Home > Recensioni > Toronto 2015 — Where To Invade Next

Gli Stati Uniti sono un disastro, e la tesi di Michael Moore è che il petrolio, che è in cima ai pensieri del governo americano, non risolva nessuno dei catastrofici problemi interni del Paese.

Allora il celebre documentarista/satirista americano si propone al Ministero della Difesa per andare a invadere Paesi con ricchezze diverse dal petrolio e che sembrano poter essere davvero d’aiuto nel risolvere i problemi americani. Partendo dai diritti riconosciuti ai lavoratori italiani (oh, lo dice lui), e passando per l’alimentazione dei bambini in Francia, l’abolizione dei compiti a casa in Finlandia, l’università gratuita in Slovenia, la memoria storica in Germania, le prigioni accoglienti in Norvegia, la depenalizzazione delle droge leggere in Portogallo, l’autodeterminazione popolare in Tunisia, Moore offre al Pentagono una serie imbarazzante di alternative su chi invadere adesso.

Le tappe del neocolonialista per caso Michael Moore servono non a lodare i paesi di cui racconta (gli italiani avranno parecchio da ridire sul racconto idilliaco del mondo del lavoro, e anche il resto degli esempi europei è stato accuratamente selezionato e non è certo esaustivo) quanto a smontare la pericolosa e interessata retorica conservatrice americana secondo cui i soldi, l’influenza politica mondiale, l’integralismo moralista, e i germi di razzismo, schiavismo e fascismo che si nascondono dietro tutto questo, siano la ricetta giusta per un grande Paese e per la felicità di tutti.

Conosciamo perfettamente il talento di Michael Moore nel raccontare con il linguaggio del cinema (musiche di contrasto, controcampi, filmati di repertorio) e con il sarcasmo inappellabile della satira le ipocrisie e le ingiustizie della società capitalistica, e #W2IN (l’hashtag ufficiale del film) ne è un ennesimo esempio, la cui necessità contro la retorica americana (e anche contro la retorica dell’autocritica europea) è innegabile, anche se non è certo inedita.

Pro

Contro

Scroll To Top