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Torino Film Festival: Incontro con Francis Ford Coppola

Francis Ford Coppola verrà ricordato – fra le altre cose – per essere stato il grande protagonista del Torino Film Festival 2009.
Oltre ad aver presentato il suo nuovo film “Tetro”, il pubblico torinese ha potuto (ri)ammirare anche “Rusty Il Selvaggio” oltre a “Scarpette Rosse”, film del 1948 di Michael Powell ed Emeric Pressburger, che è stato presentato proprio da Coppola in una copia restaurata.

Durante la conferenza stampa, Coppola ha dichiarato che ogni giovane regista deve avere la forza di rischiare e che il 3d non sarà il futuro del cinema.
L’avvenire della settima arte è dato per Coppola dal digitale, del quale il cinema non potrà proprio fare a meno.
Sul dibattito fra pellicola e digitale, il regista ha dichiarato che: “È singolare vedere che mia figlia si rifiuta di usare il digitale. Forse c’è una voglia di non lasciare andare i cento anni del cinema che abbiamo alle spalle, ma io sono di un’altra generazione e tutto questo l’avevo previsto e sono sereno nel dire che il futuro è il digitale. Ovviamente stiamo parlando di una tecnologia applicata al cinema che continuerà sempre ad esistere. Il cinema è una lingua e come tale soggetta a dei cambiamenti e quindi tra 30 o 40 anni il linguaggio cinematografico sarà profondamente cambiato rispetto ad oggi”.

Coppola si è poi soffermato sulla scelta di usare il bianco e nero in “Tetro”, fatto per dare un’impressione di realismo poetico alla sua opera, in un momento storico in cui si rischia sempre meno sul colore e sull’immagine cinematografica in generale: “È triste che il cinema, che è un’arte che offre una tale varietà di generi e mezzi, sia di fatto limitato dai capitani dell’industria cinematografica che vogliono restringere sempre di più queste possibilità e una delle ultime limitazioni che sono state imposte è quella che in America non si possono fare film drammatici, ma solo film d’azione, film con supereroi o un po’ volgari e in base alla logica del profitto le scelte si restringono sempre di più”.

Il regista ha infine preso gli applausi di giornalisti e accreditati, quando ha dichiarato il suo rifiuto del doppiaggio e che, per lui, tutti i film andrebbero visti in lingua originale: un parere che, purtroppo, nel nostro paese non sembra trovare riscontri.

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