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Top Ten: le migliori colonne sonore del decennio (2010-2019)

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Fine anno, tempo di bilanci. Rispolveriamo le classifiche. Personalmente le ho sempre amate. Così personali, così ingiuste e per questo divertenti. Nessuno è mai d’accordo su niente, i criteri oggettivi non esistono e il gusto (opinabile) di ciascuno di noi emerge – ahimè – in prepotenza.

Questa è la lista delle 10 colonne sonore del decennio (2010-2019), considerando nell’insieme film, serie TV, videogiochi, talk show, programmi di cucina…

(Scherzavo, le musiche dei programmi di cucina meritano una classifica a parte perché sono troppo belle).

Ho scelto di dare priorità ai film, che occupano ben 6 posti su 10. Ho dovuto escludere tantissimi nomi che mi sarebbe piaciuto vedere, ma – sfortunatamente – la vita è ingiusta, anche quando si tratta di classifiche di fine anno.

Ma bando alle ciance, accendiamo i motori! Peace & Love, e buona lettura.

10 Gris – Berlinist (2018): cominciamo subito con l’unico videogioco in classifica. Non poteva mancare l’opera d’esordio della casa indipendente spagnola Nomada Studio. Gris, la ragazza protagonista di questo dramma interattivo, attraversa tutte fasi del lutto e riempie di colori un mondo in macerie (probabilmente il suo inconscio o la sua anima, a seconda di quanto siate spirituali). Le musiche di Berlinist la accompagnano, talvolta la inseguono, tra momenti eterei e sferzate d’archi. Un’esperienza onirica.

9) BoJack Horseman – Patrick Carney (2014): la sigla di “BoJack Horseman” è una sigla che ti entra in testa perché è una sigla storta. Storta come tutta la serie, un cartone molto più adulto di tanta altra sedicente roba per adulti, in cui esseri antropomorfi fanno black humour sulla depressione e su altre belle cose che capitano alla gente perbene. Dicevo, la sigla è già cult, ma non mancano momenti in cui pezzi famosi vengono riarrangiati in maniera ispiratissima (come il capolavoro “A Horse with No Name” degli America. Oh yes!).

8) Fargo – Jeff Russo (2014). Non esiste una bella colonna sonora senza un bel prodotto audiovisivo. E viceversa. Ho amato la prima stagione di “Fargo”, la sua ambientazione, i suoi personaggi. E le sue musiche, perdinci! Jeff Russo crea lo sfondo sonoro perfetto di un Minnesota bianco e rosso, in cui neve e sangue si mescolano nelle vite di Lester Nygaard (Martin Freeman) e Lorne Malvo (Billy Bob Thornton). In questo poliziesco sui generis ispirato all’omonimo film dei Fratelli Cohen (1996), la vera chicca è “Wrench and Numbers”: assolo di batteria che ti si pianta in testa e che ti fa pensare “guai in vista!”.

7) Game of Thrones – Ramin Djawadi (2011-2019). Abbiate pazienza, da questo momento la classifica diventerà terribilmente banale. “GOT” non poteva mancare. La più amata, criticata, acclamata, vituperata serie televisiva degli ultimi quattrocentonovantanove anni è però assai aggraziata nelle sue musiche, grazie al sopraffino lavoro di Ramin Djawadi. Non parlerò della sigla, che la conoscono anche su Marte. Basta ascoltarsi brani come “Ligth of the Seven” e “The Night King” (che accompagnano – senza fare spoiler – momenti cruciali della saga) per venire catapultati a Westeros, pronti alla battaglia. Tanto non serve a nulla: qualcuno vi pugnalerà alle spalle.

Intermezzo: non ho mai visto Westworld e avrei tanto voluto mettere Better Call Saul, Rick e Morty e Stranger Things. Ma ho solo 10 posti a disposizione (l’ho già detto che la vita è ingiusta?), quindi niente da fare.

Fine del pit stop.  Ora è il momento dei film.

6) Birdman – o (L’imprevedibile virtù dell’ignoranza) – Antonio Sànchez (2014). Diretto dal messicano Alejandro González Iñárritu (che ha fatto incetta di statuette all’Academy: regia, film, sceneggiatura originale), “Birdman” è una pellicola, al contempo, irriverente e cattura-applausi (le cose non si escludono). Un film che sarebbe riuscito per metà, se un funambolo della batteria come Antonio Sànchez non ne avesse scritto la colonna sonora. “Birdman” vuole dimostrare tantissime cose, e tra queste che per le ritmiche di Sànchez si può maturare un vero e proprio feticismo. Godetene, godiamone tutti.

5) La La Land – Justin Hurwitz (2016): due volte premio oscar nel 2017 (colonna sonora e canzone) per “La La Land” (diretto dal bravissimo Damien Chazelle), Justin Hurwitz si dimostra uno dei migliori compositori di questa Hollywood degli anni ’10.  Ryan Gosling ed Emma Stone (bellissimi) ballano e sciorinano le loro abilità canore in “City of Stars e “Audition (The Fools Who Dream)”, la volta celeste da sfondo per il loro amore semi-eterno. È un musical, che vogliamo farci. Anche privandoci della vista, il risultato non cambierebbe.

4) The Hateful Eight – Ennio Morricone (2014). Ok, parliamo di Quentin Tarantino. Mentre ci riprendiamo da “Once Upon A Time… In Hollywood” uscito quest’anno, ci è impossibile non ricordare l’egregio lavoro fatto dal Maestro Ennio Morricone nel precedente western “The Hateful Eight” (che gli è valso l’oscar alla carriera, dopo anni di immeritato digiuno). Il film, in un continuo climax di tensione verso la resa dei conti, è esaltato dalle cupissime “L’ultima diligenza di “Red Rock” o “L’Inferno Bianco”, a ricordarci che la miccia è sempre pronta a esplodere. Ma non c’è solo Ennio. Ad un certo punto, i White Stripes entrano a gamba tesa con “Apple Blossom”. Così, a caso. Come direbbe il buon vecchio Jules Winnfield, “siamo contenti”.

3) Skyfall – Thomas Newmann (2012). Fare un film su James Bond non è facile. Fare un film autoriale in cui James Bond (Daniel Craig), prima praticamente invincibile, si trova a fronteggiare un’ineluttabile crisi di mezza età – ecco – non è roba da tutti. E chi poteva riuscirci, infatti, se non il binomio Sam Mendes-Thomas Newmann (quelli di American Beauty, ricordate?). “Skyfall” è un action intriso di malinconia agrodolce, il tutto mantecato dall’elettronica di brani quali “Voluntary Retirement” e “Shangai Drive”. Se poi citiamo l’omonima intro di Adele (premio oscar per la miglior canzone nel 2013 e, a mio parere, miglior pezzo di apertura di tutto il franchise), raggiungiamo vette inimmaginabili.

2) Whiplash – Justin Hurwitz (2014). Esordio ai lungometraggi di Damien Chazelle, già presente alla posizione numero 5 con “La La Land”. “Whiplash” è un film sulla musica e sui sacrifici in nome della musica, talvolta un po’ estremo e caricaturale, anche se d’impatto. La magnifica colonna sonora jazz non è un sottofondo, ma un espediente narrativo. Difatti, il protagonista-batterista si ritrova ad essere lui stesso esecutore dei pezzi più memorabili (cito i più emblematici “Whiplash” e “Caravan”). Movimenti di macchina e piani sequenza fanno il resto, facendo di questa pellicola un piccolo gioiello, da vedere in alternativa all’ascolto di un bel disco.

1) Inception – Hans Zimmer (2010). And the winner is… Hans Zimmer! Non c’è tanto da stupirsi. Tra tutti i film in cui il compositore tedesco ha lasciato la sua impronta, “Inception”, diretto dal regista nazional-visionario Christopher Nolan, rappresenta – forse – il momento più ispirato. Hans Zimmer ti prende per mano e ti porta, assieme all’agente Cobb (Di Caprio), nei meandri più reconditi dell’inconscio. La realtà è artefatta, la vita è un sogno. Se lo chiedono spesso i personaggi del film, hanno paura di rimanere intrappolati in una prigione onirica. Certamente agghiacciante, ma se questa condanna fosse compensata dall’ascolto di capolavori come “Time” e “Dream Is Collapsing”, non sarebbe un brutto compromesso.

 

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