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  • Torino Film Festival 2019 — L’inganno perfetto

    Diretto da Bill Condon

    Data di uscita: 05-12-2019

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Quando si ha a disposizione un duetto d’eccezione come quello composto da Ian McKellen e Helen Mirren la cosa migliore, probabilmente, è quella di cercare di valorizzare la prestazione attoriale inventandosi il meno possibile.

Il vecchio Bill Condon, esperto timoniere in progetti anche diversissimi tra loro, lo sa bene e con “L’inganno perfetto” (“The Good Liar”) imbastisce intorno ai due fuoriclasse una gioiosa macchina da guerra narrativa, un’impalcatura – dall’omonimo romanzo di Nicholas Searle – solida e priva di fronzoli, che non prende mai in giro lo spettatore ma dispiega una serie di indizi, grandi e meno grandi, precisi e che, ripercorrendo il film con la mente a fine visione, hanno tutti coerenza e motivo d’esistere.

Ogni sguardo, ogni campo lungo verrà incasellato nella giusta maniera, nello spiegone finale (da giallo classico, alla Poirot) che uno dei due personaggi principali, non vi diciamo quale, pronuncia all’altro e alla macchina da presa. Sembra scontato ma non lo è, il rispetto per lo spettatore è merce rarissima in tanto cinema di consumo contemporaneo.

Roy e Betty, ottuagenari, si incontrano grazie a un sito di appuntamenti per la terza età. Tra i due scatta immediatamente un’intesa, che li porta a confessare l’uno all’altra di aver fatto ricorso a qualche bugia. Ma ad essere svelata è solo la punta di un iceberg: Roy vive infatti di raggiri e truffe ai danni di facoltosi e sprovveduti investitori e non rivela niente di tutto questo a Betty. Anzi, continua a mentirle sistematicamente per potersi avvicinare ulteriormente a lei …

Questa è appena l’inizio, e non si può scendere in dettagli visto il profluvio di colpi di scena della seconda parte. Tanta carne al fuoco: cascami della Seconda guerra mondiale, tedeschi e inglesi, il vuoto di un’agiata vita borghese ma priva di veri affetti, la rapacità sottesa al guadagno sfrenato, una critica (questa però all’acqua di rose e strutturata non benissimo) alla finanziarizzazione dell’economia, alla volatilità della moneta elettronica, alla facilità d’imbastire raggiri. Un film dal ritmo serrato, che dona un dinamismo inconsueto ai suoi interpreti agée, vecchietti terribili dall’incredibile lucidità, d’azione e di giudizio.

Quando i nodi vengono al pettine, qualche circonvoluzione di troppo e una generale tendenza all’esagerazione nuocciono alla credibilità fin lì faticosamente conquistata sul campo, ma non è poi un gran problema, per una produzione di questo tipo. Un film che forse dimenticherete presto, ma a cui comunque consigliamo di dare un’occhiata (dal 5 dicembre arriva in sala).

Nel contesto del Torino Film Festival, dov’è stato presentato in anteprima nazionale nella sezione Festa Mobile, è sembrato il contentino da domenica pomeriggio per il grande pubblico. Un contentino di buon livello però, messo com’è nelle mani di un professionista, Condon appunto, che ha già traghettato McKellen verso la nomination all’Oscar con “Demoni e dei”, nell’anno del trionfo del nostro Roberto Benigni. Qui, dopo le discutibili incursioni nella serie di Twilight e nei live action della Disney, torna a mostrare il suo innegabile mestiere.

 

 

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