Home > Recensioni > Toronto 2015 — Born to Be Blue

Chet Baker (Ethan Hawke), trombettista, leggenda del jazz americano degli anni ‘40, bianco, eroinomane.

In “Born to Be Blue“, al Toronto International Film Festival 2015, lo incontriamo in prigione a Lucca, quando un produttore hollywoodiano viene a tirarlo fuori per fargli interpretare il film sulla sua vita. Sul set conosce la sua futura compagna Jane (Carmen Ejogo, che abbiamo visto nei panni della moglie di Martin Luther King in “Selma”), con cui condivide i difficili ma felici anni di disintossicazione. Quando però alcuni debitori gli spaccano letteralmente la faccia, o meglio i denti, la sua carriera sembra finita, ma con l’aiuto di Jane riesce a riprendersi, a allenarsi e a ottenere nuovi ingaggi.

La vita tormentata di Chet Baker la possiamo trovare raccontata in tutte le salse. Lo stesso regista di questo sorprendente “Born to Be Blue”, Robert Budreau, ne aveva già raccontato in un suo cortometraggio, il cui protagonista (Stephen McHattie) ritorna anche nel lungometraggio ma in un cameo nel ruolo del padre.

Ethan Hawke prende qui il ruolo di Baker ed è probabilmente il ruolo più importante della sua carriera, che eclissa i troppi, pessimi, film d’azione a cui si è prestato e dalla cui gabbia riusciva a uscire solo da non protagonista. Pur nella sua dimensione low budget la ricostruzione storica è essenziale ma non poco affascinante, e anzi è un delicato sfondo per la altrettanto delicata interpretazione di Hawke e l’irresistibile soffuso jazz, arrangiato e suonato per il film dal quarantenne pianista canadese David Braid, e cantato da Ethan Hawke stesso.

La perla nascosta di questo quarantesimo Toronto Film Festival.

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