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Torino Film Festival 2017 — Incontro con Pino Donaggio

Il Gran Premio Torino è stato consegnato a Pino Donaggio mercoledì 29 novembre, alla prima della proiezione delle versione restaurata di “Dress to Kill” (“Vestito per uccidere”, 1980) di Brian De Palma, all’interno della retrospettiva dedicata al regista statunitense dal Torino Film Festival 2017. 

A consegnare il premio, la direttrice Emanuela Martini e il regista Maurizio Zaccaro.

«Il cinema è anche un’arte collettiva» ha dichiarato Martini alla cerimonia di consegna. «Già dallo scorso abbiamo deciso di assegnare il Gran Premio Torino non ad un regista, ma all’esponente di un’altra altre che contribuisce alla realizzazione del film. Abbiamo scelto la musica, con uno scrittore di colonne sonore molto legato alla retrospettiva su De Palma: Pino Donaggio».

«È stato un onore ricevere questo Premio perché sono molto legato a Torino, da quando ancora cantavo» ha detto Donaggio. «De Palma scherza sempre dicendo di avermi tirato fuori dalle acque di Venezia. In realtà devo dire che ci siamo capiti da subito», ha aggiunto.

Nato a Burano nel 1941, di formazione classica e violista presso I solisti veneti, Pino Donaggio intraprende negli anni ’50 la carriera di cantautore. Autore del grande successo “Io che non vivo (senza te)” nel 1964, riproposta da Elvis Presley con il titolo “You Don’t Have to Say You Love Me”, nel 1973 inizia la sua carriera di compositore per il cinema con la splendida colonna sonora del thriller “A Venezia… un dicembre rosso shocking” di Nicolas Roeg. 

Notato da Brian De Palma, che cercava un compositore dalle sonorità simili a quelle di Bernard Herrmann, nel 1975 viene ingaggiato per le musiche di “Carrie, lo sguardo di Satana”: per i due artisti è l’inizio di una lunga collaborazione, che conterà le musiche di “Vestito per uccidere” (1980), “Blow Out”(1981), “Omicidio a luci rosse” (1985), “Doppia personalità” (1992), “Passion” (2012) e “Domino”, prossimo film del regista americano e attualmente in lavorazione. Ma non solo De Palma nella filmografia di Donaggio, che ha realizzato colonne sonore per Dario Argento, Joe Dante, Lucio Fulci, Michele Soavi, Pupi Avati, Liliana Cavani, Troisi e Benigni, Maurizio Zaccaro e molti altri.

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Alla premiazione è seguito un incontro con Pino Donaggio, il direttore d’orchestra Natale Massara, suo collaboratore in tutti i film di De Palma, e Maurizio Zaccaro, moderato dal critico Adriano De Grandis e da Emanuela MartiniNel corso dell’incontro si è parlato del suo metodo di lavoro, il suo rapporto con Brian de Palma, ma non solo.

Come si lavora alla composizione di nuova colonna sonora

Donaggio: Quando cantavo, non sapevo di avere una memoria visiva così forte. Ho scoperto che quando vendo un film, me lo ricordo tutto. Ho imparato fin da subito a seguire le immagini, a pensare ai tempi da dare alla scena. Non porto la mia musica al film – cosa che fanno altri, non è uno sbaglio – ma io cerco di trovare una musica per il film. Mi piace pensare di fare una musica diversa a seconda del regista che incontro. Per Giuseppe Ferrara ho fatto film politici come “Giovanni Falcone”, componendo musica più ritmica e legata al territorio (ad esempio, ricercando sonorità nei canti siciliani). Sperimentavo. Con Brian affrontavo un genere più thriller, legati alla tematica sessuale. In America fatto tanti horror, anche a basso budget. Ho lavorato con Joe Dante ne “L’ululato” e “Pirahna”, ma ho fatto anche quattro film con questo giovane regista che che aveva delle grandi idee ma purtroppo non ha avuto molto successo, David Schmoeller (alla fine dell’incontro, Donaggio ha rivelato di essere il solo ideatore del celebre, almeno per gli appassionato di b-movie, espediente sonoro delle voci dei manichini in “Tourist Trap” di Schmoeller, ndr). Ma ho fatto anche commedie, le serie televisive, mi piace cambiare genere. Credo sia semplicemente la voglia di scrivere. Qualunque sia il genere, lo faccio con entusiasmo. Poi se vogliamo parlare del tema che mi è riuscito meglio, io credo sia quello di “Blow Out”.

Massara: I primi tempi, quando si faceva questo tipo di musica per il cinema, c’era un tipo di emozione che oggi, con l’uso della tecnologica che rendo tutto preciso, non c’è più. Pino scriveva questi temi, ma poi ci incontravamo, discutevamo il tipo di strumentazione da usare, e tutto questo ci portava a scoprire certe sonorità inaspettate. Noi ci trovavano quando il film era già montato a dover fare le sequenze e per ognuno di noi era una scoperta. Lui che aveva composto le musiche, io che avevo orchestrato, sentivamo tutti questi suoni, l’emozione di essere riusciti arrivare ai sincroni. Durante la registrazione della musica di una delle scene di “Dress to Kill”, ad esempio, Brian voleva apportare una modifica alla sequenza e voleva naturalmente adattare la musica. La musica però non è un salamino, non è così facile allungarla o accorciarla. Avevo delle difficoltà, ma mi sono intestardito e quella sera stessa ho fatto in modo di adattarla senza tagliarla. Una cosa che mi ha davvero dato soddisfazione. Sono cose che non accadono più. 

Zaccaro: La musica è una lingua che un regista deve apprendere pian piano, perché non è un musicista, ma deve usare e capire queste nozioni. Stare insieme a persone come Pino Donaggio e gli altri maestri con cui ho lavorato sono stati sempre fonte di grande conoscenza. Questa cosa forse si sta un po’ perdendo, perché a causa dei costi sempre più bassi di produzione, anche grazie alla tecnologia, si si fa più un lavoro orchestrale. Così le musiche sembrano più gelide. L’avvento del montaggio audio e video digitale ha in qualche modo contribuito un all’isolamento degli artisti, dei sound designers.

 

Come funziona il rapporto tra compositore e regista

Donaggio: Generalmente il regista ha le idee chiare, ti spiega cosa vuole. Il rapporto con Brian è durato tanto e va ancora avanti perché lui pensa alla musica nello spesso modo in cui lo faccio io. Ci siamo trovati. Paul Hirsch, il montatore (di molti film di De Palma, tra cui “Carrie” e “Blow Out”, ndr) dice che stiamo così bene insieme perché lui gira freddo, mentre io con la mia musica scaldo un po’ la scena. Poi non so se sia vero. Il regista poi partecipa a quello che tu scrivi dopo, perché ti dice chiaramente che in quel punto vuole un pianoforte da assolo o un’orchestra forte. Ad esempio, l’idea del finale di “Blow Out“, con la musica sui fuochi d’artificio, è ovviamente un’idea di Brian. Però ogni regista è diverso. Lucio Fulci per il “Gatto Nero”(proiettato a TFF 35 nella sezione Non dire gatto…, ndr) mi aveva dato carta bianca e ha visto il lavoro finito. Questo però è molto raro, dei 120 film che ho fatto è l’unico che mi ha detto una cosa del genere. Sono pochi i film dove ho potuto mettere le cose che volevo. Alla fine anche con i più puntigliosi, come era la Cavani, il risultato c’è. Per “Passion”, l’ultimo film di De Palma, avevo mandato una demo del tema a Brian e a lui non piaceva, diceva che none era caldo e non dava emozioni. Allora ho pensato di tenerlo per i titoli di coda. Quando ha sentito il pezzo con l’orchestra, ha cambiato idea.

L’incontro con Brian De Palma 

Donaggio: All’inizio non conoscevo il cinema di De Palma, né la musica di Bernard Herrmann. In realtà non sono partito con la passione del cinema, come non ero partito con quella del canto, ma è cambiato tutto. Con Brian c’è sempre stato un ottimo rapporto, ci siamo capiti subito (anche perché c’era Paul Hirsch che parlava benissimo italiano). Quando ho iniziato a lavorare su “Carrie”, aveva già montato qualcosa di Herrmann. Ho tenuto il canone finale, quando esce la mano, e le note dissonanti con violini. Gradualmente, però, ho cercato di variare e allontanarmi un po’ alla volta da quelle sonorità. In “Body Doble” già non c’è più niente di simile. Brian ha sempre Herrmann in testa, perché all’università proiettava i film di  Hitchcock e li sapeva a  memoria. Io riconosco subito quando sta pensando a quel tipo di accordi, come in quel film che ha fatto con Patrick Doyle (“Carlito’s Way”, ndr). 

Anticipazioni su “Domino”, il nuovo film di Brian De Palma.

Donaggio: È la storia di un poliziotto che deve indagare sulla morte del proprio collega, che coinvolge il terrorismo e la CIA. È un thriller, ma un po’ diverso da quelli che ho fatto con De Palma. Non un thriller in cui posso mettere ritmi, è tutto orchestrale, tranne una parte in cui c’è musica araba, quindi più ritmica. C’è una sequenza particolare verso la fine in cui non ci sono effetti sonori o suoni d’ambiente, ma solo musica. 

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