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Torino Film Festival 2017 – Il ’77, la Corea del Nord e la Russia degli anni Novanta

Oggi parliamo di Est, d’Europa e del mondo, con due film che erano già presenti nella Selezione Ufficiale di Cannes 2017 ma che ai tempi non avevamo visto, le due visioni più interessanti e stimolanti (almeno finora) di questo Torino Film Festival 2017.

Parliamo di un film di finzione, “Tesnota/Closeness” di Kantemir Balagov, e del nuovo lavoro del grande documentarista Claude Lanzmann“Napalm”.

Partiamo proprio da quest’ultimo; il regista francese, autore del fondamentale “Shoah”, era tra i componenti della prima delegazione europea che poté visitare la Corea del Nord dopo la guerra del ’50/’53 che spaccò il Paese definitivamente in due, al di sopra e al di sotto del 38mo parallelo. I pesanti bombardamenti statunitensi con quantità spropositate di napalm lasciarono sul terreno più di 4 milioni di morti e contribuirono a compattare la popolazione attorno al leader Kim Il-sung, iniziando quel processo che avrebbe poi portato alla completa chiusura del Paese verso l’esterno e ad una vera e propria dinastia regnante al comando ancora oggi con il nipote di Kim, Kim Jong-un. Questa semplificazione brutale serve ad introdurre un’opera coraggiosa, che riesce a coniugare sapientemente stile della messa in scena e materia di studio. Lanzmann torna nel 2015 in Corea, ci fa vedere quello che il severo controllo gli permette di far vedere (pochissimo) e poi ha un’intuizione geniale. La seconda parte del film è occupata da un lungo racconto, camera sul primo piano del regista, voce piana e quasi mesmerizzante, di un episodio incredibile che accadde nel ’58, ai tempi della prima visita. La fugace, tenera ed avventurosa storia d’amore con un’infermiera, che assume pian piano un significato simbolico gigantesco. Un’unica parola i due riescono a scambiarsi senza bisogno di traduzione, ed è proprio “napalm”, il gas che ha bruciato il corpo della ragazza, che ha sventrato un Paese intero, che è alla radice di odi e contrapposizioni ancora oggi (e, anzi, sempre più) d’attualità. Una piccola opera di un grande autore, piccola per agilità produttiva e realizzativa, ma chiave di volta per comprendere di più quello che sta al di sotto della superficiale cronaca di solito dedicata alle stravaganze del bamboccione al comando. Consigliatissimo.

Passiamo a “Tesnota”, diretto da un allievo, si direbbe più che promettente, di Alexandr Sokurov. Il ventiseienne Balagov racconta una storia ambientata nel 1998 alla periferia dell’impero decaduto, nel Caucaso settentrionale. Etnie e religioni l’un contro l’altra armate pur nell’apparente stabilità, crisi economica ed umana, matriarcato arido e totalitario, una protagonista sulle spalle della quale si appoggia l’intera operazione, la bravissima Olga Dragunova. Sequenze durissime ed allo stesso tempo pudiche e imbevute d’incomparabile grazie registica, un uso dei colori significante (occhio ai vestiti e ai momenti nei quali vengono indossati), una progressione senza scampo. La protagonista, ad un certo punto, non è più padrona del proprio futuro, e nel film diventa afona, perde la voce: un piccolo esempio di come il regista usi gli eventi per portare avanti un discorso coerente e compatto. Imperdibile.

Chiudiamo con un piccolo progetto, che non vedrà probabilmente mai la sala ma che speriamo venga mostrato in qualche altra proiezione pubblica oltre questa torinese. Parliamo di “77 No Commercial Use” di Luis Fulvio, identità artistica del grande montatore e archivista Fulvio Baglivi, uno, per intendersi, della squadra di lavoro che. nella notti di tutti i fine settimana, ci regala pezzi di storia del cinema con “Fuori Orario”. Un lungo lavoro di montaggio dedicato all’anno della contestazione, del punk, del piombo, di Star Wars e di Incontri Ravvicinati. Prendendo Blob come nume tutelare ma distanziandosi nello stile (non materiali eterogenei che accostati acquistano nuovo senso ma una più semplice riproposizione cronologica e compilativa), poco più di due ore di politica, cinema, musica, cultura, fumetti, tutto quanto prodotto in quell’anno pieno di avvenimenti, vero e proprio crocevia tra il passato e il futuro del nostro Paese. Il “no commercial use”, oltre che scelta politica, è anche scelta obbligata: i diritti di musica e sequenza da film costerebbero uno sproposito.

 

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