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Top Ten: i migliori dischi del 2015

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Anche il 2015 sta cedendo il passo al nuovo anno… allora perché non ripercorrere insieme le uscite discografiche che lo hanno caratterizzato, stilando una classifica dei migliori album che hanno accompagnato le nostre giornate finora?

Molti i titoli degni di ‘nota’… ed estrapolarne soltanto dieci non è di certo impresa facile!

In ogni modo, dopo un’attenta e accurata selezione, questi sono quelli che più mi sento di consigliarvi:

‘Higher Truth’, Chris Cornell. Un ritorno graditissimo per una voce e un autore che non smentisce mai le attese. Un album questo, pensato e suonato in ‘acustico’, ma ben strutturato negli arrangiamenti, pur mantenendo quel piglio intimo e a tratti romantico che lo caratterizza da sempre.

‘Angels & Ghosts’, Dave Gahan & Soulsavers. Secondo disco nato dalla collaborazione tra i Soulsavers e Dave Gahan (frontman dei Depeche Mode). Band dalle radici più ‘electro-folk’, i Soulsavers rivestono al meglio la voce cupa di Gahan con sonorità calde e tradizionalmente rock-blues, fornendoci un album fortemente espressivo ed elegante, maggiormente arricchito da una produzione ‘alle spalle’, impeccabile.

‘Better Than Home’, Beth Hart. Il ritorno ‘solista’ della singer e songwriter americana Beth Hart, meglio nota per le sue collaborazioni con artisti del calibro di Jeff Beck, Buddy Guy, Joe Bonamassa e Slash. Undici tracce intrise di blues e sentimento, in cui Beth mette a nudo la propria anima raccontando la sua storia solo come la sua voce ‘sa fare’.

‘Hollow Meadows’, Richard Hawley. Un artista che qui in Italia meriterebbe il giusto spazio e la giusta attenzione. Una voce, quella di Richard, che ti riscalda il cuore così come la sua abilità compositiva, fatta di poche note… quelle ‘giuste’. Un album intimo, intenso, ‘sospeso nel tempo’, che ti cattura e allontana dalla frenesia quotidiana.

‘Crosseyed Heart’, Keith Richards. Un album che segna il ritorno solista della chitarra più ‘fuorilegge’ del rock. Un disco genuino, ‘senza pretese’, che fa da cornice ad un carisma musicale senza pari.Vinyl-records-iStock-1

‘Drones’, Muse. Un nuovo album per il trio inglese più venerato della storia della musica rock contemporanea. Un album, potente nel sound e nelle tematiche, che si pone come un ‘concept’ sulle politiche imposte da un ipotetico governo, incentrate sull’annullamento dell’individuo e il simbolico sopravvento dei droni (da cui il titolo).

’25’, Adele. Un’artista capace di catturare anche il più scettico degli ascoltatori. Una superstar ‘vintage’, per immagine, suono e interpretazione che sa come rendere ‘indimenticabile’ una canzone. Un album, ‘25’, tinto di nostalgia, perfettamente equilibrato sotto il profilo della produzione e dell’esecuzione, aspetti che lo rendono una delle pubblicazione più osannate del 2015.

‘How big, How blue, How beautiful’, Florence & The Machine. Una voce e un sound che si riconfermano ancora una volta per unicità e originalità. Dietro a questo nuovo lavoro, ci sono un esaurimento nervoso e uno scorcio di vita trascorsa nella sregolatezza, sensazioni ben rese in questo perenne senso di sofferenza che pervade l’intero album attraverso la voce ‘ipnotica’ e potente di Florence, che conferisce a questa produzione una ‘coerenza stilistica’ senza precedenti.

‘HoneyMoon’, Lana del Rey. Un’unica missione… riconducibile ad una sola parola ‘se stessa’. Una diva non diva, fragile ed umana ma al tempo stesso surrealista e visionaria. Un disco, ‘HoneyMoon’, che può a pieno titolo essere definito uno degli album ‘pop’ più tristi mai ascoltati di una star delle classifiche, orgogliosa di infierire un ulteriore schiaffo alle regole ‘non regole’ del ‘business’ musicale.

‘Human Love’, Newton Faulkner. Tre lunghi anni di silenzio anticipano l’uscita di questo nuovo, atteso lavoro. Un album che rispecchia al meglio la semplicità e autenticità, di un artista ‘uguale a se stesso’ in quella sua essenzialità riposta nella chitarra che altro non è, se non un prolungamento di sé. Ecco allora che il calore umano di cui Newton parla, passa dal cuore alla mente ed infine alle dita per dar vita ad un lavoro discografico che lo pone ad un livello artistico superiore, in termini musicali ed espressivi.

 

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