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Trieste FIlm Festival 2009: Metal and darkness over all

Al calar della notte, illuminati solo dalla luna e dal fuoco del Sabbat consumano atti indicibili bevendo sangue. Di nero dipinti, hanno croci capovolte e inneggiano all’Oscuro Signore del male.
Demoni?
No, metallari!

Al Trieste Film Festival uno spaccato di vita alternativa, che coinvolge non solo il mondo del metal dalla sua produzione alla vita sul campo ma anche il poco conosciuto mondo del goth.
Silenzio di tomba!
Che il Sabbat abbia inizio…

C’era una volta in un paesino tedesco, tra verdi pascoli e poche casette, un ragazzino con la passione per l’heavy metal.
E oggi in quel paesino tedesco, Donzorf per la precisione, tra i verdi pascoli e poche case, un uomo con la passione per l’heavy metal ha posto la sede del suo impero: benvenuti alla Nuclear Blast!

Nel documentario “Heavy Metal Auf Dem Lande” (2006) viene tracciato il percorso della nascita di questa importantissima etichetta discografica, spiegando come col tempo sia entrata, superando molti pregiudizi, nel tessuto sociale dell’intero paesino.
A narrarci la storia, il proprietario Markus Staiger, due simpatici ragazzotti dal lungo crine biondo, le dipendenti del settore spedizioni e la gente del villaggio.
Ed è proprio da queste persone, comuni ed estranee al mondo del metal, che si captano dicerie al limite tra l’ironico e il ridicolo e si riesce a capire come sia possibile, grazie al tempo e alla tolleranza, una metabolizzazione da parte della comunità.
Vite intrecciate tra il quotidiano e musica assordante, tra t-shirt e teschi, tra campagna e musica, danno corpo e vita ad un mercato che dalla sua nicchia ha invaso gli orizzonti mondiali; i sentimenti delle persone coinvolte sono contrastanti, c’è chi dopo anni di caos cerca un equilibrio interno e chi invece ne reclama ancora ed ancora, pur non abbandonando luoghi ameni e a volte troppo distanti dal ritmo frenetico delle metropoli.

Ma se il metal per alcuni è vita, per altri rappresenta solo una breve parentesi all’interno di un anno, come viene sagacemente illustrato nel documentario “Full Metal Village” (2006) ove tra mucche… rettifico, vitelli e sigarette la vita trascorre placidamente anche durante uno dei più importanti eventi europei del settore, il Wacken Open Air.
Se vi aspettate un documentario fatto da clip brutali di vita da campeggio all’insegna dello sbando, andate a prendervi da bere!

Nella pellicola sono infatti presenti non più di cinque minuti di delirio, scanditi dalla voce di Mille e dei suoi Kreator, dopodichè silenzio.
“Full Metal Village” è uno spaccato di vita agreste e, come è giusto che sia, le vite dei narratori sono regolate da sigarette, mungiture, torte e tanta pace; la regista Sung-Hyung Cho ha voluto indagare nella matrice di questo microcosmo per comprendere come due realtà apparentemente opposte possano convivere nello stesso momento, senza scontri ma al pieno di un’integrazione perfetta e ben calcolata.
Dallo sguardo interlocutorio di un vitello, di fronte al cameraman, alle dicerie sui metallari e sulla gente che si riunisce per la tre giorni di concerto, si comprende come le voci non avranno fine e traspare, dalle persone di questo paese, un meraviglioso messaggio di tolleranza e incantevoli nozioni sull’arte dell’allevamento bovino.

Messaggio, quello di accoglienza, a tratti oscurato dalle parole ostili dei cittadini di Bolkow, che a quanto pare devono sopportare lo spregevole raduno di dark e goth in occasione del Castle Party.
Costola staccatasi dal più imponente Wave Gothic Treffen Festival di Lipsia, il Castel Party prende vita nella notturna e misteriosa atmosfera di un castello diroccato tra danze in maschera e look alieni.
Castle Party 2006” di Arthur Schmidts vuole appunto indagare questo evento, evidenziando come da una parte vi sia la voglia di trasgressione e di appartenere ad un popolo ramingo senza leggi mentre dall’altra vi siano voci d’opposizione, rigide e cruente che non hanno intenzione di comprendere e di tollerare un mondo così diverso dal loro.
Per fortuna non tutto è così netto e definito: grazie ad alcune persone uno spiraglio di dialogo e coesione è presente, una fiamma che cerca di far capire come il diverso non corrisponda al corrotto e come, sotto sotto, il diverso sia unicamente un altro colore della normalità.

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