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  • Tori Amos: American Doll Posse

    Tori Amos

    Data di uscita: 25-05-2007

    Loudvision:
    Lettori:

Senza freschezza e con qualche punta amara

Dove “American” costituisce, sin da principio, il destinatario della denuncia sociale su cui è stato parzialmente costruito il concept; dove “Doll Posse” è la femminilità che si risveglia e prende coscienza di sé; dove Tori Amos è autocelebrazione ed autocompiacimento. La prima impressione, è che i passi di danza che le diverse note intrecciano si muovano perfetti all’unisono, rivolti nei medesimi scopo e direzione; un’idea oltre, è che al di là del manierismo, della classe e del (buon) gusto, questa perfezione formale tanto cerebrale volteggi piuttosto stancamente, abitutata a nutrirsi di sé dall’interno e di consensi all’esterno. “American Doll Posse” convince appieno nella forma, caleidoscopica, flessibile e perlescente; ma è nel contenuto, inteso un po’ come spirito, un po’ invece come intenzione, che l’album sbiadisce e s’attenua: i brani, sembrano essere il massimo ottenuto col minimo sforzo, ricalcando già tracciati (non necessariamente dalla stessa Sacerdotessa…) sentieri di pop femminile, blues, moderato rock e bizzarrìe folk. Gradevole come inevitabilmente ci si sarebbe potuti aspettare, la dodicesima fatica della Amos non riesce ad essere né stupefacente, né tantomeno memorabile, ma soltanto autocitazionistico e, di conseguenza, di buona resa. Forse, si raggiungono tali punti di sicurezza che il rinnovamento può parere sfida troppo ardua… E forse, è giunto per noi il momento di accontentarci, benchè con una punta d’amarezza.

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