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Top Ten — I migliori horror del 2015

La mia Top Ten dei migliori horror del 2015 non vuole essere realmente una classifica, ma una sorta di promemoria, un bilancio dell’anno cinematografico di un amante del genere, che dimostra quanto l’horror sia più vivo che mai

Dunque, nessuna numerazione, ma un elenco di 10 titoli in cui cercherò di seguire un vaghissimo ordine crescente di gradimento, che si concluderà con i tre film che ritengo, quasi a pari merito e per ragioni diverse, i migliori dell’anno che sta per finire.

Molti di questi vengono dai circuiti indipendenti, hanno girato i Festival internazionali o sono usciti all’estero, la maggior parte on demand. Si tratta di film che, probabilmente, non vedremo mai nelle nostre sale (anche se, ad esempio, lo scorso anno “Cub” e “Clown” hanno avuto una distribuzione italiana tempestiva e quest’estate “Babadook” è riuscito ad uscire in sala), ma potrebbero essere rilasciati in home-video anche in Italia. Ho incluso anche film realizzarti nel 2014, ma distribuiti su più larga scala nel 2015.

Fatte le dovute precisazioni, ecco gli horror che ho preferito quest’anno. Buona lettura!

  • February” di Osgood Perkins, USA/Canada

Il figlio di Anthony Perkins esordisce alla regia con un horror dal sottotesto demoniaco tutto al femminile, raffinato e inconsueto nelle scelte stilistiche. Non inventa nulla, ma si serve in maniera interessante di una struttura narrativa non lineare, con un’attenzione particolare nell’approfondire i personaggi. Perkins confeziona così una storia sottilmente disturbante, che costruisce bene la tensione fino al climax finale, lasciando spazio all’immaginazione dello spettatore. Il film è stato presentato al Toronto Film Festival. A novembre è approdato al Torino Film festival, ma non ha ancora avuto una distribuzione su più larga scala.

The Visit

The Visit

Se anni fa mi avessero detto che avrei inserito un film di Shyamalan in una lista del genere, non ci avrei mai creduto. Mi sembrava giusto segnalare, però, uno dei pochi titoli meritevoli uscito nelle sale. Per la prima volta, Shyamalan riesce a costruire interamente il film sull’accumulo della tensione, mettendo il twist finale in secondo piano. Si tratta, anche in questo caso, di un found footage non certo rivoluzionario, che però si avvale dei cliché con grande mestiere, provando a romperne i meccanismi e a servirsene in maniera inaspettata (ad esempio, nella sequenza diurna sotto la casa). Il fatto che il regista, indubbiamente capace dal punto di vista tecnico, sia riuscito a confezionare uno dei suoi prodotti più onesti con un budget limitato e attori sconosciuti dà certamente da pensare.

  • Goodnight Mommy” (Ich Seh Ich Seh) di Veronika Franz e Severin Fiala, Austria

L’horror psicologico di Veronika Franz e Severin Fiala è un film in grado di coniugare nel migliori dei modi uno stile spiccatamente autoriale con la forza disturbante del più crudo cinema di genere. La confenzione elegante, tecnicamente impeccabile e dal ritmo lento, fatto di silenzi e sguardi, è quasi in contrasto con la violenza che emerge via via. “Goodnight Mommy” è un pugno nello stomaco anche per i più abituati ad un certo tipo di cinema, perché coinvolge uno dei legami più stretti, quello tra i figli e la propria madre. Un film non perfetto (che avrebbe dovuto dare meno rilievo al telefonassimo colpo di scena finale) ma estremamente affascinante e, allo stesso tempo, terrificante. Presentato al Festival di Venezia nel 2014, è uscito ufficialmente nel 2015 ed in alcuni paesi, tra cui Austria, Francia e Stati Uniti, ed è già reperibile l’edizione home-video francese (dvd di KMBO) e americana (dvd e blu-ray di Anchor Bay).

  • Tag (Real Onigokko) di Sion Sono, Giappone

“Tag” inizia con quella che sembra una folata di vento in grado di tagliare letteralmente in due uno scuolabus in movimento, comprese le studentesse al suo interno. Un incipit degno di quel pazzo di Sion Sono, che confeziona un film divertentissimo, ben girato, dal ritmo serratissimo, che ben si destreggia tra gore, commedia, drama e fantascienza, dove una violentissima mattanza può convivere con il lirismo. Per questo, gli si può perdonare facilmente qualche ingenuità narrativa. Il film è uscito in Giappone a luglio (dove è già stato distribuito in dvd e blu-ray), per poi essere proiettato in diversi festival (tra cui il TFF 33).

Deathgasm

Deathgasm

  • “Deathgasm” di Jason Lei Howden, Nuova Zelanda

Alcuni giovani risvegliano un’entità maligna suonando per sbaglio un’invocazione in versione funeral doom. “Deathgasm” non è solo un film per metallari,  è anche una dichiarazione d’amore verso “Evil Dead” di Sam Raimi e tutto il filone da esso derivato, passando da “Demoni” di Lamberto Bava ai primi film di Peter Jackson. Jason Lei Howden, che peraltro ha lavorato agli effetti speciali della trilogia de “Lo Hobbit” di Jackson, regala uno spettacolare bagno di sangue (rigorosamente non in CGI), condito con umorismo in grande quantità e un buon ritmo. Probabilmente l’horror più divertente dell’anno. Presentato al South by Southwest e, in Europa, al FrightFest, è stato distribuito on line e a febbraio uscirà in home-video regione 2 per Studiocanal.

A quasi sei anni da “The Loved Ones”, l’australiano Sean Byrne torna alla regia con un film che si pone a metà tra uno slasher e una storia demoniaca alla “Amityville Horror”. Al centro di tutto, i valori familiari e, anche questa volta, la musica metal, legati a doppio filo l’uno all’altro. E se vi sembra un’accoppiata bizzarra, credetemi, insieme funzionano alla grande. “Devil’s Candy” è film teso e inquietante (grazie, anche, al tema composto dai Sunn O))) per l’occasione), ma che non rinuncia ad una buona dose di ironia. Il film è stato presentato quest’anno a Toronto e l’abbiamo visto a Torino a novembre, ma non ci sono notizie di un’uscita on demand.

  • “It follows” di David Robert Mitchell, USA

“It follows” è un guarda al passato, agli slasher anni ’70 e ’80, ispirandosi dichiaratamente ai capolavori di John Carpenter, riferimento chiarissimo nella splendida colonna sonora (ne abbiamo parlato QUI). La storia di una ragazza che, dopo aver fatto sesso, viene perseguitata da una misteriosa presenza è un pretesto per confezionare un horror pervaso da un sottile, ma palpabile, senso di pericolo imminente. Si tratta di un film derivativo, certo, ma non senza personalità, che sceglie di raccontare una storia tanto semplice quanto terrificante. Girato nel 2014 in un numero impressionate di Festival (tra cui il TFF 32),  tra febbraio e marzo 2015 è uscito nei cinema di Francia, Regno Unito e Stati Uniti. Il blu-ray inglese (ICON Entertainment) è già disponibile, ma sembra che a luglio 2016 sarà distribuito anche in Italia da Koch Media.

Spring

Spring

  • “Spring” di Justin Benson e Aaron Moorhead, USA

“Spring” non è solo uno dei miei horror preferiti dell’anno, è anche un film è delicatissimo e pervaso da un romanticismo per nulla stucchevole, che fa pensare alle opere di Linklater e ha il gusto per i dialoghi realistici del mumblecore.  Si tratta di un body-horror che mescola elementi mitologici e fantascientifici per raccontare, essenzialmente, la storia di un amore nato durante una vacanza in Italia (dove, peraltro, è stato girato). Non vi fate ingannare da questa descrizione, perché “Spring” è un horror a tutti gli effetti, con mostri tentacolari e sangue a volontà, ma è, allo stesso tempo, il film più romantico del 2015. Presentato lo scorso anno a Toronto, nel marzo di quest’anno è stato distribuito ufficialmente in alcune sale degli Stati Uniti dalla Drafthouse Films e rilasciato on demand da FilmBuff.  La Midnight Factory ha fatto uscire l’edizione home-video italiana proprio il 10 dicembre.

  • “Alléluia” di Fabrice Du Welz, Belgio/Francia

Liberamente ispirato alla storia vera di Raymond Fernandez e Martha Beck (noti come “The Lonely Hearts Killers”), “Alléluia” è il racconto del sentimento morboso che lega una coppia di truffatori e assassini. Fabrice Du Welz, già autore di “Calvaire”, torna con un film incredibile, che sconvolge per violenza fisica e psicologica. La storia è costruita come una sorta di viaggio allucinante attraverso un’insensata spirale di brutalità, raccontata tramite quattro momenti distinti della vita condivisa dai protagonisti, tra realismo quotidiano e stati di allucinazione. Presentato a Cannes a maggio 2014 e uscito in Belgio e Francia a novembre, è stato distribuito in home-video da Studiocanal alla fine di dicembre 2014 (e per questo credo possa entrare di diritto nella lista dei migliori film visti quest’anno).

  • “Bone Tomahawk” di S. Craig Zahler, USA

“Bone Tomahawk” è il film con Kurt Russell con i baffoni che tutti stavate aspettando (Tarantino chi?). Classico per ritmo e tono western, con i suoi tempi dilatati, si rifà alle atmosfere di pellicole come “Sentieri Selvaggi” di John Ford e “Le colline hanno gli occhi” di Wes Craven, integrando benissimo l’elemento cannibal senza esasperarlo e facendo uso di ottimi effetti prostetici. Poteva essere un’accozzaglia di elementi diversi, invece S. Craig Zahler gira un film vecchia scuola solido e con una sua specifica identità. Consigliato sia agli amanti della Frontiera che agli estimatori dei cannibal movie (probabilmente delusi da “The Green Inferno” di Eli Roth). Si tratta di un’uscita recentissima: il film è stato distribuito nelle sale statunitensi e on demand il 23 ottobre. Trovare il trailer più sotto.

Creep

Creep

Menzioni speciali

“Creep” di Patrick Brice, USA

Un operatore video risponde a un annuncio di lavoro su Craigslist, che lo porta nell’isolato chalet di montagna. “Creep”, scritto e interpretato – esclusivamente – da Patrick Brice e Mark Duplass, è un interessante found footage a bassissimo budget che si gioca sull’ambiguità di una situazione che, per tutti i suoi 78 minuti, sembra sempre sull’orlo di degenerare in qualcosa di orribile (merito, soprattutto, dell’interpretazione di Duplass). Ho dunque pensato che meritasse una menzione, pur non potendolo includere nei dieci titoli preferiti. Il film è stato presentato al South by Southwest nel 2014, ma è uscito on demand quest’anno ed è, inaspettatamente, incluso nel catalogo italiano di Netflix.

“What We Do in the Shadows” di Jemaine Clement  e Taika Waititi, Nuova Zelanda 

Il mockumentary di Jemaine Clement  e Taika Waititi sulla vita quotidiana di quattro vampiri di età diverse che vivono insieme a Wellington, è decisamente uno dei miei preferiti dell’anno. L’ho escluso dalla Top Ten perché, con il suo forte carattere parodico, potrebbe non essere considerato un horror a tutti gli effetti. Si tratta di un film divertentissimo, che gioca sui cliché del genere con grande vivacità, non rinunciando mai del tutto ad una vena genuinamente horror. “What We Do in the Shadows” è stato presentato al Sundance  a gennaio del 2014, per poi arrivare a Torino nello stesso anno, ma in molti paesi è stato distribuito in sala all’inizio del 2015. L’edizione home-video di Metrodome per il Regno Unito è invece uscita ad aprile. 

“The Enfield Haunting”, UK

“The Enfield Haunting” è una miniserie britannica composta da 3 episodi, diretta da Kristoffer Nyholm (regista di alcune puntate del “The Killing” danese) e andata in onda su Sky Living a marzo. La storia si ispira ad un caso di presunta attività paranormale noto come Poltergeist di Enfield (dalla quale è stato tratto il prossimo “The Conjuring 2” di James Wan). Sobria ma inquietante, riduce al minimo i classici spaventerelli improvvisi tipici delle storie di fantasmi per concentrarsi sulla costruzione dei personaggi. Eleanor Worthington-Cox, la piccola protagonista, poi, offre una prova recitativa davvero notevole. La serie è stata trasmessa in Italia il 31 ottobre 2015 da Deejay TV.

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