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Torino Film Festival 2014 — Intervista a Eddie Redmayne

Al Torino Film Festival 2014 abbiamo incontrato Eddie Redmayne, protagonista con Felicity Jones di “La teoria del tutto” (“The Theory of Everything”), il film di James Marsh dedicato alla vita del celebre astrofisico Stephen Hawking, colpito in giovane età da una grave malattia neurodegenerativa (qui la nostra recensione).

Redmayne, 32 anni, è stato Marius in “Les Misérables” di Tom Hooper e prossimamente lo vedremo anche in “Jupiter – Il destino dell’universo” di Andy e Lana Wachowski.

Com’è stato il tuo primo incontro con Stephen Hawking?
Io e Stephen ci siamo incontrati solo quattro o cinque giorni prima che iniziassero le riprese. Mi sarebbe piaciuto avere più tempo ma in quel periodo lui era piuttosto impegnato. Sono andato all’incontro, nella sua casa di Cambridge, con grande emozione e trepidazione. Ero anche un po’ preoccupato perché a quel punto avevo già completato le mie ricerche e avevo chiara l’evoluzione del personaggio così come era stato rappresentato in sceneggiatura, perciò mi domandavo: e se ora, vedendo Stephen di persona, capisco di aver sbagliato tutto?

Comunicare con lui è un’esperienza molto particolare, nel corso delle tre ore che abbiamo passato insieme avrà detto non più di otto frasi. Mi ha raccontato però alcune cose di sé, dandomi anche indicazioni molto utili su com’era la sua voce prima che iniziasse a usare il sintetizzatore vocale. Tra l’altro, la voce di Stephen è coperta da copyright ma, dopo aver visto un primo girato del film, lui è stato così generoso da permetterci di usarla.

Come ti sei preparato al ruolo?
Ho cercato di avere un approccio tridimensionale, gli elementi da tenere in considerazione erano molteplici. Innanzitutto c’era l’aspetto scientifico sul quale mi sono documentato il più possibile, iniziando dai siti web che spiegano l’astronomia ai bambini (ride, ndr) fino ai testi scritti dallo stesso Stephen. Dal punto di vista fisico, mi è stato d’aiuto incontrare persone affette da sclerosi laterale amiotrofica e poi, naturalmente, ho studiato i materiali fotografici e video che ritraggono Stephen nel corso degli anni per capire e riprodurre in modo credibile, con l’aiuto di un coreografo, l’avanzare della sua malattia e la progressiva degenerazione muscolare.

Hai individuato dei punti in comune tra te e Stephen Hawking?
Sono in grado di comprendere le sue emozioni, ma di certo non posso sapere cosa voglia dire essere un genio (sorride, ndr) né, soprattutto, affrontare quel tipo di malattia.

Hai incontrato anche Jane Hawking?
Sì, è una donna straordinaria. Prima che iniziassimo a girare ci ha invitati a cena, c’era anche Felicity Jones: Jane le ha mostrato i propri vestiti, le fotografie… E non dimenticherò mai il primo giorno di riprese: la mia scena prevedeva che camminassi in giro per Cambridge nei panni del giovane Stephen, dovevo solo camminare ma ero piuttosto nervoso. Jane è arrivata, mi ha visto, è venuta verso di me e… «No, no, no, devi avere una spetto più disordinato!». È stato bello perché, come attore, non ti capita spesso che qualcuno così informato sul tuo personaggio venga a darti dei consigli! Nutro grande ammirazione per Stephen e Jane come coppia: hanno superato tante prove, tanti ostacoli, ora non stanno più insieme ma sono ancora amici.

Quali sono state le scene più difficili?
La scena della separazione, poi condensata al montaggio, ha richiesto riprese molto lunghe – di dieci o anche quindi minuti – ed emotivamente impegnative. E mi vengono in mente i momenti in cui il personaggio è sulla sedia a rotelle: sul set usavamo due sedie, una manovrabile dalle ruote posteriori e l’altra dalle ruote anteriori. La cosa complicata per me era manovrarle senza muovere le mani ma solo le dita.

L’Academy premia spesso questo tipo di trasformazioni fisiche: ti aspetti la nomination all’Oscar?
Se come attore pensi troppo a queste cose, rischi di perdere la lucidità. Ho scelto di girare “La teoria del tutto” non per la possibilità di vincere premi, né perché si trattava di una sfida a livello fisico, ma semplicemente perché la sceneggiatura raccontava una storia straordinaria ed ero interessato ad ottenere la parte. La ricompensa più grande per me è stato sapere che Stephen ha visto il film e lo ha apprezzato.

Hai visto il film per la tv “Hawking”, prodotto dalla BBC nel 2004, dove il protagonista è interpretato da Benedict Cumberbatch?
Ben è un mio caro amico ma ho pensato che fosse meglio non vederlo perché c’era il rischio di rubare qualcosa dalla sua interpretazione e non volevo esserne influenzato. Ma appena avrò concluso la promozione di “La teoria del tutto” lo vedrò.

Il film ci mostra la rivalità tra Stephen Hawking e Kip Thorne, che di recente è stato consulente e produttore esecutivo di “Interstellar”. Sai se tra loro c’è stata anche una scommessa su quale dei due film andrà meglio al botteghino?
(Ride, ndr) Beh, in effetti negli Stati Uniti i due film sono usciti nello stesso giorno. E tanti miei amici sono venuti da me per domandarmi: «Hai visto “Interstellar”? Me lo spieghi?».

A cura di Donato D’Elia e Valentina Alfonsi

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