Home > Recensioni > Torino Film Festival 2018 — Pretenders

Presentata in anteprima mondiale al Torino Film Festival 2018, l’ultima fatica dell’attore/regista (qui impegnato in entrambe le vesti)  James Franco sembra paradossalmente perfetta per omaggiare il maestro Bernardo Bertolucci scomparso purtroppo proprio oggi alla mai così poco veneranda età, per freschezza intellettuale e lucidità di pensiero, di 77 anni. “The Dreamers”, il film di Bertolucci del 2003 che Franco probabilmente ha preso a modello per questa sorta di suo amorevole tradimento, è stata l’ultima incursione del regista parmense nei “suoi” tempi, nello spirito, nella musica e nella cultura di un’epoca vissuta e diventata mito anche per la bravura di QUEI registi (Bertolucci è sicuramente uno di questi, uno dei migliori) che l’hanno tramandata alle generazioni successive in maniera attraente e artisticamente palpitante. “Pretenders” lo omaggia, fin dal titolo, dal terzetto di protagonisti, come già Bertolucci omaggiava altri incroci tra due uomini e una donna, amata da entrambi, che ama entrambi in modi diversi. Incroci del cinema della Nouvelle Vague francese, che il poliedrico Franco cita apertamente insieme a tanto altro cinema dell’epoca, da Antonioni a Scola a, lo ribadiamo ancora per sottolineare il dolore che ci ha causato questa mattina questa bruttissima notizia, Bertolucci, anche per quell’ “Ultimo tango a Parigi” più volte rimesso in scena, per arte e per soldi, in questo film.

Terry (Jack Kilmer) è uno studente di cinema ossessionato dalla Nouvelle vague francese; Phil (Shameik Moore) è il suo migliore amico. Entrambi sono sedotti dalla misteriosa attrice Catherine (Jane Levy) e, più questa relazione a tre va avanti, più i due uomini si rendono conto di non conoscere realmente la vera Catherine. Dopo anni di sesso, tradimenti e danni collaterali, i tre conducono uno stile di vita che finirà per portare uno di loro a combattere per difendere gli altri.

Franco si ritaglia un piccolo ma significativo ruolo, e costruisce intorno ai tre giovani protagonisti una barriera protettiva encomiabile, da cineasta vero che capisce il materiale umano e narrativo a disposizione (la non eccezionale sceneggiatura di Josh Boone), scolpendo con la magnifica fotografia di Peter Zeitlinger (abituale collaboratore nell’ultima parte della carriera di Werner Herzog) corpi e ambienti ed elevando il suo film dalla pura superficie grazie alla bravura registica di rendere visivamente splendidi i non pochi buoni momenti che comunque lo script mette in fila uno dietro l’altro, soprattutto nella prima parte.

Un film che celebra i triangoli amorosi che hanno reso leggenda attrici (soprattutto) e attori del passato , ma che aggiorna la rappresentazione di caratteri e scelte morali al contemporaneo, evidenziando la sostanziale impossibilità di comprendere davvero l’essenza di un’idea se la si fa rimanere tale, se si idolatra l’icona e non l’anima. Siamo tra il 1979 e il 1983, l’amore non è più libero come nel Settantotto cinematografico ma contaminato e intossicato, il sogno è destinato a dissolversi, o forse non c’è mai stato, è stata solo un’allucinazione collettiva.

Ci si conosce in un cinema, si diventa critici, si prova persino a diventare registi: può non piacerci il percorso appassionato di Terry, del suo amico fotografo e farfallone, di una donna vissuta più volte? E pazienza se nella seconda parte le scelte si fanno melodrammatiche e meno interessanti (quella è la tassa Boone), c’è bisogno di film così, liberi di un autore libero, che lavora a Hollywood e coltiva mille progetti, uno dei prototipi più interessanti, è doveroso ormai ammetterlo, di cineasta americano fuori dagli schemi, mai gratificato da grossi riscontri numerici ma che ha ormai creato una nicchia di affezionati, anche nel nostro Paese.

A loro è consigliato in particolare questo film, che Franco presenta in anteprima qui in Italia, il Paese di Bernardo Bertolucci. Ci piace pensare sia l’ultimo omaggio (ma Franco, dopo aver concesso l’anteprima mondiale, avrebbe potuto fare qualcosa in più per essere presente qui a Torino)

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Contro

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