Home > Recensioni > Trans-Siberian Orchestra: Night Castle

Le fiabe rock sono in pericolo?

Pigramente anche il mercato europeo riceve, alla vigilia del Beethoven’s Last Night tour, quel “Night Castle” che due anni fa in America ha scandito il ritorno della Trans-Siberian Orchestra nel territorio delle concept rock opera.

Si tratta però di un ritorno piuttosto tiepido, dal consueto doppio connotato: power-sinfonico e ballad-orchestrale. Il primo è tuttavia spesso ripetitivo ed incapace di trovare sbocchi creativi all’altezza. Il secondo è tenue e delicato ma privo di quella grandeur melodica che ha reso commovente il precedente capolavoro.

Ma oltre alla smorzata vena emotiva vi è un troppo compiaciuto autocitazionismo ed una dispersività dei temi musicali che impedisce a “Night Castle” di mettere a fuoco ogni singola composizione in un risultato mirabile.

Quando la TSO si propone di replicare un lavoro del calibro di “Beethoven’s Last Night” le aspettative sono molto alte. Sebbene fossi disposto in partenza a perdonare l’inevitabile sindrome da fratellino minore, non si può assolvere l’eccessiva compostezza, la troppo compassata esecuzione, la costante sensazione di un perimetro di normalità dal quale non riesce ad uscire durante l’ascolto. Infine, proprio gli episodi di passaggio dal rock al sinfonico dei tempi dei Savatage fanno da agenti di contrasto con la tiepida temperatura di “Night Castle”, a cui resta il pregio prevalente di una sontuosità di prima classe.

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Contro

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