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  • Torino Film Festival 2017 — Amori che non sanno stare al mondo

    Diretto da Francesca Comencini

    Data di uscita: 29-11-2017

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Francesca Comencini, reduce dalle imprese registiche di “Gomorra-La serie”, autrice di una sequenza d’inseguimento automobilistico in tangenziale a Napoli nella seconda stagione che davvero rimanda alla stagione del poliziottesco anni Settanta dei Castellari e dei Di Leo, torna al cinema con la riduzione di un suo romanzo, “Amori che non sanno stare al mondo”, in uscita oggi nelle sale italiane e passato al Torino Film Festival dopo l’anteprima mondiale di quest’estate in Piazza Grande a Locarno. Il romanzo era pubblicato da Fandango Libri, e Domenico Procacci produce anche questo lungometraggio sorprendente, felicemente in bilico tra introspezione psicologica e dramma romantico, con una coppia di protagonisti perfettamente calati nei panni di Claudia e Flavio, intellettuali, borghesi, faticosamente e disperatamente amanti nel corso di un decennio. Thomas Trabacchi conferma il felice momento artistico (molto buona la sua performance anche nel recente “Nico, 1988″ di Susanna Nicchiarelli) ma è soprattutto Lucia Mascino a regalare un’interpretazione da ricordare, donando corpo e anima alla sua Claudia, denudandosi emotivamente e letteralmente davanti alla macchina da presa: non abituale una prova così fisica e intensa, nell’asfittico panorama del cinema medio/autoriale italiano contemporaneo.

Claudia e Flavio si sono amati a lungo e con grande passione. Poi tutto è finito e per lei non è stato facile. Dopo tanti anni il loro mondo è alla deriva. Lui sente il bisogno di andare avanti, tornare a terra; lei, invece, non vorrebbe dimenticare mai. Una commedia sentimentale che racconta con ironia e grande lucidità una storia d’amore che non sa stare al mondo e il modo in cui le donne ne affrontano la fine e un nuovo inizio.

Francesca Comencini, possiamo dirlo francamente e senza peli sulla lingua, delle due è la sorella brava, autrice non assimilabile alla melliflua (artisticamente parlando) sorella Cristina. Il suo indubbio talento è confermato in questo film, dove ha il difficile compito di adattare per lo schermo un proprio romanzo, e l’operazione si può dire riuscita. La regista e sceneggiatrice isola i brani del testo più significativi e costruisce attorno alla Mascino una progressione drammatica e brillante insieme, mettendo a nudo le debolezze, le isterie, i momenti di giusta ritorsione (ma giusta per chi?) di una coppia di adulti che pensano, come tutti, come sempre, solo e soltanto al proprio benessere personale.

Sprazzi di onirismo che vengono direttamente dalla fortunata e innovativa serie “Legion” di Noah Hawley (la docente della lezione sull’età femminile nel mercato eterocapitalista ricorda molto le movenze della sensazionale Aubrey Plaza della serie), piazzate di un egocentrismo sfrenato, racconto non lineare che va avanti e indietro nel tempo in maniera fluida e mai confusa, finalmente (dopo l’imbarazzo per il film di un’altra figlia d’arte, la Maria Sole Tognazzi di “Io e lei”, sul tema, trattato in maniera sconcertante) un rapporto lesbico vero, intenso, girato con sensibilità d’autrice.

Certo, inevitabilmente non tutto funziona, e l’opera non è esente da difetti. Non tutte le performances sono dello stesso livello, non tutti i segmenti sono necessari, nella parte centrale si gira un po’ a vuoto ribadendo inutilmente gli stessi concetti … Ma questo è un film che di solito si gira Oltralpe, in Francia, non qui da noi. Merita di essere premiato al botteghino, merita di essere incoraggiato il cinema medio di qualità, per elevare il livello anche in quello strategico settore del mercato che, specie nelle grandi città, riempie le sale con pubblico medio/alto borghese, la stessa classe sociale dei protagonisti. Che amerete, a tratti odierete, ma che porterete con voi dopo la visione per un bel pezzo, ve lo assicuro.

 

 

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