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Top Ten: i video più belli del 2017

Anche il 2017 sta per volgere al termine. Anche quest’anno (come del resto tutti gli altri) ha visto venire alla luce brani che diventeranno un successo, brani che lo sono già, brani che verranno dimenticati. Si può dire la stessa cosa dei loro videoclip? Può un videoclip incidere sul successo di un brano? Certo che sì.

Wikipedia dice: “Il videoclip (conosciuto in Italia anche come video musicale, filmato musicale) è un breve filmato scenografato, eventualmente coreografato e prodotto per promuovere una canzone ed il cantante che la interpreta”. A me piace dire che il videoclip è la forma visiva di un brano. Definizione a parte, ciò che importa è che i video possono farci ridere, piangere, tenerci incollati allo schermo; possono rivelarci qualcosa in più su una canzone che (con le sole orecchie) non avevamo percepito; possono aiutarci a spiegare ciò che al solo ascolto non eravamo riusciti a comprendere; oppure possono semplicemente accompagnare testi e musiche, incrementandone la capacità di emozionare.

 

Ecco quindi i più belli del 2017.

Depeche Mode, “Where’s The Revolution”. In vetta alla top ten non si può non collocare questo video per i rimandi. Per chi non li avesse colti: all’inizio l’immagine dei tre membri della band ripresi con barbe e baffi finti si rifà alla figura di Karl Marx; durante il video (in bianco e nero) alcuni dettagli diventano rossi…  Vi dice qualcosa il film Schindler’s List?

 

Kendrik Lamar, “Humble”. Otto nominations agli MTV Video Music Awards 2017 (di cui sei vittorie) già sono abbastanza esplicative. Vale la pena guardare questo video anche solo per due scene: il rapper in versione Papa e le immagini ispirate all’Ultima Cena (con un tavolo di rapper in occhiali da sole). Se aggiungiamo che il tutto è condito da effetti speciali e movimenti di macchina virtuosistici (realizzati con un Bolt High Speed Cinebot prodotto dalla Mark Roberts Motion Control), come potrebbe non essere in questa Top Ten?

Radiohead, “Lift”. Può un video di oltre quattro minuti, girato interamente in un’ascensore, ripercorrere una ventennale carriera? A quanto pare sì. Ci sono riferimenti alla vita personale di Tom Yorke (compaiono l’attuale fidanzata e la seconda figlia) ed anche a video di brani passati: le ballerine di “Street Spirit (Fade Out), il carrello della spesa di “Fake Plastic Trees”, gli uomini in giacca e cravatta di “Just”, tanto per citarne alcuni. Il video finisce con Yorke che crede di essere arrivato a destinazione ma in realtà ritrova se stesso. Potremmo definirla una metafora sul tempo: non importa quanto ne sia passato e quanto ne possa passare, non si fugge mai né dal proprio passato né da se stessi.

Jay Z, “The Story Of O.J.”. Si tratta di un vero e proprio cortometraggio. Il protagonista? Il razzismo, come si evince dal titolo, chiaro riferimento al celebre caso O.J. Simpson, che negli anni ’90 aveva fatto emergere il diverso trattamento giudiziario riservato ai neri. Il video ripercorre così secoli di razzismo negli Stati Uniti: c’è un susseguirsi di immagini che ritraggono personaggi usati per decenni per discriminare gli afroamericani.

Bjork, “The Gate”. 6 minuti e 47 secondi per l’esattezza in cui qualsiasi ascoltatore può sentirsi catapultato in una nuova dimensione, a metà strada tra realtà ed immaginazione. Colori accesissimi, immagini e paesaggi fantastici rendono questo video un piacere per gli occhi (senza considerare che il brano già di per sé è un piacere per le orecchie). Guardare per credere.

Gorillaz, “Saturnz Rules”. Il video è una rappresentazione animata (in perfetto stile Gorillaz): la band entra in una casa che si scopre essere infestata. Curiosità: la casa esiste davvero e si trova a Detroit (Michigan). Quale sia il motivo che ha spinto la band a scegliere proprio questa abitazione è (almeno per adesso) ignoto. Ma poco importa: la capacità dei Gorillaz di fondere animazione ed ambienti reali li rende inconfondibili ed ancora una volta hanno dato prova della loro originalità ed unicità.

Taylor Swift, “Look What You Make Me Do”. Quante versioni di Taylor abbiamo conosciuto in questi anni? Quanti partner (veri e presunti) le sono stati attribuiti? Quante se ne sono dette sul suo conto? Per chi non ne sapesse nulla, basterà guardare questo video: riassume tutti i momenti “epici” della sua carriera e della sua vita privata. Dai suoi fidanzati alle critiche ricevute, passando per la sua lotta contro i servizi streaming e per i suoi dissidi con Kim Kardashian e Kanye West in seguito ai VMA 2009 (quando fu interrotta da quest’ultimo nel ritirare un premio). E’ tutto spiegato in questo videoclip, che ci vuole dire che la vecchia Taylor è ormai morta.

Kesha, “Praying”. Girato tra la colorata montagna artificiale Salvation Mountain e il Lago Salton, questo video merita di essere in questa classifica soprattutto per il suo profondo significato. Si apre con la cantante in mezzo al mare su una zattera, senza voglia di alzarsi e di reagire. E poi mostra la sua rinascita, ricalcando il tema del brano, un invito a non arrendersi mai. A tutto c’è una soluzione ed anche la strada più buia ha una via di uscita: è questo il messaggio che la cantante vuole mandare a tutti i suoi ascoltatori. Bellissima e ben riuscita la contrapposizione tra i colori forti e vivi di tutti il video e il bianco e nero dell’immagine sulla zattera. Molto toccante la scritta finale “The beginning”, a significare che questo è solo l’inizio.

Tiziano Ferro feat. Carmen Consoli, “Il Conforto”. Sono state rilasciate due versioni del video, di cui la seconda in versione “LA – CT”. Ma la più bella resta sempre la prima: solo i due artisti ritratti su sfondo bianco, come sottofondo le toccanti parole della canzone, qualche abbraccio… Non serve più niente. Già basta questo per emozionare.

Cesare Cremonini, “Poetica”. Il cantante che si accende una sigaretta in giacca e cravatta: si apre così il video, integralmente in bianco e nero. Lui, un pianoforte, una stanza senza pareti, qualche luce: c’è solo l’essenziale. E basta per diventare la perfetta scenografia della canzone: l’eleganza e la classe di Cremonini sono già più che sufficienti.

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