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  • Trivium: Ascendancy

    Trivium

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Metalcore di derivazione thrash

Ormai siamo ad un punto di rottura. Ma che senso ha continuare? Pensare che la gente sia totalmente imbecille? È chiaro che con l’aria che tira, molto presto Major varie alla scoperta della celeberrima gallina che cagava oro, troveranno nuove uova da vendere. E finalmente verrà l’agognata fine di questa stramaledetta ‘New Wave Of American Heavy Metal’. Oramai sembra che il processo di trasfigurazione sia completato. Secondo l’ultimo censimento ufficiale americano, ogni uomo sotto i 30 anni, dotato di tatuaggi e attitudine hardcore, ha cambiato cittadinanza (acquisendo quella svedese) e si è fatto crescere i capelli. Le etichette underground, un po’ spaesate dall’evento, hanno chiuso un occhio e sono andate avanti. Le Major li hanno invece spalancati e hanno colto la palla al balzo. Per fortuna che formazioni degne di questo nome dall’altra parte dell’Oceano esistono ancora. Qui è quando si parla di Unearth, Darkest Hour e Bleeding Through.
Ora io invece devo parlarvi di questo disco ma di cose da dire non ce ne sono molte: sono giovani, fin troppo giovani, suonano quello che suonano tutti (ma proprio tutti) da 3-4 anni a questa parte, e la pretesa di risultare originali o convincenti è francamente ridicola. Voglio dire: “The Art Of Balance” questi non lo hanno mai sentito? E dire che gli Shadows Fall non mi fanno di certo impazzire, ma qui non c’è comunque gara. Undici brani (più intro) noiosi e piatti come una modella anoressica. Questi Trivium, forse perdonabili al disco d’esordio, oramai non hanno più molte giustificazioni per quello che è un disco francamente da dimenticare. Che dire in definitiva? Se vi piacciono i cloni dei cloni e le produzioni ultra-mega-pompate-plasticose, questo è il disco che fa per voi. Altrimenti cambiate aria.

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