prince, Chris Cornell, AVICII e molti altri ancora; i Rolling Stones sono sopravvissuti intatti anche a questa decade; Spotify si è affermato come il motore di streaming musicale più utilizzato al mondo e il vinile ha superato le vendite dei CD.
Qui sotto c’è una lista di quelli che sono gli album migliori degli ultimi dieci anni, se rispecchiano o meno la sintesi di cui sopra non ne sono poi così sicuro.

La scelta è stata volutamente quanto più personale possibile per cui sentitevi liberi di attaccare con moderazione. 
 

Kendrick Lamar- To pimp a butterfly (2015)
Dire che To Pimp a Butterfly sia uno dei migliori dischi di questi ultimi dieci anni suona come un’ovvietà. D’altronde rappresenta nella carriera di Kendrick Lamar l’anello mancante tra good kidm.A.A.d. city e il premio pulitzer. Dopo c’è solo il Nobel. Un disco che racconta gli Stati Uniti di questi anni come nessun altro, un disco ricco di musica, di free jazz, funk e soul, onnipresente in qualsiasi classifica. Un disco che è stato citato apertamente tra gli album che hanno influenzato David Bowie nella stesura del suo ultimo lavoro. Ne riparleremo tra anni, senza dubbio, con un impatto sicuramente di rilievo.  

Kanye West- My beautiful dark twisted fantasy (2010)
Ridurre al solo Kendrick Lamar la lista di musicisti Hip Hop in una decade profondamente segnata da questo genere sarebbe stato un errore. Così come ignorare uno dei personaggi che, nel bene e nel male, hanno fatto discutere più a lungo nel mondo della musica: Kanye West. In My Beautiful Dark Twisted Fantasy troviamo un West ispirato come mai è stato prima, in cui mette nero su bianco tutti i suoi demoni, in cui tocca senza problemi generi musicali diversi così come riesce a campionare Aphex Twin o i King Crimson, in cui duetta con musicisti che vanno da Nicki Minaj a Bon Iver. MBDTF è un lavoro che va ben oltre l’hip hop e che ha cambiato per sempre la carriera di uno dei musicisti più importanti di questi ultimi anni. 

David Bowie- Blackstar (2016)
Blackstar di David Bowie è probabilmente il disco più importante di questa decade. Non solo perché è un album splendido e ispirato, ma soprattutto in quanto l’ultimo del genio di David Bowie. Per chiunque ami la sua musica Blackstar rappresenta una benedizione e una sventura allo stesso tempo, vista la prossimità temporale della sua uscita e della morte del Duca Bianco. Ogni sua parola ha mutato di senso, i videoclip accompagnati all’omonimo singolo e a “Lazarus” sono diventati oscuri presagi di un evento già scritto. Un disco che rappresenta un evento storico e artistico. 
 

Anna von Hausswolff- Dead Magic (2018)
Tra i dischi più intensi di questa decade c’è sicuramente Dead Magic di Anna Von Hausswolff. Un viaggio nelle suggestioni oscure evocate dall’organo a canne suonato dalla musicista, tra lunghe suite drone e crescendo musicali ed emotivi incredibili. Una voce distinta nel panorama musicale odierno, uno dei lavori più ispirati e che ha sicuramente lasciato il segno su moltissimi ascoltatori.  

Nick Cave and The bed Seeds- Ghosteen (2019)/Skeleton Tree (2016)
Per quanto Nick Cave abbia alle spalle più di trent’anni di carriera riesce sempre a pubblicare album eccezionali, in grado di arricchire la vita dei suoi fan e del panorama musicale alternativo. Inutile dire che questa sia una capacità di pochi, grandi artisti. Skeleton Tree e Ghosteen sono due album musicalmente ed emotivamente molto vicini e per questo inseriti insieme in questa classifica. Sono il racconto in musica del dolore di un uomo che si fa dolore di tutti gli uomini. Raccontano la perdita, l’assenza, la sofferenza, lo sgomento che tutto ciò comporta, l’amore, la vita, la morte come solo la poesia e la voci di Nick Cave sa fare. Due dischi che sicuramente lasceranno il segno su moltissimi ascoltatori. 

Death Grips- The power That B (2014)
I Death Grips in questi ultimi dieci anni, dal loro esordio ad oggi, hanno distrutto e riscritto le regole dell’hip hop. Sicuramente una delle band più influenti di questo secolo per innovazione musicale, contenuti nei testi, diffusione della loro musica. Si poteva tranquillamente scegliere un disco qualsiasi tra la loro discografia, ma The Power That B è probabilmente il più variegato e musicale per quanto di musicale si possa parlare quando ci si riferisce a quel campo di battaglia tra rap, industrial e noise che è il sound dei Death Grips.  

Perfume Genius- Too Bright (2014)
Too Bright è lo spartiacque nella carriera di Perfume Genius, tra i primi due album e quello che verrà dopo, nonché il lavoro che l’ha portato ad avere una fama internazionale. È un po’ il manifesto di Mike Handreas, musicale e filosofico, tra intime canzoni voce e pianoforte ed eclettiche ballate synth pop. C’è un punto di vista forte sull’omosessualità e sul corpo degli uomini, un punto di vista sensibile, originale e, perché no, anche molto ironico. Un album che in sei anni di età suona ancora attualissimo e continuerà a farlo per ancora parecchio tempo.  

PJ Harvey- The Hope Six Demolition Project (2016)
Pj Harvey, così come Nick Cave, difficilmente ha sbagliato un album e, nonostante faccia parte almeno anagraficamente di una generazione differente, non poteva mancare dalla classifica dei migliori dischi del decennio. The Hope Six Demolition Project, in realtà al pari di Let England Shake, è un album bello e complesso, politico, di svolta, di rivoluzione.  

Pharmakon- Abandon (2013)
L’esordio di Pharmakon è un esordio traumatico. Abandon, infatti, inizia con un urlo disperato. Non prosegue proprio benissimo, a meno che le vostre orecchie non siano abituate a quel genere musicale chiamato noise, ovvero rumore. Pharmakon è una musicista coraggiosa, un’artista sonora che può permettersi di fare dei live da quindici minuti così intensi da sembrare degli incubi ad occhi aperti. Abandon è d’altronde solo il primo di una serie di album azzeccati, sempre violentissimi e strazianti, contro qualsiasi stilema significativo di questi ultimi anni. E per questo rilevante.  

Swans- The Seer (2012) 
Ogni album della band capitanata da Michael Gira rappresenta per i suoi fan un momento quasi sacro. Perché ogni album degli Swans se ascoltato con l’orecchio giusto porta ad una nuova frontiera di esperienza mistica e sensoriale. Il rituale della ripetizione, l’inversione di significato del tempo musicale (basti pensare che la title track dura 30 minuti e il disco totale quasi due ore, una roba assurda per chiunque tranne che per loro), l’incontro di generi diversi e la loro fusione in qualcosa di unico, fanno di The Seer uno dei lavori fondamentali di questa iconica band.  

Italiani  

Andrea Laszlo De Simone- Uomo Donna (2017)
Sembrerà strano, ma ad oggi non mi viene in mente un album più bello di Uomo Donna di Andrea Laszlo De Simone quando si parla di cantautorato italiano e pop. Un lavoro perfetto di ricerca sonora e testuale, nostalgico e attuale, romantico alla follia, bello e quasi del tutto perfetto.  

Ufomammut- 8 (2017)
Gli Ufomammut sono un’istituzione nel doom stoner a livello internazionale e con il loro lavoro dal titolo 8, registrato interamente dal vivo in studio, hanno dimostrato di rappresentare uno dei sound più ferrei e pesanti degli ultimi anni. Certamente non un esordio, quanto più una incoronazione. 

Cesare Basile- U fujutu su nesci chi fa? (2017)
Quello di Basile si è dimostrato un esperimento vincente: cantare in siciliano per ritrovare una spiritualità e un’universalità unica nella musica. Fujutu Su Nesci Chi Fa? è un album che parte dalla tradizione, dai suoi suoni, dalle sue radici, e arriva ai giorni d’oggi con un approccio contemporaneo esemplare.  

Iosonouncane- DIE (2015)
Quando uscì DIE fu come un fulmine a ciel sereno che squarciò in due le nostre certezze sulle canzonette indie in cui ci stavamo crogiolando. Sicuramente uno degli album più significativi di quest’epoca, è un concept semplice nella sua idea, ma articolato nella realizzazione, in un connubio molto nostrano tra musica folk/popolare e musica elettronica. Un viaggio bellissimo e psichedelico che si riaffronta sempre con immenso piacere.  

Alessandro Cortini- Avanti (2017)
Alessandro Cortini è uno dei musicisti italiani con maggiore successo all’estero, sia per via della sua militanza nella band di Tret Reznor, i Nine Inch Nails, sia perché è uno dei musicisti elettronici più influenti di quest’epoca. Avanti è un album splendido, molto sensibile, dalle sonorità quasi tenere, personale e molto autobiografico.  

Squadra Omega- Altri occhi ci guardano (2015)
Ahimè non conosciuto abbastanza, il genio della Squadra Omega nel 2015 ci ha regalato un disco strepitoso come Altri Occhi Ci Guardano, un viaggio spaziale nell’improvvisazione più sfrenata, mistico e rituale, spesso occulto e misterioso. Un progetto che dovrebbe avere una rilevanza molto maggiore di quella che ha oggi.  

Colle der Fomento- Adversus (2018)
Il ritorno del Colle Der Fomento è stato l’avvenimento più importante per tutto il mondo dell’hip hop romano specialmente per via della grandezza dell’album Adversus. Spessore musicale e testuale senza pari, attuale e graffiante, sfrontato e fiero. Forse generazionale e molto più legato a chi con il Colle c’è cresciuto che non ai più giovani, ma comunque una lezione di rap da cui c’è solo da imparare.  

Verdena- WOW (2011)
Che il doppio album dei Verdena WOW stia per compiere dieci anni, va detto, si sente. Forse perché ancora legato a delle sonorità quasi scomparse in Italia, forse perché i Verdena in sé dalla loro uscita erano già ancorati ad dei suoni più anni ‘90 che ‘00. Ciò non toglie valore alcuno all’importanza artistica di questo lavoro. Una specie in via d’estinzione.  

Caterina Barbieri – Patterns of Consciousness (2017)
Caterina Barbieri, così come Alessandro Cortini o gli Ufomammut, è una musicista amata in Italia, ma forse ancora di più all’estero. Patterns Of Consiousness è un lavoro splendido che ha giustamente attirato l’attenzione di moltissimi critici e musicisti.  

Motta- La fine dei vent’anni 
Riuscire a diventare la voce di una generazione, riuscire a descriverla, con la semplicità e l’immediatezza di Motta nel corso della sua fine dei vent’anni è un evento raro. La Fine dei Vent’anni è un disco che è e resterà generazionali che noi abbiamo vissuto e probabilmente solo noi capiremo appieno e che è, quindi, giusto tenerselo stretto.  

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