Home > Recensioni > Toronto 2015 — Girls Lost

Non è facile essere diversi, soprattutto a scuola, nell’età in cui si forma la propria identità sia individuale sia sociale. Kim, Bella e Momo sono tre amiche inseparabili, ma emarginate e umiliate dai loro compagni. Sono al limite della sopportazione, quando una notte decidono di bere il succo di un fiore misterioso che le tramuta temporaneamente in maschi. Un sogno che si realizza per Kim, che proprio in quel periodo capiva di essere un ragazzo transessuale intrappolato in un corpo femminile. Ma le nuove possibilità aperte da questa metamorfosi si riveleranno presto illusioni, e l’assuefazione alla “magia” sconvolgerà l’amicizia del trio.

“Girls Lost” della svedese Alexandra-Therese Keining è tratto dal romanzo young adult “Pojkarna” (“I ragazzi”) di Jessica Schiefauer. Il riscatto dal bullismo e la svolta fantasy sono evidentemente ingredienti fra i più efficaci per uno YA di successo. Ma nonostante il mix di idee (bullismo, transessualità, genere fantastico) non c’è niente di nuovo né nella storia: una favola tragica. Si fa notare invece la (compiaciuta) ricerca di casting per i sei protagonisti: i tre personaggi principali sono interpretati ciascuno da una ragazza e un ragazzo dai tratti somatici analoghi; pur giovani, i sei si imitano a vicenda alla perfezione, anche se i loro personaggi sono così stereotipati che interpretarli non è un esercizio indicativo di bravura particolare.

Un film che segue una serie sempre crescente di opere di sensibilizzazione verso la diversità, in particolare verso la fluidità di genere sessuale; un obiettivo che non per niente caratterizza molti titoli di questo 40° Festival di Toronto, dove “Girls Lost” viene presentato in anteprima mondiale nella sezione Contemporary World Cinema.

 

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