Home > Recensioni > Torino 2015 — La felicità è un sistema complesso
  • Torino 2015 — La felicità è un sistema complesso

    Diretto da Gianni Zanasi

    vai alla scheda del film

    Loudvision:
    Lettori:

Proprio qui al Torino Film Festival, due anni fa, vedemmo nascere questo progetto, che il regista Gianni Zanasi venne a presentare in un evento insieme a Diego “Zoro” Bianchi (il suo “Arance e martello” è arrivato poco più di un anno prima nelle sale, dopo il passaggio alle “Giornate” veneziane nel 2014), quando era ancora poco più di un’idea su carta. Dopo il delizioso film precedente ormai risalente al 2007, quel Non pensarci che ha poi avuto anche uno spin-off televisivo, abbiamo quindi seguito con affetto la lavorazione di La felicità è un sistema complesso, che confermava molti elementi della squadra vincente che aveva contribuito al successo di quel piccolo “cult” (l’equivalente di “Smetto quando voglio” in quella stagione cinematografica, per chi non ricordasse): gli attori Valerio Mastandrea, Giuseppe Battiston e Teco Celio ancora in una “famiglia”, seppur lavorativa, Michele Pellegrini alla sceneggiatura (ma solo come contributo). Ma questa volta le ambizioni sono più alte, si tenta l’apologo, il tutto crolla miseramente dopo un inizio incoraggiante e ci si riduce ad ammirare un “one-man show” di Mastandrea alla lunga anche stucchevole

Enrico Giusti (Valerio Mastandrea) avvicina per lavoro dirigenti irresponsabili che rischiano di mandare in rovina le loro imprese. Li frequenta, ne diventa amico e li convince ad andarsene evitando così il fallimento. È il lavoro più strano e utile che potesse inventarsi, ed Enrico non sbaglia un colpo. Una mattina, un incidente rende orfani un fratello e una sorella di diciotto e tredici anni, candidati a diventare dirigenti di un gruppo industriale d’importanza nazionale. Enrico ha l’incarico di impedirlo: dovrebbe essere un caso facile, il coronamento di una carriera, ma tutto si complica. E l’arrivo inatteso della fidanzata straniera di suo fratello rende le cose ancora più difficili. In realtà, sarà il caso che l’uomo aspetta da tempo e che gli permetterà di cambierà le cose per sempre.

Tante, troppe cose non funzionano per nulla: la (quasi) inesistente drammaturgia che presto si risolve in una serie di scenette poco legate tra loro; l’abuso di musica a commento (canzoni di grande livello, quanti soldi sarà costato avere, per fare l’esempio più illustre, “Shes’s a Rainbow” dei Rolling Stones?) che occupa quasi la metà dell’imponente minutaggio con dei segmenti a metà tra il video musicale e la sottolineatura emotiva ridondante; i ruoli di contorno, su tutti un Battiston sprecato nel ruolo, fondamentale per la struttura a tesi, del “figlio di papà di professione”; i tre finali uno più ridicolo e raggelante dell’altro, e ci fermiamo qui.

Zanasi approccia il tutto con una regia che cerca spesso il virtuosismo, ma anche per questo aspetto, dopo un po’, scade spesso nella sterilità. La sua ambizione e la sua dedizione rispetto a questo progetto sono totali ma, da novello Icaro, mette l’asticella un po’ troppo in alto, finendo per rovinare al suolo fragorosamente. Intendiamoci, siamo molto sopra il livello medio del cinema italiano “di consumo”, Mastandrea riesce ad essere esilarante in più di un’occasione con il puro mestiere, il pezzo “Torta di noi”, cantato da lui a cappella nel film e da I Cani nei titoli di coda, potrebbe diventare un simpatico tormentone, e anche qui potremmo andare avanti nell’elenco.

Ma la difficoltà ad inserire nel breve spazio a disposizione tutti gli spunti offerti dall’opera è lo specchio fedele del problema maggiore: l’eccessiva lunghezza, due ore annacquate da tutto quello che abbiamo già detto precedentemente, al punto tale che la bevanda di partenza rischia di risultare al palato acqua e nient’altro. Non è così, ma consigliamo a Gianni, a cui comunque continuiamo a volere un gran bene, di partire alla prossima occasione (e speriamo che non si debbano aspettare altro otto anni) dalle battute e dalla struttura, non, come in questo caso, dal TEMA.

 

Pro

Contro

Scroll To Top