Home > Recensioni > La trattativa

Sabina Guzzanti è ormai pienamente consapevole di essere l’unica (o quasi) a tenere alto e bene in vista il vessillo del documentario/inchiesta in Italia, è la nostra Michael Moore (a proposito, ma lui dov’è finito?).

Nell’ultimo decennio è stata lei l’opposizione artistica militante al regime berlusconiano, occupandosi prima di censura (con “Viva Zapatero!“, un po’ troppo autorefenziale, con un grido di battaglia nel titolo che il progredire degli eventi ha impietosamente sconfessato) e poi del terremoto in Abruzzo (con “Draquila“, molto più riuscito e forse troppo sottovalutato).

Ora le ambizioni sono ancora più alte: Sabina presenta fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia il suo “La trattativa“, che vuole riassumere in poco meno di due ore i fatti che hanno preceduto e seguito gli avvenimenti del 1992 che hanno scosso questo Paese dalle fondamenta, dalle stragi mafiose alla trattativa appunto, molto poco presunta, tra la mafia e lo Stato per farle terminare.

Di cosa si parla quando si parla di trattativa? Delle concessioni dello Stato alla mafia in cambio della cessazione delle stragi? Di chi ha assassinato Falcone e Borsellino? Dell’eterna convivenza fra mafia e politica? Fra mafia e chiesa? Fra mafia e forze dell’ordine? O c’è anche dell’altro? Un gruppo di attori mette in scena gli episodi più rilevanti della vicenda nota come “trattativa Stato/mafia“, impersonando mafiosi, agenti dei servizi segreti, alti ufficiali, magistrati, vittime e assassini, massoni, persone oneste e coraggiose e persone coraggiose fino a un certo punto. Così una delle vicende più intricate della nostra storia diventa un racconto appassionante.

Sabina Guzzanti stessa confessa di aver trovato la chiave realizzativa dell’opera riguardando il famoso corto di Elio Petri del 1970 dal titolo “Tre ipotesi sulla morte di Giuseppe Pinelli”. Lì Gian Maria Volontè dichiarava programmaticamente di essere un attore, un lavoratore dello spettacolo e di voler mettere in scena tre possibili “verità” sul caso del presunto suicidio (MOLTO presunto, stavolta, se volete sapere la mia) dell’anarchico Pinelli volato fuori da una finestra della questura di Milano dopo la strage di piazza Fontana.

Qui un gruppo di attori capitanati da Sabina mette in scena processi, interrogatori, verbali, tutto quello, insomma, di cui non abbiamo nulla tranne le trascrizioni cartacee. Il resto è affidato a materiale documentario.

Chi critica questo tipo di operazioni usa sempre gli stessi argomenti: “ma si sa già tutto”, “ma in fondo è inutile”, “ma è fazioso” … Argomenti pretestuosi mai come questa volta.

La trattativa” fa il punto sulla situazione allo stato attuale del processo, e in più azzarda qualche ipotesi nel finale (ma nemmeno troppe). Utile per i non informati, trovare tutto riassunto in un film. Chi storce il naso può non vederlo, continuare a girarsi dall’altra parte e assistere inconsapevolmente al degrado democratico del nostro Paese.

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