Home > Rubriche > Eventi > Traffic 2008: Semaforo verde

Traffic 2008: Semaforo verde

Come si possono riconvertire le polveri post-industriali in un terreno appropriato per una seconda fioritura? Chiedete a Torino.
Non è questa la sede per disquisire della cosa, basti semplicemente sapere che l’industria culturale del capoluogo piemontese funziona benissimo, caso unico in Italia, arrivando persino a essere uno dei pilastri centrali dell’economia regionale per la capacità che ha di fare sistema, di generare indotto, di scongiurare il declino solitamente associato alla deindustrializzazione. Chiedete a Detroit.
E di questo fenomeno il Traffic Torino Free Festival è per varie ragioni uno specchio, un indicatore.

Dal punto di vista contenutistico, innanzitutto. Come dice Max Casacci, dietro alla nascita del festival, quattro anni fa, ci fu l’idea di raggruppare i concerti di un’estate in una settimana, secondo un filo conduttore, recuperando uno spirito idealmente vicino a quello dei grandi eventi degli anni sessanta, ma ricontestualizzandolo e adattandolo a un sistema nel quale la fruizione di musica iniziava ad essere sempre più frammentata, il suo senso sempre più dissolto all’interno del mare magnum della “comunicazione”. E fare tutto questo tenendo ben saldi i principi artistici, anche solo per il fatto che investire in qualità conviene: con nomi come Iggy & the Stooges, Aphex Twin, Lou Reed e Daft Punk il rilievo internazionale non può che schizzare alle stelle.
Secondo punto, la parolina “Free”. Che secondo Max non significa soltanto gratis – perché la manifestazione è interamente finanziata da città, regione e da una discreta schiera di sponsor privati – ma anche, etimologicamente, libero. Un altro dei principi ispiratori fu infatti quello di garantire al pubblico la piena circolazione da un evento all’altro, con la possibilità di abitare fisicamente la città dal pomeriggio all’alba, senza barriere, semplicemente seguendo il flusso.

Terzo punto, la multimedialità, tema quantomai centrale per un festival moderno: Max dice che la musica non salta fuori dal nulla, ma intrattiene strettissimi legami con gli altri linguaggi coevi, dal cinema alla fotografia all’arte tout-court. E noi gli crediamo. Se poi Torino garantisce luoghi d’esposizione, sale cinematografiche e un ricco museo della settima arte, la cosa è praticamente fatta, grovigli organizzativi a parte. Ecco qui la già citata capacità dell’industria culturale torinese di fare sistema, ed ecco qui “Izz Trù”, con il quale il concetto è stato portato alle estreme conseguenze.
Il documentario sull’edizione dell’anno scorso, realizzato Paolo Ferrari e Chiara Pacilli, è nato infatti da una fruttuosa sinergia con la Film Commission Piemonte e con il laboratorio G. Quazza, distaccamento del DAMS che, mentre forma figure professionali in grado di operare nel settore della documentazione, garantisce al Traffic un prezioso servizio. L’intento di Paolo Ferrari non è stato quello di documentare approfonditamente ciò che accadeva sul palco, perché ritiene che il senso dell’unicità del Traffic risieda piuttosto nella capacità organizzativa di chi sta dietro le quinte, nel clima rilassato che si instaura nel backstage tra personale e artisti, e in come questo passi e si amplifichi nel fluire del pubblico dal parco ai club, alle gallerie e di nuovo al parco.

Se i presupposti sono questi, non si può che essere fiduciosi per la quinta edizione del Traffic Torino Film Festival. Casacci annuncia la presenza come headliners dei Sex Pistols, e non rinuncia a una frecciatina nei confronti dell’Heineken Jammin’ Festival, che prevede anch’esso la presenza di Rotten e soci: “All’Heineken pagate il biglietto e vedete uno spettacolo di quaranta minuti incastrato tra altri che non c’entrano; al Traffic, oltre a non dover pagare, ci saranno i tempi giusti per approfondire, con gruppi dall’ispirazione simile e attività collaterali”. Ci sarà infatti una rassegna cinematografica curata da Marco Philopat, e un filo conduttore che promette di portare anche nei club l’attitudine punk che si intende valorizzare.

L’altro grande tema sarà l’elezione di Torino a World Design Capital, celebrata da una serie di eventi ispirati al rapporto tra musica e design. I Battles sono l’unica band finora confermata, per tutte le altre bisognerà attendere la chiusura delle trattative; come bisognerà attenderla per gli ospiti che Manuel Agnelli deciderà di portare sul palco della Pellerina in occasione della serata che gli è stata data in gestione completa.
Stay tuned.

Scroll To Top