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Melting Pot

Tristeza Orange è sostanzialmente Antonis Tsagaris, un artista poliedrico nel campo della musica.
Prima di arrivare all’EP, infatti, ha scritto per il teatro, per un videogioco ed ha collaborato ad un progetto jazz con il gruppo Electric Sound Continuum.

“Monochrome”, dunque, non può che essere l’ulteriore dimostrazione di quanto sia papabile spaziare da un genere all’altro nell’arco di nemmeno tredici minuti.

Il sottofondo sembra costantemente disturbato dalle chitarre, spezzate tra distorsioni e riff stridenti; i potenti synth, invece, generano atmosfere perlopiù cupe e noir, evocatrici di immagini appestate dal fumo di sigarette. Gli occhi allora si fanno ciechi: non rimane che prestare orecchio alle stranezze di qualcuno che probabilmente sa cosa voglia dire comporre.

Lo ammettiamo: non avremmo mai pensato che ascoltare quattro tracce sarebbe stato più complesso che decifrare il codice enigma.
Ammettiamo anche di avere una notevole propensione per le iperboli, tuttavia il senso è che questo “marasma sonoro” è arduo da comprendere a prima vista- pardon, a primo udito.
“The Zebra” è l’unico pezzo un po’ movimentato, fortunatamente; non che con tale definizione l’EP divenga automaticamente pop, ma almeno i più disperati avranno un’àncora a cui aggrapparsi, onde evitare spiacevoli naufragi.

Pro

Contro

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