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Quel treno per Frisco

Vede finalmente la luce anche dalle nostre parti il quinto album dei Train, che nel 2001 spopolarono grazie a “Drops Of Jupiter”, uno di quei singoli-killer in grado di ridefinire una carriera ma proprio per questo pericolosissimi, nel senso che qualsiasi cosa si faccia dopo sarà destinata all’inevitabile confronto. E se non si riesce a replicare, si rischia di finire nel scomodo girone degli one hit wonders. La band deve essersene resa conto, e prima di riprovarci ha pensato bene di prendersi tre anni di pausa, che a quanto pare devono averle fatto gran bene perché, pur non raggiungendo le vette di “Drops Of Jupiter” o del successivo”My Private Nation”, “Save Me San Francisco” risulta nel suo complesso molto efficace e farà tornare il sorriso sul volto di tutti coloro che dei Train iniziavano un po’ a sentire la mancanza.

Trainato in patria dal successo di “Hey Soul Sister”, il disco non porta grandi stravolgimenti al sound dei Train, ed accanto a quei due/tre brani di stampo più marcatamente pop, troviamo una buona manciata di composizioni dal piglio decisamente più rockeggiante, tra cui due gemme come “Parachute” e “Brick By Brick”, da annoverarsi tra i parti meglio riusciti del gruppo di Pat Monahan.

Segnaliamo anche l’ipnotica “Breakfast In Bed”, forse il pezzo più atipico del disco, e la ruffianissima “I Got You”, con cui i Train giocano con “Black Water” dei Doobie Brothers, un po’ come Kid Rock aveva giocato con “Sweet Home Alabama” nella sua ancora più ruffiana “All Summer Long”.

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Contro

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