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Tra film e matematica

Carrelli laterali di persone in fila indiana in ambienti sociali diversi. Una chiesa, una galleria d’Arte, una mensa per i poveri a cielo aperto, un supermarket. Fino ad un effetto domino che tutto e tutti travolge, il cursore di un carrello della spesa come scintilla per rendere un indigente homeless il personaggio che apre e chiude il film.
Giorgios Zois è l’autore del cortometraggio “Casus Belli”, tra le cose più potenti viste nella gigantesca sezione Orizzonti di Venezia 67. L’autore greco è un matematico e si vede. Non tanto in ciò che racconta, quanto nell’approccio di messa in scena.
«Già all’università ero un cinefilo, poi 10 anni fa la mia ragazza mi ha regalato una hi8 per il compleanno. Quando ho guardato le prime volte dentro l’obiettivo mi ha colpito la geometria del quadro e la capacità di poter scegliere cosa far vedere; tutto questo aveva un senso ed una relazione con la scienza che studiavo».

La linea del film, sottolineata dalle carrellate laterali, sembra piuttosto divenire un cerchio attraverso il personaggio del senzatetto.
Ogni location è parte di una catena basata su ceto sociale ed abitudini di vita, come una degradazione verso la povertà. I personaggi covano tutti una sorta di rabbia, di insoddisfazione, che vira verso povertà ed indigenza. È una cosa che abbiamo toccato con mano sul set; quando stavamo girando al panatinaiko un anziano ed un bambino poverissimi si cono aggregati in coda pensando che quella fosse davvero la fila per il cibo di sussidio ai poveri. Volevo che il film fosse contraddistinto da una forte coerenza; questa cosa poi ha fatto in modo che la linea di messa in scena del film divenisse un cerchio, con il primo personaggio ad essere anche l’ultimo della catena. Questa è la questione matematica che mi sono posto ed in questo senso quello che ho studiato non si è riflettuto tanto nella trama, quanto piuttosto nell’approccio. Il cinema è forma, tanto quanto lo è la matematica.

È piuttosto difficile collocare il film spazialmente e temporalmente. È una scelta precisa?
Credo che Grecia ed Europa siano nella stessa condizione di crisi socio-economia. L’unica location pubblica riconoscibile è lo stadio Panatinaiko, dove arrivarono le maratone di Atene 2004, perché quello era il luogo dove il nostro regime dittatoriale celebrava e si celebrava.

Eventi sportivi come le olimpiadi vengono sempre lette come accadimenti positivi per le nazioni che le ospitano. Vale anche in tempi di crisi?
Le olimpiadi sono state un disastro per noi, hanno creato un buco enorme che stiamo pagando moltissimo e che non sappiamo quando termineremo di accusare. Le considero una sorta di tomba per la nostra nazione. Dopo l’assegnazione eravamo tutti entusiasti, non avevamo idea di cosa sarebbe successo dopo, del falso mito economico che vi si nascondeva. Prima della crisi eravamo un paese che accoglieva gli immigrati, adesso succede il contrario, o meglio tanta gente perde la casa e diventa rifugiata ed homeless nella propria città. Inizialmente il governo sfruttava gli immigrati, siamo arrivati al punto per cui il governo ora sfrutta noi.

Il carrello che sfreccia a velocità supersonica nel centro di Atene, fino all’estrema periferia, porta al tuo film un respiro più leggero.
Penso ci sia bisogno dell’humor per entrare meglio nelle questioni di cui si parla. Come dice il vostro Ennio Flaiano “la situazione è grave ma non seria” e questa è una cosa che contraddistingue tutta la storia del nostro paese, se pensiamo che nell’antichità greca la tragedia è stata seguita dalla commedia.

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