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Torino Film Festival 2017 — Notte Horror

Cari, piccoli zombetti, come amava chiamarci il buon vecchio Zio Tibia, anche quest’anno è tempo di Notte Horror, quell’appuntamento imperdibile del Torino Film Festival che se da un lato ci fa tornare bambini, ricordandoci quelle lunghe notti passate davanti alla tv a vedere film come “La Casa 2”, “Ammazzavampiri” o “Demoni”, dall’altro prova a regalarci una versione un po’ più salubre dell’esperienza delle maratone notturne nelle vecchie Grindhouse sulla 42esima Strada di New York. Una grande festa del cinema di genere. 

Maestra di cerimonie, la direttrice Emanuela Martini, che come ogni anno ci ricorda che tra un film, un cornetto e un caffè offerto dal festival, è sempre possibile schiacciare un pisolino. 

Tre i film in programma nella notte del 25 novembre, da mezzanotte fino alle 6 del mattino: “Kuso” del musicista di elettronica e rapper Flying Lotus, “Game of Death” di Sebastien Landry e Laurence Morais-Lagace e “The Cured” di David Freyne. 

Io, però, approfittando dell’offerta di film horror sempre molto generosa durante il Festival di Torino, ammetto di aver barato: la mia Notte Horror è cominciata un po’ prima prima della classica ora delle streghe, con la visione di “The Lodgers” dell’irlandese Brian O’Malley. 

Questo è il resoconto di quasi 8 ore – ora più ora meno – non-stop di visioni dell’orrore, tra celebri case infestate, mutanti, zombi e morti ammazzati. 

the-lodgers-torino-film-festival-2017The Lodgers - Brian O’Malle

Ambientato nell’Irlanda rurale del primo Novecento, “The Lodgers”, presentato al Toronto Film Festival, è un racconto gotico che vede protagonisti i gemelli Rachel (Charlotte Vega) ed Edward (Bill Milner), appena diciottenni. Orfani da anni, vivono in una grande casa isolata, che condividono con misteriose entità che li tengono lontani dal mondo esterno. Diretto dal regista di “Let Us Prey” Brian O’Malley e scritto dal musicista e docente di letteratura gotica David Turpin, “The Lodgers” è stato girato a Loftus Hall, una residenza storica nella Penisola di Hook che si narra sia infestata da spettri e demoni, nell’anno del 666esimo anniversario. Al di là della trovata di sicuro impatto, anche se non particolarmente raffinata, O’Malley confeziona un film elegante e dal ritmo dilatato, che si lascia decisamente ispirare da grandi classici della cinematografia gotica come “The Innocents” (1961) di Jack Clayton e fa della suggestiva ambientazione la propria forza. “The Lodgers” non punta a sorprenderti, a stupirti con i suoi colpi di scena, a farti saltare sulla sedia, ma ti avvolge con la sua atmosfera densa e impregnata di un senso di malessere palpabile. Curassimo a livello visivo, “The Lodgers” forse pecca nella scrittura. Con una maggior attenzione alla costruzione dei personaggi e dialoghi più equilibrati, sarebbe potuto essere qualcosa di veramente speciale. 

kuso-torino-film-festival-2017Kuso - Flying Lotus

Prendete uno degli episodi sulla tv interdimensionale di “Rick & Morty” di Dan Harmon, mescolatelo con un po’ di “Monty Python’s Flying Circus” e un pizzico “Atlanta” di Donald Glover, aggiungete David Lynch, Shinya Tsukamoto e John Waters a piacere. Ora, pensate a tutto questo, ma in acido. Solo così potete farvi un’idea di cosa sia “Kuso” di Flying Lotus, musicista statunitense di musica elettronica e celebre rapper. “Kuso”, presentato al Sundance Film Festival 2017, è videoarte. Caustica, scioccante, nauseante, eccessiva, gratuita, ma assolutamente interessante, anche solo per il notevolissimo lavoro che l’artista fa sul suono. Flying Lotus prova a mostrarci dei piccoli spaccati della bizzarra vita quotidiana di alcuni sopravvissuti ad un terribile terremoto che li ha resi mutanti deformi, attraverso un montaggio di spezzoni di quelli che sembrano quasi programmi televisivi. Non per tutti e forse eccessivamente lungo, ma un’esperienza che gli spettatori della Notte Horror del TFF35, nel bene o nel male, non dimenticheranno mai.

game-of-death-torino-film-festival-2017Game of Death di Sebastien Landry e Laurence Morais-Lagace

«Avventurosi, attenzione. Non cominciate se non intendete finire», dicevano le istruzioni di “Jumanji”. Vale più o meno lo stesso per questo “Game of Death”, presentato al SXSW Film Festival,  solo che invece di tirare i dadi e scappare, per sopravvivere bisogna ammazzare almeno una persona ogni 20 minuti. Uccidi o ti esploderà la testa. Niente di originale, soprattutto dopo il recentissimo “The Belko Experiment” di James Gunn e Greg McLean, ma la premessa sembra decisamente in grado di regalare un’ora e mezza di puro divertimento. Purtroppo, i registi canadesi Sebastien Landry e Laurence Morais-Lagace sono incapaci di portarla avanti in maniera incisiva. Sbagliano l’approccio del racconto, perdono ben presto il ritmo, arrivano ad inserire una sequenza animata che, narrativamente, non ha alcun senso (se no, nella parte in 8-bit) e uno stucchevole sottotesto morale. Un horror che si dimentica dopo i titoli di coda. 

the-cured-torino-film-festivalThe Cured David Freyne

Il regista irlandese David Freyne, con il suo primo lungometraggiofa onore alla più classica tradizione romeriana, confezionando un solido film di zombi di denuncia sociale. In un’Irlanda devastata dagli effetti dell’epidemia causata dal virus MAZE, che trasforma gli uomini in mangiatori di carne umana, è stata trovata una cura in grado di guarire il 75% dei malati. I guariti, che ricordano tutto quello che hanno fatto durante l’infezione, dovranno affrontare il ritorno a casa, tra la paura e la discriminazione della resto della popolazione, che in qualche modo li considera ancora dei mostri. Tra questi, Senan Browne (Sam Keeley) trova accoglienza dalla cognata Abbie (Ellen Page, qui anche in veste di produttrice), rimasta vedova durante l’epidemia. La premessa di “The Cured”, che arriva anche questo dal TIFF 2017, è forse un po’ troppo simile a quella della serie tv della BBC “In the flesh”, ma il film è solido e si prende il suo tempo per affrontare con intelligenza e sensibilità sia il tema del disturbo post-traumatico da stress (DPTS) che quello di una tensione sociale e politica che affligge l’Irlanda da sempre. Un buon esordio. 

La 35esima edizione del Torino Film Festival ci regala così una Notte Horror interessante e variegata, che osa mostrando un’opera come “Kuso” ad un pubblico forse non adattissimo (ma estremamente partecipativo) e che probabilmente sbaglia l’ordine delle proiezioni. Considerando la gravità del tema trattato, “The Cured” meritava forse di essere proposto all’inizio, a mente più fresca. Tutto sommato, però, la maggior parte degli spettatori è rimasta in sala fino alle 6 del mattino, cosa che conferma l’interesse verso questo tipo di celebrazioni – è forse il caso di dirlo – collettive del genere.

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