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Tra cristianesimo, marxismo e Fratelli Grimm

In una famiglia operaia dei sobborghi francesi la scialba vita quotidiana è sconvolta dalla nascita di Ricky, bambino con le ali. Il film, che intreccia senza timore fiaba e realtà, è stato presentato ieri a Roma, e ha già diviso la critica internazionale al festival di Berlino. Abbiamo incontrato il regista, François Ozon, per discutere degli elementi più controversi della pellicola.

Nel film si nota uno sbilanciamento nei toni, dal realismo alla favola. Come ha affrontato questo distacco?
È strano, quando un film è ambientato in un contesto proletario si parla subito di “realismo”. Credo invece che in questo caso le due parti del film conservino il medesimo stile, l’ambientazione disagiata l’ho scelta per mostrare proprio come l’ingresso di un fatto straordinario possa trasformare la vita di una persona e di una famiglia.

Anche in molte fiabe popolari c’è una base realistica. Sono state d’ispirazione per l’alternanza di registro nel film?

Sì, le fiabe dei Fratelli Grimm come “Hansel e Gretel” o “Pollicino” mi sono state d’ispirazione. Alla base di queste storie c’è sempre un elemento tragico, i genitori poveri costretti ad abbandonare i propri figli per sopravvivere. All’inizio del film vediamo Katie chiedere informazioni per dare in adozione il piccolo Ricky, ma sarà proprio il bambino a ridare unità alla famiglia.

Ogni spettatore darà un’interpretazione personale del film. Qual è la sua? Secondo lei, un film che va “spiegato” ha fallito il suo compito?
Non mi interessa tanto fornire un’interpretazione univoca, quanto suscitare domande. Mi piace che la storia si offra a molteplici interpretazioni e reazioni. Certamente molto dipenderà dal contesto socio-culturale di provenienza dello spettatore: chi viene da una cultura cattolica coglierà l’aspetto religioso della vicenda, altri ci vedranno una componente marxista. Quello che mi interessa è che il pubblico si interroghi: il mio compito è quello di raccontare una storia lasciando liberi gli spettatori.

Ricky, il bambino con le ali, è una figura ambivalente: è un neonato innocente, puro, ma presenta anche degli aspetti inquietanti. È una figura sacra e mostruosa al tempo stesso?
Volevo sottolineare il fatto che la nascita di un bebè non è soltanto un avvenimento felice, ha i suoi lati “mostruosi” e le sue difficoltà. Nel racconto da cui il film è tratto il bambino era un angelo. Io invece ho voluto che fosse una sorta di brutto anatroccolo, con le ali da pollo, ma pur sempre il bambino più bello del mondo agli occhi di sua madre. Mi piace mostrare come tutto cambi attraverso lo sguardo dell’amore.

Anche la madre in effetti è un personaggio ambivalente…
Viviamo in una società che idealizza la maternità, come se non comportasse anche grandi sofferenze e sacrifici. Una donna che diventa madre deve imparare ad accettare i mutamenti del proprio corpo e quelli della propria vita sessuale, ma soprattutto ad affrontare la separazione dal bambino, quando verrà il momento. La madre di Ricky, anche dopo il parto, non riesce ad accettare questa separazione e lo tiene chiuso in casa come se fosse ancora nel grembo materno, per proteggerlo da un mondo esterno ostile nei confronti della diversità.

Eppure alla fine per avere i soldi necessari a prendersi cura di Ricky cederà alle richieste dei media. Qual è il loro ruolo?
Nella stesura iniziale c’era una denuncia molto più forte nei confronti dei media e dell’opinione pubblica, ma poi ho capito che non era di questo che volevo parlare. I giornalisti ed il dottore che ha in cura Ricky rappresentano il mondo esterno, da cui Katie vuole tenersi lontana. Non volevo insistere sul luogo comune della negatività dei media, anzi: ci sono diverse teorie psicanalitiche che sottolineano il ruolo terapeutico svolto da trasmissioni come talk show e reality, perché permettono a chi vi partecipa di esternare problemi e sentimenti repressi. I protagonisti del mio film giungono alla conclusione che cedere ad un compromesso con i giornalisti è l’unico modo per cambiare la propria vita e assicurare un buon futuro ai figli.
[PAGEBREAK] Lei ha figli? Come si inserisce il ruolo di Paco, il padre, nell’intenso legame che unisce madre e figlio?
Per il momento no. Ma molti dicono che per un regista i propri film siano come dei figli, quindi in un certo senso… (ride)
Per quanto riguarda Paco, volevo porre l’attenzione sulla difficoltà dell’essere padri, di trovare il proprio posto in quello che è già un rapporto consolidato, quasi simbiotico, fra il neonato e sua madre, che lo ha portato in grembo per nove mesi. Questo rapporto esclusivo nuoce alla coppia, al punto che Katie inizia a diffidare di Paco, allontanandolo da sé e dal bambino.

Uno dei temi centrali di “Ricky” è quello della diversità. Per lei cosa significa?

La diversità fa sempre paura, all’inizio, ma è una fonte di ricchezza e i protagonisti imparano a capirlo. Ma all’inizio, per Katie, Ricky è il suo tesoro, un bene prezioso da difendere, e vuole tenerlo solo per sé.

Il libro da cui è tratto in film ha atmosfere molto più cupe. Come mai ha deciso di alleggerire i toni e di cambiare il finale
?
È vero, il Il nucleo famigliare, che in passato ho già decostruito e distrutto molte volte nei miei film, qui mi è sembrato un “male necessario” da preservare.

È stato difficile lavorare con un bambino così piccolo?

All’inizio delle riprese Arthur aveva solo nove mesi, e abbiamo dovuto aspettare che imparasse a camminare per girare una delle ultime scene. Tutto sul set si svolge in funzione del bambino, gli orari delle riprese girano intorno ai suoi. Gli altri attori forse erano un po’ gelosi, era lui la vera star!
Quando si fa un casting per i bambini, comunque, è importante scegliere bene anche la madre: quella di Arthur fa la hostess, forse è per questo che ha accettato tanto facilmente l’idea che suo figlio volasse!

Quali sono i suoi progetti per il futuro? Ha già terminato di girare il prossimo film?

Sì, si intitola “Le Refuge”. È già stato presentato al festival di Toronto e a quello di San Sebastian. Uscirà in Francia a fine gennaio ed in Italia a Marzo, sempre distribuito da Teodora Film.

“Ricky” uscirà nelle sale italiane in 40 copie il 9 Ottobre 2009.

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