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  • Treehorn: Hearth

    Treehorn

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Giochi di parole

Leggendo il titolo di questo disco qualcuno potrebbe pensare a un errore di ortografia, quando invece si tratta di un sottile gioco lessicale che unisce “heart” a “earth”: la band cuneense, infatti, vuole raggiungere l’emotività di chi ascolta partendo da materia grezza che non è necessario raffinare.

La potenza dello stoner riesce ad accorparsi al più contenuto blues, dando vita ad antitesi che quadrano nonostante tutto; il post-hardcore emerge nei tratti più salienti e si apre come una valvola di sfogo per il disappunto e la collera.
Sulla sapienza nel gestire la sezione strumentale- in particolare la ritmica- si proietta l’ombra di una voce non completamente adatta ad esprimere la violenza d’impatto delle liriche.

Si mormora che dal vivo i Treehorn siano spigliati e assai coinvolgenti, quindi non limitatevi all’ascolto dell’LP e andate a testare personalmente (soprattutto se la nostra opinione non vi convince affatto).
Il trio può fare meglio e forse Moccia lo sa.

Pro

Contro

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