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Thrash metal still rocks

Scrivi dei Tourniquet e non sai cosa dire. Volenti o nolenti sono uno dei segreti meglio riposti del panorama metal americano e non. Tredici anni di onorata carriera non sono pochi, in special modo se la prima cosa che salta all’occhio dei media e del pubblico è la tua fede cristiana. Passati tre anni dal precedente “Microscopic Views of a Telescopic Realm” il gruppo ci regala l’ennesima perla di metallo moderno, sfaccettato e ispirato.
“Where Moth And Rust Destroy” apre le danze, all’insegna della caducità della vita e della piccolezza dei valori materiali, con una delle più belle canzoni thrash uscite in questi tempi. Si continua su un tono ancora più duro con la seguente “Restoring The Locust Years” che sembra essere uscita direttamente dall’anno di grazia 1986, per la gioia di molti e l’invidia di altrettanti.
Album decisamente eterogeneo, benché mai forzatamente eclettico o contaminato, rispolvera scioltezza strumentale, buon gusto, inventiva e naturalezza nell’affrontare thrash e speed metal, spunti acustici, strumentazione variegata, punk di ritorno, e addirittura doom.
Non si tratta certo di un disco semplice ma, tutto sommato, la fruizione è abbastanza immediata, soprattutto grazie alla forte carica melodica e alla costruzione complessa ma non ridondante.
Aiutati in fase di registrazione da due talenti delle sei corde quali sono Marty Friedman e Bruce Franklin, carismatici ed eleganti, i T. sono riusciti a muoversi agilmente in territori molto diversi tra loro risultando sempre, assolutamente, spettacolari: valga solo per la cronaca l’incipit con tanto di violino di “Drawn And Quartered”, la finale “In Death We Rise” immersa in elettricità doom da ogni lato e le tentazioni orientali di “Healing Waters Of The Tigris”. Un plauso alla voce di Luke Easter, assolutamanente adatta al gruppo e che a tratti ricorda alcuni particolari momenti degli Steel Propeth.

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