Home > Recensioni > Toronto 2015 — Je suis Charlie

Abbiamo seguito tutti con apprensione e rabbia le giornate di guerriglia nel cuore di Parigi dello scorso gennaio, quando degli estremisti islamici hanno fatto irruzione nella sede del settimanale satirico Chalie Hebdo decimando la redazione, per concludere l’opera con il sequestro dei clienti del supermercato ebraico Hyper Cacher.

Il giornalista Daniel Leconte, con il figlio Emmanuel, in questo documentario dal titolo “L’humour à mort” ma presentato al Festival di Toronto con lo slogan tristemente più riconoscibile, intervista i sopravvissuti a quella strage. E non è la prima volta che lo fa. Alternate alle testimonianze più recenti troviamo infatti un assaggio essenziale del precedente lavoro che Leconte ha dedicato alle vicissitudini del settimanale satirico: “C’est dur d’être aimé par des cons” (2008). A quell’epoca possiamo far risalire l’escalation di proteste contro Charlie Hebdo che si è conclusa in maniera tragica quest’anno. Nel precedente documentario Leconte (senza il figlio) seguiva il processo subito da Charlie per aver offeso la religione islamica (conclusosi con l’assoluzione) con la famosa copertina da cui è tratto il titolo del film: Maometto che si lamenta di quanto “sia duro essere amati da dei cretini”. Da quel documentario i Leconte ci ripropongono le strazianti interviste ai disegnatori ormai morti Cabu, Charb, Tignous e Honoré.

Se il precedente documentrio era un atto di orgoglio civile, “Je suis Charlie” è inevitabilmente una mesta elaborazione di un lutto insostenibile ancora oggi. Alle interviste e al crudo racconto dei sopravvissuti al massacro si alternano anche le scene della manifestazione di solidarietà dell’11 gennaio che ha riempito le strade di Parigi di gente con la matita in mano e lo slogan “Siamo tutti Charlie” in tutte le sue declinazioni.

Un documentario che non ha guizzi creativi e sicuramente non li ricercava. L’urgenza che lo spinge nasce dal timore che quella inattesa e quasi unanime solidarietà verso i disegnatori satirici sia destinata a affievolirsi e a ricadere anzi nella viscida colpevolizzazione delle vittime che, prima che ci scappassero i morti, era una costante contro Charlie Hebdo e i suoi collaboratori.

Segnaliamo che è in uscita a settembre per Bao Publishing la graphic novel “Catarsi” di Luz, uno dei disegnatori scampato alla strage e che ha poi disegnato la copertina del numero successivo all’attentato.

 

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