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Tremate! Tremate! L’evento metalcore è tornato!

Dopo il successo del Flame Fest, ecco un altro festival incentrato sul metalcore, sembre a Bologna, sempre all’Estragon. Anche questa volta si dividono il palco realtà mondiali fra le più acclamate e giovani promesse ancora emergenti. E pian piano anche i kidz italiani sono accontentati.

NEAERA
Per la serie “dicono che inizia alle 20, ma tanto fra tutto tarderanno sicuramente” riusciamo solo a sentire le ultime note della performance dei tedeschi Neaera. Debuttanti su Metal Blade con “The Rising Tide Of Oblivion”, il loro è un aggressivo connubio fra metalcore e death svedese. Su CD appaiono come nulla di nuovo, ma live si apprezzano molto di più, le chitarre hanno un suono evidente e carico, i musicisti sono caldi e immedesimati nell’ambiente, il singer ha ottime e versatili qualità vocali. Peccato davvero non esserseli visti per intero.

AGENTS OF MAN
New Jersey, anche loro al primo full length, “Count Your Blessings”, sotto Century Media. Bandana e canotta, muscoli, atteggiamento tamarro, attitudine di sfida, gambe divaricate, pose di affronto. La proposta è un metalcore di filone newyorkese alla Hatebreed, coinvolgente grazie ai numerosi breakdown e ad una solida base groove. Sembrano arrabbiati, lanciano anche messaggi contro Bush e incitano più volte il pubblico. Ma arrivati al ritornello, deviano sistematicamente in melodie pop, forzate, palesemente calcolate. No, non ci azzeccano per niente. Dove è tutta la rabbia di prima? Senza considerare la credibilità, tutto sommato è un buon live e la folla si rivela partecipe.

END OF DAYS
Salgono sullo stage cinque terrificanti metallari e si prevede una performance non tanto leggera. I tedeschi sono sotto Alveran Records, ed è uscito quest’anno il loro primo album vero e proprio, “Dedicated To The Extreme”. Bastano pochi secondi per rendersi conto che il genere non è uno commestibile a tutti, ma la precisione delle chitarre, la velocità assurda del batterista, la solida base di basso e la potenza del muscolosissimo singer lasciano di stucco i presenti. La presenza scenica è diretta appunto da quest’ultimo, che esalta con la sua grinta persino chi non digerisce questo brutale death-core, certamente più metal che hc. Dopo la prima manciata di canzoni una parte di spettatori è visibilmente frastornata, fatto sta che paiono davvero una band promettente, seppur magari sterile nel genere.

EVERGREEN TERRACE
Partiti dall’Indianola Records, approdano per il terzo CD (escludendo alcuni episodi intermedi quali un album di cover, split e un live) sotto Century Media. Quest’ultimo “Sincerity Is An Easy Disguise In This Business” costituisce una deviazione dal sound iniziale della band, che se cinque anni fa si avvicinava più ai Poison The Well, con spunti davvero belli e originali, nel 2005 è appieno parte della nuova ondata di band metalcore sin troppo simili tra loro.I cinque della Florida salgono sullo stage accompagnati dalle note di “Paradise City” (quella dei Guns N’ Roses, in playback) facendo sorridere il pubblico. Il brano si dissolve e per una manciata di secondi i nostri musicisti continuano con po’ di accordi. Ma ecco l’inizio della vera performance. Si parte con un vecchio brano, “No Donnie, These Men Are Nihilist”, per poi proporre qualcosa di nuovo, come ad esempio l’orecchiabile “New Friend Request”, “Give ‘Em the Sleeper”, la potente “Brave Reality” (già inedito in Writer’s Block, il CD di cover) o ancora “The Thunder”. Come previsto c’è un gran susseguirsi di singalong per le canzoni più recenti, per certi versi anche leggermente noiosi. Si nota subito che la maggior parte del pubblico si esalta soprattutto con i nuovi pezzi (purtroppo), dato che sicuramente questo gruppo ha avuto un maggiore successo per l’ultimo album (ancora purtroppo). Ma la band ha anche deciso di comprendere una saziante manciata di vecchi brani, come la fantastica “Burned Alive By Time” (l’ultra malinconico singalong finale, quello sì che è degno di nota) oppure “Dear Live Journal”, potente nonostante sia piuttosto melodica. Chicca finale, la cover di “Sunday Bloody Sunday” degli U2, cantata all’unisono dalla platea. La qualità di questo gruppo è appunto quella di far coincidere la melodia con la sofferenza, incastrandola perfettamente ai pezzi più duri, non perdendosi così nei soliti cliché. Proprio per le caratteristiche variegate del loro sound, risultano graditi da praticamente tutti i presenti, che si sono già scaldati con del sano mosh. La riproduzione live è fedele, il singer ha un buon contatto con la folla, fa più volte stage-diving, usa addirittura dei cavi sul soffitto (l’Estragon è molto basso) a mo’ di liana, il resto della band salta e si agita… Be’, si può dire ci hanno donato un live come si deve.
[PAGEBREAK] HEAVEN SHALL BURN
Agghiaccianti. Ancora dei tedeschi, ancora approdati sotto Century Media. Con varie esperienze discografiche alle spalle e una presenza scenica rinomata, tocca agli attesi Heaven Shall Burn. Considerati uno dei gruppi della scena che meglio è riuscito nel connubio fra metalcore catastrofico e death svedese, lo hanno dimostrato con due perle quali “Whatever It May Take”, capolavoro assoluto, devastante quanto affascinante, e l’ultimo “Antigone”, un insieme di brani maestosi e apocalittici fra i migliori della scena. Proprio questi due album saranno quelli che per lo più verranno eseguiti in questo concerto. Le urla abrasive di “Behind A Wall Of Silence” e l’avvincente “The Fire”, sono accompagnate da “No One Will Shed A Tear”, un brano estratto dallo split con i Caliban. Fra le canzoni più recenti, “Voice Of The Voiceless”, con i suoi bellissimi riff, o ancora la vigorosa “The Weapon They Fear” e “To Harvest The Storm”. Come non rimanere stregati da questo cataclisma, che riempie tutto il luogo, facendo intravedere il finimondo? I musicisti sono leggermente statici sulle loro posizioni, magari per la precisione richiesta di certi passaggi (tutto verrà riprodotto davvero fedelmente), ma non manca l’headbanging. Il singer invece si sfoga, fra bagni di folla, corse qua e là, espressioni rabbiose e urla dritte in faccia ai presenti, tornando poi magari a fare un sorrisino fra un brano e l’altro. La batteria è uno sterminio, il pubblico è in delirio, la violent dance raggiunge livelli tragici.Il set dei tedeschi è il più lungo della giornata, lo si nota anche da certa gente che inizia ad assumere espressioni rintronate, ma i superstiti hanno il sollievo stampato negli occhi. Certamente il set risulterà più¹ godibile a chi conosce già almeno in parte i pezzi della band. Il famigerato divario fra l’hardcore e il metal si è assottigliato nettamente in quest’oretta…

AS I LAY DYING
Headliner della serata i californiani As I Lay Dying, altrettanto desiderati, reduci verso giugno da un passaggio proprio qui, all’Estragon, per il Flame Fest. Nell’arco di un’estate la loro fama è cresciuta notevolmente grazie a un ottimo nuovo album e una buona promozione da parte della Metal Blade, il che si nota anche dalla rilevante schiera di fan presenti. Se “Frail Words Collapse” del 2003 è un agglomerato di brani rappresentativi per la scena in tutte le sue sfumature, nonostante non fossero una band in circolo da chissà quanto tempo, quest’ultimo “Shadows Are Security” non è altro che una conferma del potenziale dei cinque. Anch’essi suonano death svedese sposato al metalcore, magari nulla di originale, ma davvero ben fatto.Il set si apre con un nuovo pezzo, “Meaning In Tragedy”, e la massa inizia a scaldarsi. Per secondo troviamo “94 Hours”, brano dall’impulso assurdo, e vai col mosh! Fra i pezzi nuovi “Confined”, il primo singolo estratto (bellissimo il video!), e “Through Struggle”, il cui clip è di imminente uscita. Le piccole parti melodiche di queste ultime due canzoni, per carità azzeccatissime, coinvolgono i fan in piccoli cori, che possono poi tornare a scannarsi a tempo di breakdown sulle parti più furiose. Fra le vecchie canzoni: la disperazione di “Elegy” oppure la passionale e tesa “Undefined” e, finalone, l’attesa “Forever”, il pezzo più conosciuto.I cinque non sbagliano un colpo, riescono a sfogarsi restando precisissimi su ogni singola nota, l’affascinante singer ha una voce invidiabile e le ritmiche sono violentissime. I suoni sono potenti e tutto ha una buona resa live, gli spettatori sono calorosi. Si vede che questi ragazzi hanno un posto assegnato per il futuro. Un evento degno di nota, band modeste, fra le più significative del genere (davvero) in circolo e fan focosi. Il prezzo del biglietto (17€) era buono, il tempo a disposizione per gruppo era nemmeno di un’ora, ma bisogna considerare lo sforzo fisico che una performance del genere richiede. Presente anche il merchandising, talvolta con gli stessi componenti delle band dietro ai banchetti. Gli amanti del genere che si sono persi questo mini-festival, che inizino pure a mangiarsi le mani…

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