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Torino Film Festival 2013: Da Mazzacurati al capolavoro “Ida” di Pawlikowski

L’arrivo al Torino Film Festival è sempre traumatico appena si mettono le mani sul programma. Come orientarsi nel mare di proiezioni, rassegne, dibattiti, retrospettive che s’intersecano dalle nove del mattino a mezzanotte inoltrata? Bisogna forzatamente crearsi dei percorsi propri, paralleli o tangenziali, cercando di andare anche a naso per beccare prima di tutti il film da diffondere poi con il passaparola.

Il primo anno della gestione Paolo Virzì (con la fondamentale supervisione del direttore effettivo Emanuela Martini) ha promesso il ritorno a un festival più popolare, pensato per il pubblico oltre che per gli addetti ai lavori. La retrospettiva con una selezione di film della New Hollywood ne è un perfetto specchio, grandi capolavori immortali leggibili a più livelli, e quindi anche sul piano del mero intrattenimento, da qualsiasi tipologia di spettatore.

Cercherò da oggi di portarvi insieme a me tra una sala e l’altra, per documentare tutte le visioni di questa intensa settimana, lasciando lo spazio per l’approfondimento con la recensione canonica a quei film che più lo meriteranno, o a quelli, magari brutti, che più attraggono per tematiche o celebrità dell’autore.

Iniziamo il nostro viaggio dal povero Carlo Mazzacurati con il suo nuovo “La sedia della felicità“, e iniziamo subito anche con le dolenti note. Ricordate “Il mistero delle dodici sedie”, vecchio film di Mel Brooks basato sulla ricerca di un tesoro nascosto in una sedia, facente parte di un gruppo di dodici vendute a vari padroni? Oppure forse ricordate “Ho vinto la lotteria di Capodanno” con Paolo Villaggio, che ne era il remake non dichiarato? Questa è l’ennesima riproposizione di quel soggetto. Valerio Mastandrea e Isabella Ragonese devono recuperare i gioielli che una morente Katia Ricciarelli ha lasciato in una sedia del suo salotto. Che però nel frattempo è stato venduto ad un’asta fallimentare a diversi padroni. E qui parte la solita frenetica ricerca, a episodi più o meno riusciti. Il primo quarto d’ora si regge su un Mastandrea che appare in buona forma, poi è una deriva. Poche risate, alcuni passaggi francamente imbarazzanti (l’incontro con i fratelli montanari è davvero di cattivo gusto) e una marea di comparsate “eccellenti” buttate via, Albanese, Silvio Orlando, Bentivoglio e il peggior Marco Marzocca di sempre. Da dimenticare.

Il primo film del concorso ufficiale che guardo ha tutti i numeri sulla carta per essere una garanzia. Scritto e prodotto da Kim Ki-duk, dovrebbe bastare, no? E invece… Il soggetto doveva essere molto interessante, e soprattutto poco trattato e visto qui in Occidente: una spy-story dove quattro agenti della Corea del Nord si fingono una famiglia per andare al Sud a punire con la morte i dissidenti fuggiti. Stiamo parlando di “Red Family” di Ju-Hyoung Lee, una cocente delusione. La prima ora funziona, tra omicidi efferati e violenze assortite, anche psicologiche. La seconda parte, invece, quando i quattro dovrebbero “redimersi” e sposare la causa capitalista, ha la profondità del pistolotto finale di Stallone in “Rocky IV”. Il maestro Kim deve essersi corto di aver scritto una sceneggiatura debole, ed ha demandato altrove la regia. Due-tre scene d’impatto comunque si fanno ricordare.
[PAGEBREAK] Continuiamo con una veloce carrellata prima di arrivare al piatto forte. “The Way Way Back” di Nat Faxon e Jim Rash è il tentativo di ripetere a livello produttivo il piccolo miracolo “Little Miss Sunshine”, Sundance, successo in sala, nomination agli Oscar. Sempre marchiato Fox Searchlight (la divisione “indie” della Fox), e persino con due attori in comune tra i due film, Steve Carell e Toni Collette. Questa volta non si va oltre la carineria senza alcuna pretesa. In un estate a Cape Cod un adolescente sfigato crescerà, troverà amici e un piccolo amore. Che originalità, eh? Da salvare un Sam Rockwell divertentissimo, in un ruolo completamente sopra le righe.

Tutte le storie di Piera” di Peter Marcias è un documentario sulla grande Piera Degli Esposti, accurato e anche abbastanza agiografico. Tra testimonianze di registi e colleghi, l’attrice si apre alla confessione in voce off, suscitando simpatia e profonda tenerezza.

The station” di Marvin Kren prova ad ibridare “La cosa” e “Alien” ambientando il tutto sulle Alpi austriache. Filmetto convenzionale e che sopperisce all’evidente scarsezza di budget con macchina a mano ed effettacci sonori: il cinema horror più vecchio del mondo, che trova comunque una sua dignità nella cornice socio ecologica dell’assunto. Siamo in un futuro prossimo, i ghiacciai si sono quasi sciolti, ed hanno liberato dei letali microrganismi che infettano il soggetto ospite trasformandolo in orribile mutazione genetica. Semplice, no? Occhio al surriscaldamento globale, i ghiacciai servono anche a tenere congelati orribili scherzi di natura. Metafora chiara, piena sufficienza anche solo per questo.

In chiusura il vero capolavoro di giornata, e sarà difficile superarlo nell’intera manifestazione probabilmente. “Ida” di Pawel Pawlikowski, presentato fuori concorso nella sezione Festa Mobile, è cinema totale, puro, assoluto. Nella Polonia degli anni Sessanta una suora novizia esce dal convento per conoscere l’unica parente rimasta in vita e per cercare la tomba dei suoi genitori. Immerso in un magnifico bianco e nero, con una macchina da presa immobile che cerca la perfezione del quadro compositivo (riuscendoci spessissimo), “Ida” unisce profondità psicologica e pura anarchia narrativa e visuale, il tutto in ottanta minuti densissimi. Non c’è un’inquadratura superflua, una battuta fuori posto. E poi un complessino jazz che suona dal vivo in un localaccio di quart’ordine suona pezzi follemente accostati, da Coltrane a “24mila baci” (in italiano!). Sottolineato tre volte, un film da recuperare assolutamente.

Partenza subito a spron battuto, con sei film ho cercato di recuperare il giorno di ritardo con il quale sono arrivato a Torino. Aldilà dell’effettiva qualità, affrontare ogni mattina un viaggio per il mondo e per i mondi diversi della finzione cinematografica è un’esperienza sempre esaltante. Passo e chiudo per il momento, a domani.

“La sedia della felicità”: 3/10
“Red Family”: 5/10
“The Way Way Back”: 5/10
“Ida”: 9/10
“Tutte le storie di Piera”: 6/10
“The Station”: 6/10

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