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  • Tricky: False Idols

    Tricky

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Riscoprirsi

Tricky non è mai stato un personaggio vivace e colorato (pessimo gioco di parole) e ce ne eravamo accorti già dalla sua carriera in compagnia dei Massive Attack.

Il suo debutto del ’95, “Maxinquaye”, gli è servito per trarre nuove ispirazioni da ciò che lo circonda e per rielaborare accostamenti armonici che generi diversi avevano partorito: chitarre irascibili, vocalità morbide e profonde, gocce di jazz che si confondono con il trip hop. Tricky è sicuramente tornato sui propri passi per compiere un salto in avanti, riuscendo ad essere contemporaneamente ispirazione per sé e per gli altri.
Gli ospiti Nneka, Peter Silberman e Francesca Belmonte abbelliscono un disco ben fatto, misterioso e cupo come la pece.

Nonostante i temi affrontati dall’artista non siano di facile lettura- si va dai legami amorosi infranti alle amicizie spezzate, dall’abuso di droghe al perdersi in sé stessi-, l’album risulta chiaro e diretto, a suo modo semplice nella fattura, ma non per tale motivo banale.
“If I Only Knew” è forse la punta di diamante per quanto riguarda l’ombra con cui Tricky avvolge le quindici tracce, mentre “Somebody’s Sins” provoca con la linea “Jesus died for someone’s sins, but not mine”.
Da ascoltare.

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Contro

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