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  • Torino Film Festival 2017 — The Disaster Artist

    Diretto da James Franco

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The Room” di Tommy Wiseau, probabilmente, non è una film molto noto in Italia, ma Oltreoceano si è conquistato negli anni lo status di cult assoluto. Il film più brutto della Storia del Cinema.

Certo, non è la prima volta che lo sentite. Lo si è detto di “Plan 9 from Outer Space” di Ed Wood, di “Troll 2” di Claudio Fragasso, forse anche uno qualunque dei film di Uwe Boll.  Non importa che il film di Wiseau sia peggiore di tutti questi, importa solo che dietro la sua produzione ci sia una storia da raccontare. Una storia pazzesca e assurda come il film stesso.  

James Franco, nel doppio ruolo di regista e interprete di Wiseau, si è così fatto carico di raccontarcela, con l’auto di Scott Neustadter e Michael H. Weber (“(500) giorni insieme”), che hanno tratto la loro sceneggiatura da “The Disaster Artist: My Life Inside the Room, The Greatest Bad Movie Ever Made”, autobiografia scritta dal co-protagonista del “The Room” Greg Sestero. 

È proprio il particolare rapporto di amicizia fraterna tra Wiseau e Sestero (ruolo affidato non a caso ad un credibilissimo Dave Franco, fratello minore di James) il cuore pulsante di “The Disaster Artist”, presentato nella sezione After Hours del Torino Film Festival 2017. È il loro incontro durante un corso di recitazione a dare il via ad una serie di aventi che porteranno alla realizzazione del – come descritto all’epoca in una recensione di Entertainment Weekly, «il Quarto Potere dei film brutti».

Tommy Wiseau è l’uomo del mistero: capelli lunghi e nerissimi, volto scavato, più vecchio di svariati decenni rispetto all’età che dichiara, un conto corrente praticamente inesauribile e un accento marcatamente dell’Est Europa, dice di essere originario di New Orleans e considera se stesso il prototipo american guy. 

Il suo modo di recitare – ma in realtà proprio di essere – è grottesco ed eccessivo, ma sembra non aver paura di sembrare ridicolo. Forse è proprio per questo che Greg, giovane aspirante attore di bell’aspetto, finisce per legare con lui. Insieme partono da per tentare la fortuna a Los Angeles, dove, dopo qualche anno, davanti alla certezza che la grande occasione non arriverà mai, decidono di produrre un film con i loro mezzi. O meglio, i mezzi non meglio accertati di Wiseau, in veste anche di unico produttore, sceneggiatore, regista e protagonista. “The Room” costerà circa 6 milioni di dollari e, in un modo o nell’altro, farà storia. 

“The Disaster Artist” è un film meticoloso, intelligente e riuscitissimo sotto diversi punti di vista. Commedia formidabile e anomala parabola sull’american dream, che, tuttavia, non si ferma al lato comico della vicenda, riuscendo nel difficile intento di non trasformare la storia di questa produzione disastrosa in una parodia.

James Franco ci regala un ritratto di Wiseau complesso e sfaccettato: un tipo bizzarro e ridicolmente sopra le righe, certo, ma allo stesso tempo un uomo solo e disperato. Un personaggio profondamente tragico. 

Nel film di Franco ho trovato, in un certo senso, lo stesso rispetto e affetto che Tim Burton mostra nel suo omaggio a Ed Wood nella pellicola omonima (a cui è difficile non pensare, considerando l’argomento simile), ma anche la passione di Jim Carrey nell’interpretare Andy Kafman in “Man on the Moon”. 

Non si tratta, in questo caso, di una questione di interpretazione puramente mimetica (sebbene la somiglianza sia nell’aspetto che nei modi sia impressionate), ma di dedizione nei confronti del personaggio. Pare, infatti, che anche James Franco, come aveva fatto Carrey, si sia calato completamente nel ruolo, arrivando a dirigere “The Disaster Artist” senza smettere di essere Tommy Wiseau. Non nego di aspettare con ansia che esca il making of, perché anche dietro la produzione di “The Disaster Artist” potrebbe esserci una storia pazzesca da raccontare. 

“The Disaster Artist” è un film impossible da raccontare a parole, così come lo è “The Room”. Va visto e vissuto come un’esperienza, possibilmente insieme alla visione dell’opera di Wiseau, che arriva a sfondare la dimensione dello schermo. Pare, infatti, che provando a chiamare il numero presente sul vero cartellone pubblicitario di “The Disaster Artist” che richiama quello storico di “The Room”, rimasto affisso per cinque anni su Highland Avenue ad Hollywood, potrebbe rispondervi una segreteria telefonica con la voce Tommy Wiseau. O di James Franco, chissà. 

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