Home > Recensioni > Toronto 2015 — The Boy and the Beast

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La mitologia giapponese offre lo spunto per l’ultimo film di Mamoru Hosoda, il regista di “La ragazza che saltava nel tempo” e “Wolf Children”.

In un mondo parallelo al nostro vivono le “bestie”, esseri antropomorfi liberi dal demone dell’oscurità che invece alberga nelle anime degli esseri umani. Quando il Signore del paese di Jutenkai si prepara a ascendere alla condizione divina, deve nominare il suo successore, il quale a sua volta deve avere un apprendista. Al forte ma irresponsabile Kumatetsu manca un apprendista, ma proprio allora un orfano umano riesce per caso a penetrare nel mondo delle bestie, e ha un caratteraccio, proprio come Kumatetsu.

Il maestro Mamoru Hosoda, l’erede dei grandi animatori giapponesi che ci stanno man mano abbandonando, cambia di nuovo genere cinematografico, come aveva sempre fatto con i suoi tre capolavori precedenti. Nonostante i suoi film tripudino di fantasia, questo è il suo primo film di genere fantasy.

Per la prima volta, inoltre, confeziona un film che è specificamente adatto ai bambini, sul solco degli anime televisivi, e non per questo si adagia sugli allori. Da maestro qual è, Hosoda tratta anche il pubblico più giovane con lo stesso rispetto con cui ha realizzato i suoi lavori più poetici e adulti. La sceneggiatura di “Bakemono no ko” è quella di un meccanismo giocoso, che usa gli stereotipi della fiaba per poi donare ai personaggi una personalità complessa e sapientemente costruita. Il risultato è che il gioco di fantasia sfrenata e il moralismo educativo sono solo un velo davanti a una ricchezza di dettagli narrativi e descrittivi. L’unico rammarico è che la stessa ricchezza non sia anche nelle immagini, che solo sul finale si affidano a luccicanti effetti speciali, non inediti ma di sicuro effetto.

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Contro

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