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  • Trey Gunn: Untune The Sky

    Trey Gunn

    Data di uscita: 19-01-2004

    Loudvision:
    Lettori:

Dai King Crimson alla carriera solista

Trey Gunn, guitar hero dal passato illustre, maestro indiscusso con le chitarre Warr – per chi non lo sapesse, una chitarra a dodici corde, le sei della chitarra classica e sei bass-strings, abbastanza simile a un Chapman Stick, è uno strumento ‘touchstyle’ creato esclusivamente per il ‘tapping’; il suono che si ottiene viene elettronicamente processato e pur non avendo il timbro di una chitarra ha l’indiscutibile feeling di uno strumento a corde -. Qui Mr. Gunn si unisce ad altri tre musicisti, il chitarrista Tony Geballe, il batterista Bob Muller e il bassista/chitarrista Joe Mendelson e dà vita a “Untune The Sky”, ovvero un album inter-genere tra i più raffinati usciti negli ultimi 5 anni: ambizioso quanto il titolo, concreto nei fatti e nell’impegno. Il risultato conseguito lo valutiamo ora insieme.
Apre “Sozzle” con una spirale di accordi e basso cadenzato, mentre effetti elettronici e chitarre lievemente distorte cominciano a ricamare in modo sempre più fitto la trama jazz acida che si è andata creando in crescendo d’intensità. La tensione sfuma in momenti soft, arpeggi rilassati, basso jazz e improvvisazioni soliste. Siamo di fronte ad un lavoro di altissimo livello sin dall’inizio: nel giro dei primi minuti si scoprono già improvvisazione, estro, elettronica, sperimentazione, distorsioni melodiche, batteria raffinata nelle sfumature e percussioni improvvisamente coinvolgenti, che ricordano a volte gli episodi più intensi dei primi Massive Attack, quando non disdegnavano inserire percussioni etniche e jungle, trascinanti e profonde. Il crescendo finale di “Sozzle” non vi lascerà dubbi sulla capacità eclettica di Trey Gunn nell’alzare ritmo e intensità a piacimento. Si sfuma in “The Glove”, dall’incipit molto soft, dove la riflessività si scontra con brevi accenni di ‘loop’ elettronici e di batteria mediterranea; parte poi il basso elettrico in modo sincopato, con un’accattivante triade di accordi che genera un incedere sicuro e dinamico, un tappeto solido dove la chitarra si lancia in assoli davvero artistici e sperimentali.[PAGEBREAK]La batteria sotto sotto lavora, “batte” e si sente. “Killing For London” comincia anch’essa a ritmo sincopato, ricordando quasi l’inizio di “Karmacoma” dei già citati Massive Attack. Ovvio che qui poi è tutto un altro discorso: le due chitarre che dialogano di assoli in sintonia contrappuntistica danno quel giusto senso di autenticità assente nella succitata band inglese che oggi dovrebbe chiamarsi “3-D and his drum machine”. Fanno il loro ingresso voci femminili, notabili più che altro per la pulizia del timbro e per lo stile che ben si accorda nel contesto. Momento intimista/acustico “Take This Wish”, che apre con suoni armonici e una voce femminile che, seppur effettata, appare spettacolare nella sua limpidezza. Versi in italiano scivolano per poi lasciare ad accordi ed assoli continuare a dipingere con grande senso dell’arte l’intero quadro intenso e appagante. Altri episodi da elencare sono “Rune Song” dal respiro ampio e dall’eccellente armonia: di questa si sottolineano anche la geometria di assoli ed il tapping favoloso, il tutto nella consueta cornice di ritmica solida e trascinante. “Arrakis” è invece molto sfumata nell’ambience di superficie, ma vi ritroverete ben presto a capire che la canzone è mobile e interessante soprattutto nello strato ritimico, meno immediato, ricamato da fitte e battenti percussioni. Tra le conclusive vi segnalo “The Gift”, ascoltatela accuratamente e scopritela. Una vera gemma.
Jazz, elettronica/ambience, rock, sperimentazione, musica d’autore (che manda a casa anche i vari – seppur buoni – Craig Armstrong mostrando come la tecnica superiore e autentica possa anche ben veicolare emozioni intense), e un bonus dvd con performance live, interviste, video. Non vi basta? Strumentazione ricchissima, intricata e tersa trama compositiva, interessante per qualunque palato fine. Un piccolo capolavoro.

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