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Tre Allegri Ragazzi Morti : Sotto le maschere c’è fiducia e speranza

Il contesto è quello del Mi Ami, uno dei pricipali festival della musica indipendente italiana. Oggi è domenica e i Tre Allegri Ragazzi Morti hanno il compito di chiudere questi tre giorni che hanno visto protagonisti, tra gli altri, anche gruppi come Il Teatro Degli Orrori e Africa Unite. Ma ora l’attenzione è tutta per questi tre allegri ragazzi che, mascherati, girano l’italia portando con sé un progetto musicale che ormai dura da molti anni.
Nel backstage s’intravede Enrico, il bassista del gruppo: è il momento di cominciare l’intervista.

Ciao Enrico, vorrei iniziare parlando della Tempesta dischi, la casa discografica nata da una vostra idea e che al momento raggruppa una fetta importante della musica indipendente italiana, con artisti del calibro di Moltheni, Il Teatro Degli Orrori, Le Luci Della Centrale Elettrica, Cosmetic e molti altri. Proprio ieri i Cosmetic hanno dichiarato che non lascerebbero mai la Tempesta per una etichetta major, sei contento di come stanno andando le cose?
Devo dire che la dichiarazione dei Cosmetic è proprio un bel complimento. Per quanto riguarda la Tempesta siamo contentissimi perché nasce tutto da una passione per un certo tipo di musica d’intenzione. Aver fatto tutte queste cose con impegno e vedere i risultati è una soddisfazione. L’idea che per noi è vincente è una idea slegata dai soldi ma legata invece a un obiettivo culturale.

Uno dei temi che tratta il vostro ultimo lavoro in studio “Primitivi Del Futuro” fa riferimento a una teoria del filosofo John Zerzan, che propone un ritorno a una vita primitiva in contrasto con tutte le problematiche portate da questa attuale civilizzazione, la pensate allo stesso modo?
Diciamo piuttosto che è un punto di vista, non la pensiamo veramente così. Questa società di sicuro avrà un futuro poi se andrà meglio o peggio questo lo scopriremo. Personalmente ho una buona fiducia nel genere umano. Di solito, di fronte ai problemi, tutti quanti reagiscono in maniera differente, e forse per alcuni le difficoltà che affrontiamo adesso non sono abbastanza forti o gravi da far in modo che tutti contemporaneamente si decida di reagire: c’è qualcuno più sensibile che se ne accorge e chi invece meno. Comunque ribadisco la mia fiducia nel genere umano anche perché ne faccio parte, dire che non ho fiducia sarebbe come ammettere che io sono migliore di altri perché so e gli altri no, invece siamo tutti uguali.

Fin dai vostri primi album quello che secondo me ha sempre contraddistinto lo stile dei Tre Allegri è la vostra coerenza nelle tematiche e nel rock che avete mantenuto in ogni vostro lavoro. Cosa vi ha spinto a questo cambiamento verso la musica reggae?
La volontà è di parlare di cose piccole che però in qualche modo t’influenzano e ti cambiano la vita, in questo senso non è musica leggera che tende a dire più o meno niente. La nostra intenzione, e di tutti i gruppi che ci piacciono, è quella di cambiare ogni volta il mondo con una canzone, è chiaro che poi non succede, però la nostra volontà è quella. Per quanta riguarda il suono, che dire? Stavolta gli abbiamo dato un vestito diverso, la scrittura è rimasta la stessa e il suono ha preso un carattere diverso. È nata in modo abbastanza spontaneo tra di noi, suonando in sala prove, poi in realtà è grazie all’aiuto di Paolo Baldini degli Africa Unite (tra l’altro han suonato qui al Mi Ami ieri sera) che ci ha preso un po’ per mano e portato verso questa nuova direzione.

Alcuni video usciti su internet riprendevano alcuni musicisti fare un secondo lavoro. Per esempio Pierpaolo Capovilla, leader del Teatro Degli Orrori, è cameriere in un ristorante. I componenti dei Tre Allegri hanno una seconda vita lavorativa? Pensi che sia giusto per un artista dover anche lavorare o è proprio questa vita parallela a essere fonte d’ispirazione per un artista?
Beh Davide è un disegnatore di fumetti, io seguo molto la Tempesta dischi. Pierpaolo lo conosco e sono stato a mangiare da lui. Da un certo punto di vista, un po’ gli serve per pagare le bollette e un po’ è un modo unico per vivere una città meravigliosa come Venezia dal suo interno. La considera la metropoli più bella del mondo, e ci lavorava fin da prima del suo successo. Continua a farlo tuttora, per lui lavorarci e non visitarla per esempio da turista è il modo migliore per essere parte integrante di quella città.

Vediamo Davide con la maschera alzata sulla testa gironzolare nei paraggi e lasciamo andare Enrico a fare altre interviste e salutare suoi amici, musicisti di altri gruppi. Ci rimangono le sue parole di speranza e l’attesa del concerto, che aggiunge un’altra importante data al tour dei Tre Allegri Ragazzi Morti, un tour che sta toccando ogni parte d’Italia.

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