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  • Toronto 2015 — The Program

    Diretto da Stephen Frears

    Data di uscita: 08-10-2015

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Nel mondo del ciclismo, qualche anno fa, è accaduto Lance Armstrong. Non caduto: accaduto.

Arrivò dal Texas al Tour de France con un fisico non adatto al clima e all’orografia europea, stravolto da un tumore e dalla relativa chemioterapia, e ha vinto. Una volta, poi due, poi ancora, fino a sette. Poi ha smesso, poi è tornato e ha fatto terzo.

Nel frattempo, un giornalista irlandese (ma non solo lui) si ostinava a dire che non era possibile, che era dopato. Armstrong negava e incassava milioni di dollari dagli sponsor. Finché un giorno, nel 2012, va da Oprah Winfrey a dire che era vero: si dopava, lui e la sua squadra, guidati dall’intuizione criminale del medico italiano Michele Ferrari, con un sistema (“il programma”) che riusciva a eludere i ripetuti e sempre più severi controlli della manifestazione ciclistica più importante del mondo. Ecco, vi ho raccontato il finale. Così imparate a non leggere i giornali.

Lo sceneggiatore John Hodge, solito collaboratore di Danny Boyle, ha adattato l’inchiesta del giornalista David Walsh (che è anche un personaggio nel film, interpretato dal comico Chris O’Dowd) con piglio caricaturale molto divertente: quella di Ferrari (italiano interpretato dal francese Guillaume Canet) e Armstrong (l’attore inglese Ben Foster, formidabile) è una masnada senza scrupoli alle prese con esperimenti chimici e umani capaci di arrivare nelle prime pagine e nei telegiornali di tutto il mondo.

La regia di Stephen Frears ci illude nella prima mezz’ora di aver confezionato un film sullo sport, sulla potenza del fisico umano, con il dinamismo della resa cinematografica che di recente avevamo visto in “Rush” di Ron Howard. Invece il resto del film segue il sotterfugio diabolico di Armstrong come fossimo in un cinefumettone Marvel, stratagemma che smorza il respiro epico che potevamo intuire all’inizio. Ma l’eccitazione non manca, grazie anche alla sorprendente colonna sonora di Alex Heffes che a quell’epicità non ha comunque voluto rinunciare.

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