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Torino Film Festival 2018 — Valerio Mastandrea presenta Ride

Per il suo esordio alla regia Valerio Mastandrea ha scelto di affrontare un argomento delicato e doloroso, quello delle morti bianche e l’elaborazione del lutto che per chi rimane e si interroga sull’insensatezza di “morire di lavoro”. Lo fa con “Ride”, un dramma toccante raccontato con la leggerezza di una commedia.

Ambientato a Nettuno, piccolo centro marittimo in provincia di Roma, racconta le 24 ore che precedono il funerale di Mauro Secondari, giovane operaio morto in una fabbrica che ha dato il lavoro ad almeno tre generazioni. Il film segue la sua compagna Carolina (Chiara Martegiani), che non riesce a piangere e non capisce perché non stia impazzendo dal dolore; il figlio Bruno (Arturo Marchetti), che immagina di rilasciare improbabili interviste al funerale per far colpo su una sua compagna di scuola con l’aiuto dell’amico Ciccio (Mattia Stramazzi); il padre Cesare (Renato Carpentieri), duro e disilluso uomo d’altri tempi; il fratello Nicola (Stefano Dionisi), che incolpa il padre della morte del fratello.

Ne ha parlato alla conferenza stampa del film lo stesso Mastandrea, insieme a tutto il cast, prima della proiezione ufficiale dell’anteprima di “Ride” al Torino Film Festival 2018, presentato in concorso.

Un tema che ritorna

«Il punto di partenza è stato il voler raccontare come, nell’epoca in cui viviamo, sia così difficile entrare in contatto con la spontaneità delle emozioni» spiega Valerio Mastandrea.

«Mi interessava parlare di quanto la società sia in grado di condizionare il modo di vivere queste emozioni in maniera sana. Qui la morte sul lavoro, che è una morte a cui ci stiamo quasi abituando, è come se fosse il simbolo dell’ipocrisia di una società che la condanna e la giudica, ma, di fatto, non la ferma»,

E continua: «C’è un personaggio che dice “si muore in guerra, non al lavoro”, e credo che in questa frase ci sia tutta la recriminazione da parte del resto del mondo nei confronti della nostra protagonista, che impedisce a lei di stare da sola con il suo dolore. Ma condiziona anche il bambino. Ognuno in questa famiglia fa i conti con questa morte, che è più assurda della morte stessa».

In realtà, anche “Trevirgolaottantasette” (2005), il primo cortometraggio di Mastandrea, con Jasmine Trinca e Elio Germano, trattava delle morti bianche. «Da allora ad oggi non è cambiato nulla» continua, «se non il modo di veicolare questo argomento. Io non sono un sociologo, ma facendo questo mestiere ho la grande opportunità di raccontare la questione da tanti punti di vista, con tanti registri diversi».

Attori e registi

Si tratta, come dicevamo più su, della prima prova da regista dell’attore romano, che si è trovato per una volta dall’altra parte della barricata, dovendo capire come rapportarsi con gli altri attori, alcuni di grande esperienza come Renato Carpentieri, altri con cui aveva un vissuto personale alle spalle, come la compagna Chiara Martegiani, altri ancora alle prime armi, come i due giovani Mattia Stramazzi e Arturo Marchetti.

«Diciamo che non è stato facile trovare il giusto equilibrio» racconta Chiara Martegiani, interprete di Carolina e compagna di Mastandrea. «Mi sono dovuta affidare tantissimo a Valerio, anche perché il personaggio aveva tantissime cose in comune con lui. Mi sono trovata, quindi, a “rubare” il più possibile da lui per poi trasferirlo su di me, perché Carolina dovevo viverla io».

«Lui sembra tranquillo e simpatico», spiega Renato Carpentieri, ridendo «ma come regista è esigente. Il mio personaggio è affrontato senza rassegnazione e catarsi. La rassegnazione di chi pensa che la morte bianca sia ineluttabile e la catarsi di chi, piangendo, si consola. Questo personaggio, un ex operaio, prova un dolore sordo e anche un senso di vergogna per quello che non è stato fatto. E per interpretarlo mi era necessaria la guida di Valerio e la mia fatica. A me sembra che nel film questo si realizzi e che il tema della morte bianca diventi oggetto di riflessione, non solo di partecipazione emotiva».

Mastandrea ci racconta: «Tra l’altro Renato, data la sua esperienza, è stato quello che mi ha detto la cosa più feroce nei confronti del mio essere regista. Non sono stato il regista che pensavo, non sono stato disponibile come credevo e, anzi, ero quasi arrabbiato. Nel dirigere, mettevo a disposizione il mio essere attore e volevo da tutti, persino dai ragazzini, che le cose fossero ripetute esattamente come le dicevo io. Renato, ad un certo punto, mi ha detto “tu hai una grande pregiudiziale nei confronti degli attori, non possiamo tutti recitare come te”. Io credo che questa sia  stato l’insegnamento più grande di questo set: l’attore accompagna il regista dove vuole andare».

Stefano Dionisi racconta, ridendo, come è stato scelto per la parte del fratello Nicola. «Valerio mi ha chiamato e mi ha detto: «sai perché ti prendo? Perché non ti fa più lavorare nessuno!». E Mastandrea: «Ma non è vero!». «È autorevole ma anche un po’ autoritario», continua Dionisi, «ti dà ragione sul momento ma poi ti frega. Era a disposizione di tutti sul set, non aveva preferenze. Cercava di portare il lavoro “fregando” tutti allo stesso modo in qualche modo! La verità è che mi è stato accanto, mi ha seguito nelle scene, però alla fine mi ha lasciato liberissimo».

«Stefano è stato preso perché ha una sensibilità nei confronti di quello che fa che nessuno di noi può immaginare di raggiungere» ci dice Mastandrea. «Un rapporto tra emozione e personaggio incredibile».

Presenti alla conferenza stampa anche i piccoli protagonisti. «Ora i bambini parleranno molto bene di me! Quando abbiamo cominciato a girare avevano 3 anni, ora ne hanno 21» scherza Mastandrea. Per Mattia Stramazzi «il film è bello, Valerio è molto bravo, molto esigente, ma ha quell’esigenza che ti spinge a fare di più». Arturo Marchetti è più timido, ci dice che Valerio è stato molto bravo con loro ma quando lo stesso Mastandrea gli chiede se ha intenzione di continuare risponde un secco «No», mentre l’intera sala conferenze scoppia in una risata.

Prodotto da Kimerafilm, “Ride” esce oggi nelle sale italiane con 01 Distribution. Il film fa parte del progetto “Cinemanchìo”, che si propone di rendere le opere cinematografiche accessibili a coloro che hanno disabilità di tipo cognitivo e sensoriale, attraverso sottotitoli e autodescrizioni.

 

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