Home > Recensioni > Totonho E Os Cabra: Sabotador De Satèlite

Senso della realtà nei testi e dell’irrealtà nei s

L’etichetta Trama ci regala una gemma di impossibile catalogazione. Musica etnica? Musica elettronica? Un misto di ritmi ed influenze immense come la stessa terra amazzonica. Potremmo chiamarlo Jazz, Funk, Lo-Fi, ma qualsiasi definizione sfuggirebbe alla mutevolezza della musica di Totonho, il quale, anche noto come attivista sociale, ha già una lunga carriera alle spalle (il primo album con gli Os Cabra, nel 2001, ha venduto 5000 copie in Brasile e ben 9000 in Europa!)
Un disco – questo “Sabotador de Satélite” – che, allo stesso tempo, è tutto sintetico e tutto tradizionale, basato sui ritmi come il carimbó, il coco, la ciranda e la catira, arricchiti da sintetizzatori e suoni naturali (nitriti di cavalli, cellulari che suonano, batterie improvvisate con tronchi di alberi). Totonho è sì un sabotatore, ma dei ritmi popolari, con metodi dolci e nello stesso tempo sovversivi.
Musica galattica: è proprio questo il motivo dominante dell’album. Un album che avesse raccontato la povertà, la corruzione e la miseria sulla terra sarebbe stato troppo banale. Totonho decide così di dirigere la sua critica sociale all’intero sistema solare, cristallizzando la visione di un ipotetico neo colonialismo cosmico e di cosa gli esseri umani sarebbero capaci di combinare anche sugli altri pianeti. Storie in stile Blade-Runner, che hanno come topos narrativi Plutone, la Luna dalla carente struttura, ecc.
La musica brasiliana non aveva mai sviluppato così tanto le sue sonorità ed i suoi ritmi.

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