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Trieste Film Festival 2009: Techno e hip-hop dalla Germania

Al Trieste Film Festival ’09 è stata presentata la nuova sezione “Wall Of Sound“, una serie di proiezioni dedicate alla musica.
Un percorso fatto di documentari che permettono allo spettatore di conoscere generi estremi o popolari, andando a scoprirne i legami con la storia e portandone alla luce le origini sociali.
Un esempio brillante è dato dall’evoluzione di due subculture, quella techno e quella hip-hop, nate contemporaneamente in un periodo complesso che le ha viste inglobare la storia ed evolversi.

Erano i primi anni ottanta quando la Germania, seppur nel timore di censura, ardeva silente nei club o nelle strade.
La sottocultura musicale in quegli anni non era un vezzo, ma un vero e proprio scheletro per poter reggere pulsioni, esigenze e libertà che il regime storico tendeva a reprimere, o per lo meno occultare.
Nei club, più simili a cantine diroccate o a piccoli spazi criptati da mattoni e polvere, andavano a formarsi i primi bit della techno, mentre nelle strade della Germania dell’Est i giovani ballavano break dance, in emulazione della cultura americana con cui potevano venire a contatto attraverso pochi spot e film.

I primi passi della techno, della sua manifestazione sonora e corporale, sono ben illustrati in un documentario, a tratti ostico, dal titolo “We Call It Techno” (2008) che si incarica di rintracciare negli archivi e nelle vite di chi ha fondato il movimento, o che vi ha fatto parte, filmati e testimonianze di come il tutto sia nato e si sia in seguito articolato; gente che ha oramai abbandonato la scena e gente che continua in questa missione, chiarendo bene come ante-caduta questa musica fosse un magma di tendenze, a cui il tempo non permetteva di rendersi ancora autonome.
Inoltre viene documentato l’avvento della prima “Love Parade” (Luglio 1989) che vide solo un centinaio di persone per strada a ballare e a liberarsi, per quanto fosse possibile, dell’oppressione mentale e fisica: una parata dal sapore di amore, libertà ed alienazione.

Dalla tv al cinema, l’America, seppur vista con molta ostilità in quanto elemento alieno alla cultura tedesca, entrava prepotente nelle vite dei giovani, che non riuscivano più a sostenere il progressivo declino culturale, quei giovani che volevano evadere, andando ad imparare passi articolati e piccole scenografie, per potersi “scontrare” nelle strade e in seguito in piccoli centri giovanili; tema questo illustrato nell’esaltante documentario “Here We Come” (2006), che tra tute fatte a mano, per imitare i marchi più famosi, e continui discussioni tra gli enti politici della censura, testimonia come ideali tramandati da oltre oceano potessero far parte di questo popolo.

L’aria era sovrasatura di tensione, la gente era stanca, i popoli erano snervati, il popolo tedesco voleva riunirsi: era la sera del 9 Novempre 1989.
Prima fu l’apertura dei checkpoint a dar una nuova anima e coscienza alla gente, poi fu il rumore dei martelli a far crollare quel muro, quel simbolo, quel nodo al collo per le persone che volevano cambiare e che volevano raggiungere i propri sogni.
Un fiume di persone, di sentimenti, di lacrime, di gioia e rabbia era esondato in Germania, stato che finalmente poteva battere con un unico cuore.

Ma nell’estasi del momento cosa successe alle due subculture?
L’influenza di un evento così forte si ripercosse geneticamente sui due movimenti.
La techno come una fenice risorse dalle macerie brillando con riflessi neon e lasciando scintille ad ogni battito di ali, scintille che andarono a dare l’indipendenza ai diversi generi che si erano timidamente delineati all’inizio, come la trance, l’acid house, l’E.B.M. creando vortici di discussioni, tra i puristi e le nuove leve, e portò sempre più persone a ballare dietro ai carri della Love Parade, fenomeno di espansione e massificazione dei suoni e dei principi.
Sorte simile anche per l’hiphop, che a piccoli e timidi passi incontrò i suoi idoli, sviluppando poi strutture dove le persone potevano essere affiancate da chi aveva vissuto e viveva i medesimi sogni, eliminando quel senso di solitudine e paura iniziale che rendeva meno fluidi i movimenti.

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