Home > Recensioni > Toronto 2015 — Brooklyn

Al Festival di Toronto non hanno affatto nascosto che “Brooklyn” di John Crowley, visto in Canada, o in generale sulla costa est del continente nordamericano, ha un effetto che trascende il valore del film in sé.

Quella di “Brooklyn” è una storia di emigrazione del secolo scorso, e a Toronto i figli e nipoti di migranti sono l’essenza del tessuto sociale. Non è solo una storia di emigrazione come tante, ma anche una storia particolare di (relativa) emancipazione femminile.

Saoirse Ronan interpreta una giovane irlandese costretta nella dimensione tradizionale e senza sbocchi del suo villaggio natale ma che finalmente decide di intraprendere la traversata oceanica e cercare fortuna in America. Con difficoltà, ma anche con l’aiuto della comunità irlandese, trova un lavoro e, una bella sera, anche un amante gentile nell’italiano di seconda generazione Tony Fiorello (Emory Cohen). A casa però ha lasciato sole la sorella e la madre, e quando finalmente riuscirà a tornare in Irlanda per una visita, tutto il villaggio e gli amici di un tempo si muoveranno per non farla ripartire.

Una storia che prende subito una piega romantica, ma che non arriva mai a annoiare grazie all’inconfondibile e irresistibile umorismo di Nick Hornby, che adatta in sceneggiatura il romanzo di Colm Tóibín da cui è tratto il film, e alla sorprendente fotografia brillante e colorata di Yves Bélanger (collaboratore già di Gus Van Sant, Jean-Marc Vallée).

Inutile ribadire quanto, a impreziosire il tutto, intervenga lo squisito cast anglo-irlandese composto fra gli altri da Jim Broadbent, Julie Walters e Domhnall Gleeson, e su cui spicca l’interpretazione asciutta e mai patetica di Saoirse Ronan.

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