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  • Trolls World Tour

    Diretto da David P. Smith

    Data di uscita: 10-04-2020

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Saltata la distribuzione nelle sale, “Trolls World Tour” è uno dei grandi titoli della stagione ad aver ripiegato sulle piattaforme di distribuzione digitale (dal 10 aprile 2020 in tutto il mondo). Sequel del film del 2016 “Trolls“, nominato all’Oscar e vincitore del Grammy per la hit di Justin Timberlake “Can’t Stop the Feeling!“, ne riprende le fila della storia e ne espande l’universo. Justin Timberlake ha prodotto le canzoni del primo film con gli svedesi Max Martin e Shellback. In questo sequel torna a collaborare con Martin, con l’aggiunta della cantautrice Sarah Aarons e il compositore premio Oscar Ludwig Göransson.

In “Trolls World Tour” scopriamo che oltre al regno della musica pop esistono altri regni votati a cinque diversi generi musicali: la musica techno, la musica classica, la musica country, il funk e il rock. I sei regni erano legati da un’origine comune, ma a causa dell’avidità di alcuni, lo spirito della musica si è diviso in sei generi, rappresentati da sei corde. Adesso è il Regno del rock a voler riunificare i sei regni, con intenti però omologanti e con una certa violenza.

La storia offre il destro al discorso sull’accettazione delle diversità e sull’orgoglio delle proprie origini, proponendo tentativi di armonia e stigmatizzandone gli estremismi (soprattutto quelli inconsapevoli). Lodevole la moderazione con cui la protagonista Poppy, “buona”, è resa come non completamente innocente, e l’antagonista Barb, “cattiva”, è invece persino ragionevole. A fare da sponda agli eccessi dell’antagonista c’è il padre malato, con la voce di Ozzy Osbourne; una comparsata insospettabilmente raffinata. Il cast vocale è una lista interminabile di star della musica capitanate da Anna Kendrick e Justin Timberlake. Nella versione italiana non tornano le voci del primo film, Elisa e Alessio Bernabei dei Dear Jack. A sostituirle, Francesca Michielin e Stash dei The Kolors, con Elodie per l’antagonista Barb e Sergio Sylvestre per il mini-rapper Tiny Diamond.

La varietà musicale non è davvero l’obiettivo di questo film, che per il grosso della sua colonna sonora rimane comunque ancorato al pop: la varietà viene indicata ma non viene davvero esplorata. I tanti nuovi elementi sul piatto sono però dosati con precisione e ognuno ha il suo minuto di luce. Alla techno è riservata l’introduzione del film; alla musica classica una sola scena e il simpatico monologo di Penny Flautina; la country è la fiera dello stereotipo; il funk serve al flashback rivelatore. Il “tour” di conquista del rock invece riesce a dare la sensazione della carovana, a guidare lo svolgimento della storia e connettere le varie sottotrame.

Nonostante la sua caratteristica di maggior presa sia indubbiamente la musica, l’eccellenza in questo film, come nel precedente, è nelle immagini. Il mondo dei Trolls è ricreato interamente simulando tessuti e merletti macramé (persino l’acqua, le piante, la sabbia, i terreni). Per gli artisti del film è l’occasione di invenzioni grafiche sorprendenti, a getto continuo. Ogni tappa del viaggio ha la sua identità scenografica e la sua originalità. Allo stesso tempo è costellata di riferimenti familiari: il glitter del pop, le pezze di denim del rock, i vinili del funk, i led della techno, l’ambientazione western per la country, i cieli paradisiaci per la classica. Ogni fotogramma è una folle composizione di elementi e colori. Questo film è un trip.

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Contro

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